La nuova composizione del Collegio, scelta su quote politiche, ha portato a una contestazione formale delle nomine del segretario generale
Un’autorità indipendente fatica a convivere con se stessa. Alla fine di giugno, un comunicato dell’Autorità per l’energia ha dato forma scritta a un disagio rimasto per mesi sotto traccia: il personale lamenta che il nuovo Collegio, entrato in carica a gennaio, avrebbe «modalità di rapportarsi con la struttura, e talvolta con singoli dipendenti, che spesso non sono ossequiose delle più elementari norme di rispetto professionale e personale». Una presa d’atto formale che arriva mesi dopo l’insediamento del vertice.
Il vertice in questione si è insediato il 1° gennaio 2026 dopo una lunga attesa: l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) era in proroga dal 10 agosto 2025. La nuova composizione risponde a un Collegio nato su quote politiche: due membri sono espressione della maggioranza, Lorena De Marco e Francesca Salvemini, e due dell’opposizione, Bratti e De Santoli, con Nicola Dell’Acqua alla presidenza. È un equilibrio tra forze politiche pensato per dare legittimità al regolatore. Ed è dentro questa struttura che matura la contestazione interna.
Il paradosso di un’autorità che litiga con se stessa
Il paradosso è secco: un’Autorità che dovrebbe fissare regole per gli altri si trova a dover spiegare le regole che vigono al proprio interno. Il comunicato di fine giugno non entra nel merito delle singole condotte, ma usa una formula pesante: parla di norme elementari di rispetto professionale e personale che sarebbero state violate. In un contesto istituzionale, è il modo più formale per dire che il rapporto tra vertice e struttura si è rotto.
Quello che rende il caso Arera significativo non è il singolo dissapore, ma la cornice in cui matura. Il nuovo Collegio non è il risultato di una selezione tecnica o interna: è il prodotto di una composizione su quote politiche esplicita, con due nominativi indicati dalla maggioranza e due dall’opposizione. Quando il vertice arriva da una negoziazione tra partiti, il conflitto con la struttura assume un significato diverso: non si discute solo di stile di gestione, ma di legittimazione di chi decide.
E le tensioni non si limitano allo stile. Dietro il comunicato ci sono nomine contestate, decise all’inizio dell’anno e mai metabolizzate dalla macchina amministrativa.
Nomine contestate: chi vince e chi perde
Se il comunicato è la punta dell’iceberg, la lettera delle rappresentanze sindacali unitarie ne rivela la massa sommersa. Già lo scorso 6 maggio, le Rsa dell’Autorità avevano inviato una lettera per contestare le nomine effettuate da Arera dal nuovo Collegio. Non un generico disagio, ma una contestazione formale delle scelte del vertice.
Al centro ci sono le nomine decise il 27 gennaio 2026, quando il Collegio ha approvato la delibera 11/2026 con cui Ilario Sorrentino è stato nominato segretario generale e Federico Meneghesso vice segretario generale, con decorrenza dal 1° febbraio. La ricerca era stata avviata solo dieci giorni prima. La lettera delle Rsa è arrivata poco più di tre mesi dopo, a formalizzare una contestazione che non si è esaurita.
Queste schermaglie interne non sono un episodio isolato. Si inseriscono in un calendario di nomine molto più ampio, che riguarda decine di autorità e agenzie pubbliche.
Il conto alla rovescia delle poltrone
Il caso Arera è il primo assaggio di una stagione che deciderà il futuro delle autorità indipendenti. Entro il 30 settembre, stando al Servizio per il controllo parlamentare della Camera dei deputati, il governo Meloni deve riempire 103 poltrone in 35 enti pubblici, agenzie e autorità amministrative indipendenti. Non è una scadenza teorica: la presidenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, guidata da Roberto Rustichelli, è scaduta lo scorso 4 maggio.
Resta la domanda che il caso Arera lascia aperta: riusciranno queste nomine a garantire quell’indipendenza che la struttura dell’Autorità per l’energia già oggi mette in dubbio? Il conflitto interno non è un dettaglio organizzativo: è il sintomo di una legittimazione politica che non basta, da sola, a far funzionare un regolatore. Chi legge è portato a chiedersi se le prossime 103 scelte serviranno a rafforzare le autorità indipendenti o a controllarle. E se il conflitto interno all’Arera sia solo il primo di una serie.




