La produzione cinese supera la domanda interna del 20% e le esportazioni raddoppiano, ridefinendo gli equilibri del settore
Il mercato globale dell’auto si restringe, ma l’elettrico accelera. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite globali di auto sono calate di circa il 5% su base annua, eppure nel secondo trimestre le vendite di auto elettriche sono rimbalzate del 35% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, toccando livelli record in 50 paesi. È il quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia pubblicate nelle settimane scorse. La transizione non sta semplicemente sostituendo il mercato: lo sta spaccando in due, e la faglia passa sempre più da Pechino.
Il paradosso: l’elettrico vola, il mercato affonda
Il dato più interessante non è la crescita in sé, ma la sua distribuzione geografica. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le auto elettriche dovrebbero raggiungere il 29% delle vendite totali mondiali entro la fine del 2026; e in Australia, Brasile, India, Corea e Vietnam le vendite sono circa raddoppiate tra marzo e giugno rispetto allo stesso periodo del 2025. Non è più una storia limitata all’Europa o alla Cina: il fenomeno si allarga a mercati che fino a poco tempo fa erano considerati marginali per la mobilità elettrica.
Il confronto con il 2025 rende il quadro più chiaro. L’anno scorso le vendite globali di auto elettriche sono cresciute del 20%, superando i 20 milioni di unità e rappresentando un quarto di tutte le nuove auto vendute. Un quarto del mercato mondiale che si muove in direzione opposta rispetto al totale: mentre l’insieme arretra, l’elettrico guadagna spazio a doppia cifra. Se il totale cala e l’elettrico cresce, qualcuno sta perdendo quote. E i numeri sulla produzione indicano con chiarezza chi sia a vincere.
La Cina produce 16 milioni, il mondo compra
I vincitori e i vinti si leggono nei numeri della capacità produttiva. Nel 2025 la produzione cinese di auto elettriche ha raggiunto 16 milioni di unità, superando la domanda interna del 20%. In altre parole, Pechino produce più di quanto il proprio mercato riesca ad assorbire, e la differenza finisce all’estero. Le esportazioni cinesi di auto elettriche sono raddoppiate nel 2025, toccando un record di oltre 2,5 milioni di unità.
L’effetto sulla geografia del mercato è visibile e misurabile. I marchi cinesi economici hanno trainato le vendite in America Latina, Sud-est asiatico ed Europa, arrivando fino all’85% di quota di mercato in alcuni paesi lo scorso anno. Non è una questione di nicchia: in quei mercati l’auto elettrica accessibile è, di fatto, un’auto cinese. Il che pone una domanda scomoda: questa dipendenza è una scelta di mercato o una necessità dettata dalla crisi energetica che si sta aprendo?
Hormuz accelera, ma la domanda resta
Se il mercato premia la Cina, la crisi dello Stretto di Hormuz aggiunge un argomento che nessun governo può permettersi di ignorare. Alla fine di luglio l’Agenzia internazionale dell’energia ha osservato che la crisi di Hormuz ha rafforzato il caso per i veicoli elettrici come soluzione ai problemi di sicurezza energetica e ai costi del carburante. L’elettrico diventa così una scelta strategica, non soltanto commerciale. Ma se la risposta alla crisi energetica passa dalla produzione cinese, qualcuno dovrà prima o poi chiedersi a che prezzo.
Ora la domanda non è più se l’elettrico vincerà. Ha già vinto, almeno nei numeri del 2025 e dei primi mesi del 2026. La domanda è chi pagherà il conto di questa vittoria: i consumatori occidentali, le case automobilistiche europee, o una politica industriale che in molti paesi è ancora assente. Il 29% di quota previsto per fine anno non è una promessa da inseguire, è un esito già in rotta. E come tutti gli esiti, porta con sé vincitori, vinti e un conto da saldare.




