UE: 90 giorni per valutare l’impatto sulla concorrenza nei servizi sottomarini, già dominati da pochi operatori.
Il 4 novembre 2025 la CMA britannica approvava in anticipo la fusione tra Subsea7 S.A. e Saipem S.p.A. A distanza di nove mesi, lo stesso dossier viaggia su un binario molto diverso: la Commissione europea sta esaminando l’operazione e dispone di 90 giorni lavorativi dalla notifica dello scorso 16 giugno, con scadenza il 26 novembre 2026, per decidere se fermarla. Stando a quanto riportato da offshorewind.biz, la transazione è stata formalmente notificata il 16 giugno. Due autorità, due velocità. Al centro non c’è una questione industriale, ma la struttura di un mercato ben preciso: quello dei servizi SURF, le infrastrutture sottomarine che collegano i pozzi subacquei ai sistemi di produzione in superficie.
Il sì di Londra e il punto interrogativo di Bruxelles
La fusione ha radici lontane. Saipem e Subsea7 avevano firmato un accordo di fusione vincolante già il 24 luglio 2025, a seguito di un memorandum d’intesa del 23 febbraio dello stesso anno. A Londra l’iter si è chiuso senza intoppi: come si legge nel registro pubblico dell’indagine CMA, l’autorità ha dato il via libera anticipato alla fusione tra le due società il 4 novembre 2025.
Il quadro europeo è un’altra cosa. La notifica formale è arrivata a Bruxelles lo scorso 16 giugno e la Commissione dispone di 90 giorni lavorativi — il calendario porta dritto al 26 novembre 2026 — per decidere se l’operazione può procedere senza rimedi o se servono condizioni. Perché, se Londra ha già detto sì, Bruxelles e Canberra vedono rischi? La risposta sta nella struttura del mercato, non nelle intenzioni industriali.
Un mercato già dominato da pochi: i numeri del rischio
Alla fine di luglio la Commissione europea ha messo nero su bianco i propri dubbi. Secondo l’istituzione, il mercato globale dei servizi SURF è già altamente concentrato: Saipem e Subsea7 sono due dei tre leader mondiali, con pochissime alternative credibili. In questo contesto, la fusione potrebbe portare alla perdita di una concorrenza significativa, con possibili aumenti dei prezzi e una riduzione dell’innovazione. Non è un’ipotesi astratta: Bruxelles la presenta come conseguenza diretta dell’operazione. Per chi commissiona o installa infrastrutture sottomarine, il rischio concreto è una riduzione dell’offerta disponibile e prezzi più alti.
Dall’altra parte del Pacifico, la lettura è identica. Lo scorso luglio l’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) ha concluso che la fusione Saipem-Subsea7 potrebbe ridurre sostanzialmente la concorrenza nella fornitura di infrastrutture sottomarine e ha richiesto una valutazione approfondita di Fase 2. Per il commissario ACCC Philip Williams, «l’acquisizione potrebbe ridurre sostanzialmente la concorrenza nella fornitura di alcune infrastrutture sottomarine che collegano i pozzi subacquei e i sistemi di produzione alle infrastrutture di superficie, servizi critici per i progetti australiani di petrolio e gas offshore». Le parole di Williams ricalcano quelle di Bruxelles: il problema non è la solidità delle due società, ma il numero di attori che resterebbero sul mercato.
Cosa cambia sul campo: calendario e alternative
Traduciamo il vincolo regolatorio in impatto reale. La decisione europea è attesa entro il 26 novembre 2026: 90 giorni lavorativi dalla notifica del 16 giugno, con la possibilità di un via libera, di un via libera condizionato a rimedi, o di un blocco. L’ACCC, dal canto suo, è già entrata nella Fase 2: un’istruttoria più lunga e approfondita, riservata ai casi in cui il rischio di danno alla concorrenza è considerato sostanziale. Per i committenti di progetti offshore, il punto non è teorico: l’esito possibile è un mercato con meno alternative.
Resta da vedere se Bruxelles seguirà la cautela di Canberra o la via già aperta da Londra. Il 26 novembre la Commissione europea dovrà rispondere a una domanda semplice: il mercato SURF può permettersi un leader in meno? Per chi commissiona o gestisce progetti offshore, la posta in gioco non è astratta: meno concorrenza significa meno alternative e prezzi più alti.




