Il fondo infrastrutturale Three Seas mette piede per la prima volta nel biometano, puntando su Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia

Lo scorso 5 agosto, mentre a Tallinn 380 autobus del trasporto pubblico percorrevano le linee urbane a biometano prodotto in Estonia — avevano già coperto più di 31 milioni di chilometri nel 2025 — Bioforce annunciava di aver ottenuto il più grande investimento nel settore del biometano baltico. Non è un dettaglio: è la scala da cui partire.

Da 250 GWh a 1 TWh: il numero che spiega l’annuncio

Bioforce è già il più grande produttore di biometano in Estonia, con una quota di mercato di circa il 40%. Oggi produce circa 250 GWh all’anno; con l’investimento del Three Seas Investment Fund punta a superare 1 TWh entro il 2032, espandendosi in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Il salto non è solo nominale: nel 2025 il gruppo ha registrato un fatturato di 26,1 milioni di euro e contava 70 dipendenti a fine anno; i 380 autobus di Tallinn, che nel 2025 viaggiavano ogni giorno a biometano fornito da Bioforce, hanno coperto insieme più di 31 milioni di chilometri. Non è un progetto pilota.

Il numero, però, non dice dove saranno costruiti i nuovi impianti; e qui la geografia cambia i conti.

Polonia: il 45% che trasforma un mercato in campo di battaglia

Se in Estonia Bioforce parte da una posizione dominante, in Polonia arriva da outsider. Il Three Seas Investment Fund ha già investito in ferrovie, data center, rinnovabili e porti: Cargounit, Greenergy Data Centers, Enery, BMF Port Burgas e R.Power sono i nomi del portafoglio. Il biometano è il sesto investimento, il primo nel settore: nessuna esperienza diretta da sfruttare, ma nemmeno un azzardo di un fondo nuovo.

La Polonia, invece, è già un campo di battaglia. Il Fondo Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e la Gestione delle Acque (NFOŚiGW) ha ottenuto 800 milioni di PLN — circa 188,9 milioni di euro — per un programma di sostegno alla costruzione di impianti di biometano. Le sovvenzioni coprono fino al 45% dei costi ammissibili, una spinta che rende la Polonia il mercato più conteso della regione. Per un produttore come Bioforce, che prevede di costruire almeno dieci nuovi impianti nel paese nei prossimi cinque anni, la partita non è solo tecnica: è una corsa a convertire gli incentivi in impianti operativi prima che il quadro competitivo si consolidi.

Il metro è già affollato. Solarig, per esempio, ha in cantiere una piattaforma di biometano con una capacità produttiva combinata di circa 1 TWh all’anno, pari al fabbisogno energetico annuo di circa 400.000 famiglie: lo stesso ordine di grandezza che Bioforce intende raggiungere entro il 2032 nell’intera regione. E se il potenziale nazionale, secondo l’Organizzazione Polacca del Biometano, è di 9 miliardi di metri cubi all’anno, il punto è chiaro: 1 TWh è un punto di partenza, non un vantaggio acquisito.

Il paradosso dell’accelerazione: primo investimento, ma basta?

Alla fine, l’annuncio del 5 agosto lascia un dato controintuitivo. Da un lato, l’investimento in Bioforce deve accelerare la transizione energetica nell’Europa centrale e orientale, riducendo la dipendenza dal gas naturale importato; dall’altro, per 3SIIF è il primo ingresso nel biometano, e la capacità quadruplicata resta una frazione del fabbisogno regionale. Il biometano baltico ha ora la prima spinta da fondo infrastrutturale, ma la prova vera sarà trasformare un annuncio di capacità in impianti che riducono davvero le importazioni. Un TWh non è un traguardo: è l’unità di misura.