Cortocircuito tra listino extra-rete e prezzi alla pompa: le strategie delle majors comprimono la distanza fisiologica.

Lo scorso marzo, in alcune giornate, i grossisti hanno pagato il gasolio più di quanto fosse venduto in media al dettaglio. Non è un refuso: è il cortocircuito tra due listini che dovrebbero muoversi insieme — quello che alimenta la rete distributiva e quello pagato dagli operatori all’ingrosso. Per capire come si è arrivati a quel paradosso conviene partire dai meccanismi che governano la formazione dei prezzi, a cominciare da ciò che la rilevazione settimanale dei listini extra-rete diffusa da Staffetta a fine luglio mostra con chiarezza: la chiusura del listino Cif Med e l’andamento dell’euro guidano i listini extra-rete dei prodotti petroliferi.

Il gasolio all’ingrosso sopra il dettaglio: un’anomalia da manuale

A marzo 2026, secondo Assopetroli-Assoenergia in un policy focus di metà marzo, in alcune giornate i grossisti si sono trovati a pagare il gasolio più di quanto venisse venduto in media al dettaglio nella rete distributiva. Il prezzo all’ingrosso — che dovrebbe stare strutturalmente sotto il prezzo alla pompa, perché il dettaglio incorpora costi di distribuzione e marginalità commerciali — è finito sopra. Non per una tensione improvvisa sui mercati internazionali, ma per una distorsione interna al mercato nazionale.

La spiegazione è nelle politiche di calmierazione selettiva messe in campo dalle majors petrolifere sulla rete distributiva: interventi che contengono i prezzi al consumatore, ma che in questo modo rompono la normale gerarchia tra i due livelli del mercato. Da una parte il canale extra-rete, dove operano i grossisti e dove i listini seguono le quotazioni internazionali; dall’altra il dettaglio, dove le strategie commerciali possono scostarsi — anche molto — dal segnale dei mercati. Il risultato è un’anomalia tra prezzi rete ed extra-rete che in condizioni fisiologiche non dovrebbe esistere.

Cif Med, euro e un secolo di listini: cosa governa davvero i prezzi

Come si è arrivati a questo cortocircuito? Le quotazioni internazionali e l’euro raccontano solo metà della storia. L’altra metà è il modo in cui quei segnali vengono tradotti nei listini nazionali. Il punto di partenza è la chiusura Cif Med — lo scorso 23 luglio, nell’ultima rilevazione diffusa — combinata con l’andamento dell’euro. Da lì si muovono i listini extra-rete dei prodotti petroliferi: benzina, gasolio e gli altri prodotti raffinati. È un meccanismo di traduzione, non di formazione autonoma del prezzo: il mercato italiano recepisce ciò che accade altrove.

Alle spalle c’è un riferimento preciso: i prezzi internazionali dei prodotti raffinati per autotrazione sono espressi dall’agenzia Platt’s, area Mediterraneo. È da quei listini che si costruisce l’indicazione di partenza. E la pubblicazione di questi prezzi ha una storia lunga: il primo numero della pubblicazione uscì il 9 novembre 1935, e nel 1963 la testata divenne quotidiana assumendo il nome di Staffetta Quotidiana. Quasi un secolo di rilevazione dei prezzi dei prodotti petroliferi.

Il punto è che questo meccanismo governa il listino extra-rete. Il prezzo alla pompa risponde anche ad altre logiche, commerciali prima che tecniche. Quando le due logiche divergono, la distanza tra extra-rete e dettaglio si riduce — e in alcuni casi si inverte, come è accaduto a marzo.

Dai record del 2022 al prossimo rialzo: il numero da monitorare

I massimi del 2022 servono da promemoria, non da profezia. Nella settimana del 14 marzo 2022, la benzina toccò in media 2,184 euro al litro e il gasolio 2,154: sono i massimi storici registrati dall’osservatorio prezzi del Sole 24 Ore. Non sono livelli da confrontare con quelli attuali: sono il picco di una fase eccezionale. Servono però a ricordare quanto può correre un listino quando il mercato internazionale si surriscalda e i listini nazionali lo inseguono.

Nei prossimi mesi, quindi, il dato da seguire non è tanto il prezzo alla pompa: è la distanza tra il listino extra-rete e il prezzo medio del dettaglio. Se la Cif Med tornerà a salire, sarà quella distanza a dire se il mercato ha imparato qualcosa — o se l’anomalia del marzo 2026 è destinata a ripresentarsi.