Le rinnovabili hanno guidato la crescita dell’offerta globale, ma gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione da carbone del 13%

L’approfondimento di KPMG sulla Statistical Review of World Energy 2026, pubblicato lo scorso 29 luglio, non offre una buona notizia semplice. Secondo l’Energy Institute, l’offerta totale di energia è aumentata dell’1,7% nel 2026. Tutte le principali fonti energetiche hanno raggiunto livelli record per il secondo anno consecutivo. E per la prima volta fuori da un periodo di recessione, le rinnovabili sono state il principale contributore alla crescita dell’offerta. Il solare da solo ha rappresentato il 71% di quell’incremento. Peccato che nello stesso anno gli Stati Uniti abbiano aumentato la produzione elettrica da carbone del 13%.

Sempre secondo l’Energy Institute, le emissioni statunitensi sono aumentate del 3,2%, spinte da quell’incremento del carbone. In termini assoluti, la crescita è stata quattro volte superiore a quella registrata dalla Cina. Nel frattempo la generazione elettrica da fonte solare è cresciuta del 30% a livello mondiale e la capacità delle batterie ha segnato un +66%. Anche la produzione petrolifera nelle Americhe è cresciuta del 5,1%, contribuendo ad attenuare gli impatti del conflitto in Medio Oriente. Il paradosso è tutto qui: il solare avanza più veloce che mai, e il carbone americano risponde.

Non è la prima volta che le rinnovabili guidano la crescita dell’offerta: era già accaduto durante le recessioni, quando la domanda crollava e i fossili arretravano da soli. La novità del 2026 è che accade con l’economia in movimento. È la differenza tra vincere una gara e vincere perché gli altri si sono ritirati.

Da BP all’Energy Institute: la strana sorte dei numeri

Se i numeri sono così contraddittori, vale la pena chiedersi chi li tiene. Il Statistical Review of World Energy, curato e pubblicato da BP dal 1952 al 2023, dal 2023 è passato sotto la custodia dell’Energy Institute. KPMG è partner ufficiale dal passaggio di consegne. E nel 2026 Ember, che pubblica una propria rassegna concorrente, è diventato co-autore dello Statistical Review. Cambiano i custodi dei numeri mentre il petrolio americano cresce. La governance dei dati si allarga; le soglie storiche, quelle no: il 2025 aveva già superato ogni record.

600 exajoule e 86,2%: la transizione è appena iniziata

Dietro i record del 2025 e le accelerazioni del 2026 c’è un cambio di sistema, non solo di classifiche. Nel 2025 la fornitura globale di energia ha toccato un record assoluto di oltre 600 exajoule, per la prima volta nella storia. Nello stesso anno i combustibili fossili hanno soddisfatto un minimo record dell’86,2% della fornitura energetica globale. Le due cifre vanno lette insieme: mai così tanta energia, mai così tanta energia ancora fossile. Un record e un minimo storico, insieme.

Il dato di fondo, confermato anche da Ember, è che le rinnovabili sono state la principale fonte di crescita dell’offerta totale per la prima volta al di fuori di una recessione. Il solare rappresenta il 71% di questa crescita. La capacità delle batterie è aumentata del 66%. Sono numeri che raccontano una transizione in corso. Ma per un’azienda che firma un contratto di fornitura o per una famiglia che guarda la bolletta, l’86,2% fossile significa che la dipendenza strutturale non è alle spalle.

Il nodo vero è la domanda. La transizione non si misura solo in quote: si misura in volumi assoluti. Il record di oltre 600 exajoule del 2025 dice che la torta cresce, e che le rinnovabili devono correre più in fretta solo per non perdere terreno. La domanda cresce, l’offerta rinnovabile pure, ma la quota fossile scende solo di pochi decimali. Con quali risorse e con che tempi, è la domanda che i numeri non chiudono. Resta aperto il conto più duro: se la domanda globale continua a salire, la crescita delle rinnovabili basterà a spezzare la dipendenza fossile?

La transizione non è una linea retta. Il 2026 lascia aperti due fronti: la domanda globale record e il ritorno del carbone americano. La vera incognita è se il solare e le batterie correranno abbastanza da non far riaprire la porta ai fossili. I segnali ci sono. I numeri anche. Ma tra un record e l’altro la dipendenza resta.