Il regime olandese finanzia fino a 400 megawatt di elettrolisi con gare competitive e aiuti decennali
Un direttore di stabilimento chimico olandese non guarda le dichiarazioni di Bruxelles: guarda il foglio Excel in cui il costo dell’idrogeno verde è ancora troppo alto rispetto al gas. La decisione dello scorso 6 agosto aggiunge una riga a quel foglio: 780 milioni di euro, ma con regole precise. La Commissione europea ha approvato un regime di aiuti di Stato olandese da 780 milioni di euro per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile.
L’approvazione è arrivata nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework, il quadro per gli aiuti di Stato noto con l’acronimo CISAF. Per capire se quella riga cambia davvero i conti, servono i numeri esatti dell’approvazione.
780 milioni, 400 megawatt: i numeri dietro la riga del foglio Excel
Secondo le stime dei Paesi Bassi, circa 400 megawatt di capacità di elettrolisi saranno costruiti con gli aiuti del regime. Sempre secondo l’Aia, il regime incentiverà la produzione di fino a 40 chilotoni di idrogeno rinnovabile all’anno, con una riduzione di circa 324 chilotoni di CO2 all’anno. Sono cifre che danno concretezza all’intervento: non si tratta di una promessa generica, ma di una capacità produttiva misurabile e di un impatto quantificabile sulle emissioni.
Ma questi numeri olandesi non nascono dal nulla: si inseriscono in una cornice europea più ampia. Se i 780 milioni sembrano molti, il confronto con Berlino e con i dieci miliardi già approvati racconta un’altra storia.
La gara europea: oltre dieci miliardi, otto regimi puliti e un vicino che corre più forte
Il quadro adottato il 25 giugno 2025 — che sostituisce le disposizioni transitorie del Temporary Crisis and Transition Framework — è lo stesso in cui si inseriscono altri regimi di sostegno alla produzione di tecnologie pulite. Entro il marzo 2026 la Commissione aveva già approvato otto regimi di sostegno alla produzione di tecnologie pulite nell’ambito del CISAF, per un totale di oltre 10 miliardi di euro.
Il confronto più diretto per l’Aia arriva da Berlino: la Commissione ha approvato un regime di aiuti di Stato tedesco da 1,3 miliardi di euro per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile tramite lo strumento “Auctions-as-a-Service” della Banca europea dell’idrogeno. La Germania sta gestendo un regime parallelo e più ampio, sempre attraverso lo stesso strumento. I Paesi Bassi, dal canto loro, avevano già ricevuto precedenti approvazioni per programmi di supporto all’idrogeno a luglio 2023 e luglio 2024. La domanda diventa: con queste regole, quali progetti olandesi saranno davvero in grado di partire?
La finestra del 2027: copertura fino all’80% e contratti decennali
Per rispondere bisogna guardare dentro il meccanismo. Gli aiuti saranno assegnati tramite una procedura di gara competitiva che dovrebbe concludersi entro il primo trimestre del 2027. Chi si aggiudica la gara riceverà sussidi variabili per chilogrammo della durata di 10 anni, e il regime prevede sovvenzioni dirette che coprono fino all’80% dei costi di investimento ammissibili per i progetti selezionati.
Per un’impresa questa è una differenza sostanziale: non un contributo una tantum, ma un flusso di sostegno decennale che riduce il divario tra il costo dell’idrogeno verde e quello del gas. La copertura fino all’80% dei costi di investimento ammissibili significa che il progetto non parte tutto a carico dell’impresa, ma con una quota pubblica rilevante fin dalla prima fase.
L’accordo sul clima olandese prevede di aumentare la capacità di elettrolisi installata a circa 500 MW entro il 2025 e a 3-4 GW entro il 2030. I 400 megawatt stimati con il nuovo regime rappresentano quindi un passo significativo verso quell’obiettivo, ma non lo esauriscono: servono altri interventi e soprattutto progetti realmente cantierabili.
Per un’impresa olandese la mossa non è aspettare: la gara del 2027 con costi coperti fino all’80% e sussidi decennali è il primo banco di prova concreto per trasformare l’idrogeno da promessa a voce di bilancio. Chi arriva preparato a quella scadenza non partecipa a una scommessa, ma a una scelta di investimento con confini finalmente definiti.




