Il progetto olandese ha superato la fase di collaudo a terra e ora punta a replicare il processo su scala

Il 22 luglio scorso il progetto PosHYdon ha annunciato la prima produzione di idrogeno verde su una piattaforma operativa del Mare del Nord. C’è un dettaglio che separa un test di laboratorio da un impianto vero: sulla Q13a-A l’acqua di mare non viene portata a terra per essere demineralizzata. Viene trattata direttamente a bordo, poi l’elettrolizzatore la scinde in idrogeno e ossigeno. È questo passaggio, più dell’elettrolisi in sé, a fare di PosHYdon — secondo la rivendicazione del progetto — il primo caso mondiale di idrogeno verde su una piattaforma operativa.

L’elettrolizzatore, già collaudato onshore nel maggio 2024 presso l’InVesta Expertise Center di Alkmaar, è ora installato sulla piattaforma di produzione Q13a di Eni, la prima completamente elettrificata nel Mare del Nord olandese. L’installazione è stata messa in campo con l’obiettivo di fare ricerca e, in prospettiva, arrivare all’idrogeno su larga scala in mare.

Dall’acqua di mare all’idrogeno: il passaggio che conta

Per capire cosa è stato annunciato il 22 luglio conviene partire dal processo, non dal comunicato. L’elettrolisi dell’acqua non è una tecnologia nuova: il problema offshore è mantenerla in condizioni operative su una piattaforma attiva, dove non ci sono le comodità di un impianto a terra. Il punto di partenza è l’acqua di mare. Prima di entrare nell’elettrolizzatore, l’acqua salata viene convertita in acqua demineralizzata direttamente sulla piattaforma. È un passaggio necessario: i sali e i minerali presenti nell’acqua di mare danneggerebbero le celle elettrolitiche e ridurrebbero rapidamente la vita utile dell’impianto.

Dopo la demineralizzazione, l’elettrolizzatore separa l’acqua in idrogeno e ossigeno. Sulla Q13a-A questo avviene su una piattaforma di produzione ancora in esercizio, collegata alla rete elettrica. Il fatto che la Q13a-A sia la prima piattaforma del Mare del Nord olandese a essere completamente elettrificata toglie un vincolo importante: non serve una fonte locale dedicata, perché la piattaforma usa l’energia già disponibile per alimentare il processo.

Il collaudo onshore di Alkmaar, ormai più di due anni fa, aveva già dato indicazioni sull’elettrolizzatore. Ma tra un banco prova a terra e una piattaforma in mezzo al mare cambiano le condizioni: moto ondoso, logistica, manutenzione, integrazione con i sistemi esistenti. È per questo che l’annuncio della prima produzione a bordo misura più dell’efficienza puntuale dell’elettrolisi: misura se il processo regge in campo.

Perché riusare una piattaforma del gas è una scommessa industriale

La domanda lasciata aperta dal processo è semplice: perché scegliere proprio una piattaforma di produzione del gas per produrre idrogeno? La risposta è negli attori coinvolti e nella natura dell’asset. La Q13a-A non è un prototipo costruito per un test isolato: è una piattaforma attiva, già operativa, già elettrificata. Riconvertirla evita di costruire una nuova struttura offshore e trasforma un’infrastruttura esistente in un banco di prova per applicazioni sostenibili. Secondo il progetto, il riutilizzo delle piattaforme offshore esistenti per applicazioni sostenibili sta diventando una realtà concreta.

Non è una scommessa lasciata solo ai privati: già nel dicembre 2023 lo stato olandese era entrato come partner attivo nel progetto attraverso Energie Beheer Nederland. Il coinvolgimento pubblico segnala che il riuso delle piattaforme non è considerato una curiosità tecnica, ma una leva per valorizzare il patrimonio infrastrutturale offshore del Paese prima che arrivi a fine vita. La rivendicazione del progetto è netta: PosHYdon ha realizzato la prima produzione mondiale di idrogeno verde su una piattaforma offshore operativa nel Mare del Nord.

La scala successiva: H2DO e i megawatt che contano

È qui che entra H2DO, con un progetto che sposta l’asticella. Lo scorso luglio, secondo Offshore Magazine, il consorzio olandese Hydrogen of Dutch Origin stava studiando un impianto di idrogeno offshore da 30-50 MW collegato alla generazione eolica del Mare del Nord. Non si tratta più di un dimostratore: è un ordine di grandezza diverso, pensato per un’integrazione diretta con l’eolico.

La differenza di scala dice molto sul punto in cui si trova la tecnologia. PosHYdon ha verificato che il processo funziona in condizioni reali; H2DO prova a capire se la stessa logica può essere replicata con i tempi e i costi di un impianto da decine di megawatt. Resta da vedere se la taglia pilota di PosHYdon potrà essere scalata senza perdere l’affidabilità mostrata sulla Q13a-A.

Il primo idrogeno verde offshore non chiude un esperimento: apre un confronto tra la concretezza tecnica di PosHYdon e la scala necessaria per incidere davvero sul sistema energetico. Per chi installa e gestisce impianti, il trade-off è chiaro: la piattaforma riconvertita funziona, ma ora serve passare dai dimostratori ai megawatt.