L’obiettivo nazionale resta un documento: il progetto Sasolburg coprirebbe solo il 2,5% del target, con tempi gia’ in ritardo
Nel 2021 il Gabinetto sudafricano ha approvato una roadmap per produrre 500.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno entro il 2030. Cinque anni dopo, lo scorso 5 agosto, Sasol ha commissionato a Envision Energy uno studio di progettazione per un sistema di idrogeno verde a Sasolburg. Tra l’ambizione e il progetto c’è ancora un oceano. Lo studio valuterà l’integrazione di generazione di energia rinnovabile, stoccaggio e tecnologie elettrolizzatori per supportare la produzione di idrogeno verde; l’idrogeno potrebbe poi essere usato nella produzione di eMethanol e, potenzialmente, di carburante sostenibile per l’aviazione (eSAF). La fase di progettazione dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, fornendo le informazioni tecniche e commerciali necessarie per valutare i prossimi passi.
Un gigante del carbone cerca la svolta verde
Sasol, il più grande fornitore di ammoniaca del Sudafrica, ha deciso di affidare a Envision Energy il compito di capire se e come Sasolburg può produrre idrogeno verde in modo integrato. Envision non è un nome qualsiasi: sta sviluppando il più grande impianto di produzione di ammoniaca rinnovabile in Cina, con configurazione 100% off-grid a Chifeng City, nella Mongolia Interna orientale. Un progetto di scala completamente diversa rispetto a quello sudafricano, che oggi resta sulla carta.
E Sasolburg non parte da zero. Nei suoi impianti è già attivo il consorzio HyshiFT, composto da Linde, Sasol, Enertrag e Hydregen, che utilizza idrogeno verde da un sistema di elettrolisi Linde da 200 MW convertito in e-kerosene tramite i reattori Fischer-Tropsch di Sasol. La stessa tecnologia Fischer-Tropsch, oggi al centro del consorzio, potrebbe essere il ponte verso i combustibili rinnovabili. Ma cosa significa questo studio per gli obiettivi nazionali? Il passo successivo è confrontare i numeri.
500.000 tonnellate contro 12.900: il divario è la notizia
Dallo studio alla realtà: i numeri raccontano un’altra storia. Secondo la Hydrogen Society Roadmap del Sudafrica, approvata dal Gabinetto nel 2021, l’obiettivo è produrre 500.000 tonnellate all’anno di idrogeno verde entro il 2030. Mezzo milione di tonnellate: è il numero che definisce la politica industriale del Paese nel mercato dei combustibili verdi.
Il progetto Sasolburg su cui Envision sta lavorando, nella prima fase, dovrebbe produrre 72.000 tonnellate di ammoniaca verde all’anno, con un contenuto di idrogeno verde di 12.900 tonnellate. Dodicimilanovecento tonnellate contro mezzo milione: il progetto più concreto del Paese copre poco più del 2,5 per cento dell’obiettivo nazionale. E la produzione, secondo i piani, sarebbe dovuta iniziare già nel 2026. Siamo ad agosto 2026, e Sasol ha appena commissionato lo studio di progettazione. I tempi non tornano.
Intanto, il panorama si muove ma non converge. Nel 2023 Sasol e Topsoe hanno formato una joint venture 50/50 per sviluppare, costruire, possedere e gestire impianti di carburante sostenibile per l’aviazione a livello globale. E insieme a Linde, Sasol ha presentato un’offerta per un contratto governativo per produrre carburante sostenibile per l’aviazione nell’ambito della piattaforma d’asta H2Global del governo federale tedesco. Due iniziative parallele che raccontano una strategia frammentata.
Con questi numeri, la domanda non è se il Sudafrica arriverà all’obiettivo, ma cosa succederà quando il 2030 arriverà e il target resterà sulla carta. Il divario tra 500.000 e 12.900 non è una curiosità statistica: è la distanza tra la politica dichiarata e la capacità reale di realizzarla. Con quali risorse, con che tempi? Il 2030 dista meno di quattro anni.
Il conto alla rovescia: cosa resta aperto dopo lo studio
Il 2030 è dietro l’angolo, e lo studio si concluderà solo a fine anno. Poi servirà una decisione di investimento, il finanziamento, la costruzione, i collaudi. La Hydrogen Society Roadmap del 2021 resta, per ora, un documento approvato dal Gabinetto: non un progetto finanziato. Le iniziative di Sasol — la joint venture con Topsoe, l’offerta H2Global con Linde — viaggiano su binari paralleli ma non sommano ancora le tonnellate necessarie per avvicinarsi al target.
Riuscirà Sasol a trasformare lo studio in un impianto prima che il treno dell’idrogeno passi? La vera domanda non è se lo studio verrà completato — quello quasi certamente sì. La vera domanda è se qualcuno firmerà l’assegno per costruire. E il tempo stringe.




