L’operazione da 260 MW a Tuscania si aggiunge a un portafoglio BESS che supera i 2,8 GW complessivi

Lo scorso 17 luglio Sonnedix ha annunciato l’acquisizione di un portafoglio BESS da 260 MW a Tuscania, composto da due progetti indipendenti. Ma il numero che spiega la strategia è un altro: un impianto da 18 MW/4H situato in Sicilia, il primo accumulo a batteria che l’azienda sta costruendo in Italia, accanto a un fotovoltaico da 70 MW. Sembra piccolo. Non lo è.

I due fatti, letti insieme, raccontano come l’accumulo italiano stia passando dal quanto al come. La capacità installata e i gigawatt di portafoglio sono già una questione di scala. La durata di scarica, la co-locazione e la taglia dei singoli impianti stanno diventando il vero campo di battaglia.

18 MW per 4 ore: il banco di prova siciliano

Il progetto siciliano non è un prototipo: 18 megawatt per quattro ore equivalgono a 72 megawattora di energia scaricabile. È il primo BESS di Sonnedix in Italia e nasce co-localizzato con un impianto fotovoltaico da 70 MW attualmente in costruzione. La co-locazione non è un dettaglio: significa che l’accumulo sorge accanto a una fonte rinnovabile con una curva di produzione ben definita, quella solare.

La durata di quattro ore è una scelta dimensionale precisa. Non serve a coprire lunghe interruzioni, ma a spostare energia in una finestra determinata, tipicamente quella in cui il fotovoltaico riduce la produzione e la domanda resta alta. La differenza rispetto a un sistema da sei ore è concreta: si misura nella quantità di energia che l’impianto può restituire in una singola sequenza di scarica. Quattro ore sono meno di sei. E il progetto siciliano è per Sonnedix un banco di prova su scala reale, dove la durata scelta dipende dalla produzione dell’impianto fotovoltaico adiacente, non solo dalla capacità nominale.

Da Tuscania ai 2,8 GW: la scala conta

L’acquisizione di Tuscania aggiunge 260 MW in due progetti stand-alone e porta il portafoglio BESS complessivo di Sonnedix a circa 2,8 GW. A vendere è Sphera Energy, sviluppatore italiano che ha accumulato un track record di oltre 900 MW di progetti autorizzati su una pipeline complessiva di 2 GW in sviluppo. La mossa arriva dopo un’altra operazione: a marzo 2026 Sonnedix aveva rilevato il portafoglio Akira da 194 MW, superando 1 GW di capacità operativa in Italia e mettendo l’azienda in linea con l’obiettivo di 2 GW entro la fine del 2028.

La progressione quantitativa è chiara: sei impianti fotovoltaici con PPA di lungo termine a marzo, due batterie indipendenti a luglio. Ma il dato più impressionante non è nel comunicato Sonnedix. Nel primo trimestre del 2026, secondo i dati pubblicati da Mercom Capital, sono stati acquisiti progetti di stoccaggio energetico per 7,2 GW, con un aumento del 227% rispetto ai 2,2 GW dello stesso periodo del 2025. La corsa non è solo di chi sviluppa: è anche di chi compra.

La concorrenza alza la posta: 6 ore e un trimestre da 7,2 GW

La crescita del 227% non è un caso: riflette una competizione che si sta spostando anche sulla durata delle batterie. Pacific Green ha rilevato da Sphera Energy un portafoglio di 500 MW di BESS in Italia con durata fino a sei ore, come riportato da Energy Storage News. Sphera, da parte sua, non è nuova a queste cessioni: aveva già venduto un portafoglio da 500 MW/2.800 MWh a Pacific Green nel 2023. Mahael Fedele, partner e CEO di Sphera Energy, ha ricordato che la società è stata tra le prime piattaforme italiane interamente dedicate allo sviluppo di batterie su scala utility, lanciata dodici mesi fa.

Qui emerge il trade-off. Da un lato c’è chi, come Sonnedix, parte da un impianto da quattro ore co-localizzato con il fotovoltaico e fa leva sull’integrazione con gli asset esistenti. Dall’altro c’è chi, come Pacific Green, punta su portafogli da sei ore, più flessibili sui mercati dei servizi di rete e dell’arbitraggio, ma con tempi e costi di costruzione differenti. Per chi installa o gestisce impianti in Italia, durata e scala non sono più variabili secondarie: sono fattori competitivi.

Resta una domanda aperta: la co-locazione da quattro ore in Sicilia basterà quando i competitor offrono sei ore? La risposta arriverà dai primi cicli operativi del BESS siciliano, quando i dati reali su disponibilità, degradazione e ricavi diranno se la scelta di Sonnedix è prudenza o vantaggio tecnico.

Per chi installa o gestisce impianti in Italia, il mercato ha già scelto l’accumulo come strategico. Ora la partita si sposta sul dettaglio che decide la redditività: durata di scarica, co-locazione e scala. I 18 MW siciliani e i 260 MW di Tuscania sono due facce della stessa scommessa.