L’intesa da 5 GWh punta a diversificare l’approvvigionamento energetico europeo con una chimica che riduce la dipendenza dal litio
A circa sei settimane dall’annuncio del 16 luglio, il dettaglio che conta non è la firma tra CATL e Alfen: è che il sistema Tener Sodium di CATL è compatibile con gli impianti LFP già esistenti. Chi installa oggi un sistema di accumulo può scegliere una chimica diversa senza cambiare architettura. La collaborazione, resa nota il 16 luglio, prevede l’implementazione di 5 GWh di sistemi di accumulo a batterie agli ioni di sodio in tutta Europa.
Il differenziale di costo che spiega la scelta
Per capire perché il sodio diventi un’opzione industriale proprio adesso bisogna guardare ai numeri. Secondo CATL, la compatibilità del sistema Tener Sodium con i sistemi LFP offre ad Alfen maggiore flessibilità nella scelta delle chimiche e riduce l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi del litio. Non è un dettaglio minore: in un impianto di accumulo, la chimica della cella condiziona densità energetica, volatilità dei costi e ciclo di vita. Poter sostituire le celle senza rivedere i sistemi di conversione e controllo significa abbassare il costo di cambiare idea.
Sul fronte dei costi, CATL prevede che il nuovo contratto segni una fase iniziale di produzione di massa per la tecnologia agli ioni di sodio e che la chimica si avvicini a un potenziale vantaggio di costo del 30-40% rispetto alle batterie LFP. Nel frattempo, i prezzi delle celle LFP da 314 Ah sono aumentati di circa il 20% negli ultimi sei mesi, spinti da un’offerta di litio più stretta e da una domanda in crescita. Questo è il passaggio che spiega la mossa: il sodio non dipende dal litio, e proprio mentre il litio torna a salire, il differenziale di costo potenziale diventa concreto.
La corsa europea al sodio: chi c’era, chi è fallito, chi riparte
Il sodio non è una scommessa solitaria. In Europa la tecnologia ha già bruciato capitali e promesse. Northvolt, in collaborazione con la svedese Altris, aveva presentato già nel novembre 2023 una cella sodio-ione da 160 Wh/kg per lo stoccaggio energetico: una densità energetica che, per una chimica al sodio, rappresentava un passo avanti. Ma la storia è nota: nel marzo 2025 è arrivata la procedura di fallimento in Svezia. Il crollo di Northvolt ha ricordato quanto sia costoso portare una chimica da laboratorio a scala industriale.
Dall’altra parte c’è la francese Tiamat, che all’inizio del 2024 ha raccolto 30 milioni di euro in un terzo round di finanziamento per una fabbrica che dovrebbe raggiungere 5 GWh di capacità produttiva annuale nel 2029. La differenza con l’accordo Alfen-CATL è nell’orizzonte temporale: Tiamat parla di capacità piena fra cinque anni, mentre Alfen e CATL hanno già un volume contrattuale da implementare. Il contrasto è istruttivo: il sodio in Europa non manca di idee, ma di catene produttive che reggano il confronto con i fornitori asiatici.
Cosa cambia per Alfen e per chi compra i sistemi
Per Alfen la partnership non nasce dal nulla: l’accordo di fornitura con CATL risale al 2023 ed è stato ampliato nel 2024 per sostenere la domanda europea di accumulo. Il passaggio al sodio è un tentativo di diversificare senza stravolgere. Michael Colijn, CEO di Alfen, descrive la tecnologia agli ioni di sodio come “il prossimo passo” nel modo di pensare l’accumulo di energia: più diversificato, resiliente e costruito per dove sta andando il mercato. Tan Libin, Chief Customer Officer di CATL, sottolinea che le batterie agli ioni di sodio portano vantaggi di sicurezza e sostenibilità del ciclo di vita, con “valore unico” per i clienti europei.
Ma i numeri vanno letti con onestà. 5 GWh sono una partita reale, non un progetto pilota, ma CATL stessa definisce questa fase come l’avvio della produzione di massa, non il suo punto di arrivo. Il vantaggio di costo del 30-40% è una proiezione, non un listino prezzi. Chi compra oggi un sistema di accumulo al sodio ottiene flessibilità di chimica e minore esposizione al litio; accetta anche di muoversi in una fase in cui i volumi sono ancora in rampa e la catena di fornitura non ha la maturità delle LFP.
Il sodio non spodesterà domani le LFP, ma il differenziale di costo e la compatibilità di sistema rendono la mossa Alfen-CATL un indicatore anticipato per l’intero settore dell’accumulo. La tecnologia non è più una promessa da laboratorio: è un contratto con volumi, date e un chiaro vantaggio economico potenziale. Il resto, come sempre in questo settore, lo deciderà la scala.




