Impianto canadese: CO2 liquefatta nel ciclo anaerobico, da sottoprodotto a ricavi entro il 2027.
Il 30 luglio scorso, Convertus Group ha annunciato la chiusura finanziaria da 135 milioni di dollari per il suo impianto di biocarburanti a York Region, Ontario. Il finanziamento del progetto è stato fornito da Power Sustainable Infrastructure Credit (PSIC), con Selkirk Advisory Group nel ruolo di consulente finanziario. Ma il numero che conta davvero non è il finanziamento. È 1.700: i chilogrammi di CO2 liquida che l’impianto potrà produrre ogni ora, grazie alla prima integrazione in Canada di un’unità di liquefazione della CO2 nel ciclo anaerobico.
Un dettaglio da 1.700 kg/h: la CO2 non è più un costo
L’impianto Convertus York sarà il primo impianto di biocarburante in Canada a incorporare la tecnologia integrata di liquefazione della CO2. Per capire cosa significa, bisogna guardare dentro il ciclo anaerobico. Il biogas prodotto dalla digestione dei rifiuti organici contiene metano e anidride carbonica. Per ottenere gas naturale rinnovabile vendibile in rete, il biogas deve essere purificato: la CO2 viene separata. Nella maggior parte degli impianti, questa CO2 è un semplice costo di processo, un sottoprodotto che va smaltito o rilasciato. Qui invece viene compressa, raffreddata e portata allo stato liquido. Il punto non è la tecnologia in sé, ma l’integrazione progettata in partenza: l’unità di liquefazione non è un servizio esterno aggiunto a posteriori, ma una fase del processo che trasforma un costo in un flusso di ricavi e, allo stesso tempo, riduce il profilo emissivo dell’impianto.
La scala della produzione è il dato che fa la differenza. Il sistema può produrre fino a 1.700 chilogrammi di CO2 liquida all’ora, quasi due tonnellate. Non si tratta di una nicchia dimostrativa: è una produzione oraria progettata per l’operatività commerciale. Il valore non sta solo nel ricavo diretto dalla vendita della CO2 liquida, ma anche nella rimozione di un costo di trattamento o di un vincolo emissivo. E il dato tecnico conta soltanto se l’impianto arriva in tempo e alla scala giusta. Qui il quadro si complica.
Il vincolo del 2027 e la scala che non ammette errori
La tecnologia promette, ma il calendario e i concorrenti non aspettano. York Region deve trasferire tutta la lavorazione dei rifiuti organici al nuovo impianto entro il 2027, perché gli attuali contratti di lavorazione fuori regione scadono. La messa in servizio è prevista per l’inizio del 2027. I margini di ritardo sono ridotti: qualunque slittamento lascerebbe la municipalità senza una destinazione interna per i rifiuti organici.
L’impianto è progettato per trattare fino a 200.000 tonnellate di rifiuti organici separati alla fonte all’anno e per produrre tra 350.000 e 400.000 gigajoule di gas naturale rinnovabile all’anno. È una capacità rilevante, ma non dominante: la capacità di 200.000 tonnellate all’anno è inferiore a quella di StormFisher, uno dei riferimenti del settore in Ontario. In compenso, l’impianto promette un beneficio ambientale misurabile: si stima una riduzione delle emissioni di gas serra di 15.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno. È un numero da prendere con cautela, perché le stime di riduzione si verificano solo con i dati operativi reali.
Resta da capire cosa significa tutto questo per chi finanzia e gestisce impianti simili in Ontario.
Per chi gestisce i rifiuti organici: non una scommessa isolata
Il quadro finanziario offre una risposta parziale. PSIC non è un attore marginale: ha completato nove investimenti in Nord America e ha annunciato nelle scorse settimane la chiusura del suo primo fondo globale, portando il capitale totale allineato alla strategia a 1 miliardo di dollari. Per capire la scala del bacino della Greater Toronto Area, basta un dato: l’impianto Dufferin Organics Processing Facility di Toronto è progettato per processare 55.000 tonnellate all’anno di rifiuti organici separati alla fonte raccolti tramite il programma Green Bin della città. La domanda resta aperta: la capacità locale, tra Dufferin e York, basterà a evitare che i rifiuti organici della regione continuino a viaggiare fuori provincia? La risposta definitiva arriverà solo con l’avvio dell’impianto.
Per chi progetta o gestisce impianti di biogas, la lezione è nel dettaglio: integrare la liquefazione della CO2 trasforma un sottoprodotto in valore, ma la partita vera si gioca sulla capacità di rispettare il 2027 e sulla scala sufficiente a servire un bacino come York Region. Il 2027 dirà se il dettaglio da 1.700 kg/h regge alla prova dei numeri operativi reali.




