Il progetto Plan4Cold coinvolge diciassette comuni tra Italia, Grecia e Portogallo per colmare il vuoto normativo
Un numero scomodo: circa metà dell’energia consumata nell’Unione europea è destinata a riscaldare e raffrescare gli edifici residenziali e lavorativi. Eppure, a quasi un anno dalla scadenza dell’ottobre 2025, 19 Stati membri non hanno ancora recepito l’articolo 25.6 della Direttiva sull’efficienza energetica, secondo Energy Cities. Proprio in Portogallo, Italia e Spagna — dove il raffrescamento è ormai una questione di sicurezza — i piani locali restano gravemente lacunosi. È in questo vuoto che si inserisce il progetto Plan4Cold, nato per sostenere i comuni dell’Europa meridionale.
L’obbligo non è nato ieri: la politica europea sulla decarbonizzazione di riscaldamento e raffrescamento risale alla Strategia del 2016, e la direttiva rivista — già dall’ottobre 2023 — impone di far preparare piani locali di riscaldamento e raffrescamento ai comuni con più di 45.000 abitanti. Il punto è che tra la norma vincolante e la capacità amministrativa locale c’è ancora un fossato.
Il bersaglio dichiarato: piani locali per la transizione termica
Da questa anomalia nasce una domanda: quali strumenti sono stati messi in campo per colmare il vuoto? La risposta, per ora, è un progetto pilota annunciato nell’agosto 2025. Plan4Cold sosterrà i comuni dell’Europa meridionale nella definizione, implementazione e monitoraggio dei Piani Sostenibili Locali di Riscaldamento e Raffrescamento. Coinvolgerà direttamente diciassette comuni tra Italia, Grecia e Portogallo: in Italia Udine, Pordenone, Ragusa, Modica e Vittoria; in Portogallo Guimarães, Funchal, Évora, Palmela, Sétubal, Sesimbra, Loulé e Vila Real; in Grecia Ampelokipi-Menemeni, Thermi, Chania e Heraklion. Il periodo di finanziamento va dall’ottobre 2024 al settembre 2027.
Il meccanismo è quello dei piani locali previsti dall’articolo 25 della direttiva: i comuni sopra i 45.000 abitanti devono redigere piani di riscaldamento e raffrescamento, e Plan4Cold dovrebbe aiutarli a definirli, implementarli e monitorarli. L’obiettivo dichiarato è la conformità alla Direttiva sull’efficienza energetica. Ma il divario tra l’obbligo europeo e la capacità locale emerge appena si guardano i numeri del recepimento.
La realtà dei numeri: 19 Stati fuori tempo
I numeri, infatti, raccontano un’altra storia. Alla scadenza dell’ottobre 2025, secondo Energy Cities, 19 Stati membri hanno mancato la scadenza per recepire l’articolo 25.6 nella legislazione nazionale. Non è un ritardo burocratico qualunque: vuol dire che i comuni sopra i 45.000 abitanti di quei paesi non hanno alcun quadro nazionale vincolante a cui agganciare i propri piani. E il quadro è ancora più critico dove serve di più: Portogallo, Italia e Spagna sono citati, secondo la valutazione di Energy Cities, tra gli Stati con gravi lacune nel quadro giuridico per i piani locali, con la Grecia assente perfino da questo elenco. Curiosamente, Plan4Cold coinvolge comuni di Italia, Grecia e Portogallo, ma nessun comune spagnolo.
Il punto è che non si tratta più di un lusso. Secondo una fonte europea, il raffrescamento è passato da una questione di comfort a una questione di sicurezza. E la povertà energetica estiva — famiglie che non riescono a mantenere un adeguato comfort termico interno per accesso insufficiente o inaccessibile al raffrescamento — è la conseguenza più dura: colpisce chi non può permettersi un condizionatore o non può pagare la bolletta per farlo funzionare.
La geografia del ritardo non è casuale. Sono proprio i paesi dell’Europa meridionale — dove il raffrescamento è ormai una questione di sicurezza — a ritrovarsi con i quadri giuridici più deboli. Se i piani locali restano sulla carta, la povertà energetica estiva assume i contorni di un problema sociale, non solo tecnico.
Cosa resta aperto: fondi LIFE e povertà estiva
Chi può intervenire adesso? La Commissione europea ha lanciato lo scorso 21 aprile i bandi del programma LIFE 2026, con oltre 600 milioni di euro disponibili per progetti di conservazione della natura, protezione ambientale, azione per il clima e transizione energetica pulita. Plan4Cold resta attivo fino al settembre 2027: la finestra per trasformare il ritardo in piani operativi esiste, ma è stretta. La domanda non è solo normativa: è sociale.
Il raffrescamento è diventato una questione di sicurezza, ma senza recepimento nazionale e piani vincolanti i comuni del Sud restano esposti. La prossima ondata di caldo non aspetta la burocrazia: quanti dei 600 milioni LIFE arriveranno davvero ai territori prima della scadenza di Plan4Cold nel settembre 2027?




