L’aumento della domanda e la lentezza burocratica mettono sotto pressione la rete elettrica nazionale
Apri la bolletta di giugno e il totale ti sembra più alto del solito. Non è un’impressione e non è nemmeno solo colpa del condizionatore acceso qualche ora in più: sotto la superficie c’è una spinta strutturale che sta cambiando il modo in cui l’Italia consuma e produce elettricità. Nel frattempo, stando a un’analisi di pv magazine Italia pubblicata ieri, la domanda di energia elettrica nel Paese dovrebbe passare dai 292,2 terawattora del 2025 a 311,1 TWh entro il 2030. Un aumento di quasi il 6,5 per cento in cinque anni, che non è una sorpresa per chi segue il settore, ma che comincia a pesare sulle spalle di famiglie e imprese molto prima di quanto ci si aspettasse.
La rete, però, non ha mai avuto vita facile. Lunghe procedure di autorizzazione hanno storicamente rallentato ogni nuovo progetto, e questa inerzia non è un difetto recente. Già nel 2023 il rapporto sull’Italia del 2023 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia segnalava come le lungaggini burocratiche avessero tenuto a freno lo sviluppo delle rinnovabili, lasciando l’infrastruttura più fragile di quanto la crescita dei consumi potesse permettersi. L’AIE, in quelle stesse raccomandazioni all’Italia, suggeriva di riformare rapidamente le procedure di autorizzazione per i nuovi impianti e per lo sviluppo della rete, coinvolgendo le comunità e fissando obiettivi vincolanti nella Conferenza Stato-Regioni. Parole scritte due anni fa, ma che pesano ancora oggi, mentre la domanda corre e la rete cerca di starle dietro.
Ma se la domanda corre, chi produce l’energia che serve?
Il Sole risponde, ma la rete arranca
La risposta più rapida arriva proprio dal sole. Il solare fotovoltaico è il segmento che in Italia sta crescendo più in fretta in termini di nuova capacità, e non è un caso: i costi dei pannelli sono scesi, gli incentivi per l’autoconsumo e le comunità energetiche hanno smosso il mercato, e l’urgenza di elettrificare i consumi (pompe di calore, auto elettriche, processi industriali) spinge installatori e imprese a muoversi in fretta. I numeri complessivi del parco elettrico raccontano una macchina già oggi imponente: secondo un’analisi di GlobalData, l’Italia nel 2023 aveva una capacità installata cumulativa di 128,1 GW, con prospettive di crescita a un tasso annuo composto superiore al 5 per cento fino al 2035. Il solare, in questo scenario, è il motore più scattante.
Ma accelerare non basta, se poi l’energia prodotta non trova spazio per viaggiare. Ed è qui che emergono i progetti ibridi – solare più accumulo, eolico più accumulo – che stanno diventando sempre più interessanti proprio perché aiutano a mitigare i vincoli di rete e riducono il rischio che l’elettricità generata venga tagliata perché la linea è satura. L’analisi di pv magazine Italia mette in fila i dati e mostra come l’accoppiata produzione-rincalzo con batterie sia oggi la via più concreta per trasformare un punto debole in un vantaggio competitivo, soprattutto per chi produce in zone dove il sole batte più forte e la domanda locale non basta ad assorbire tutto.
Il problema, infatti, ha una geografia ben precisa. GlobalData prevede che il Sud Italia e le regioni insulari dovranno affrontare le maggiori pressioni sulla rete e sulle infrastrutture di connessione. Significa che proprio lì, dove l’irraggiamento è un tesoro, il collo di bottiglia rischia di diventare strutturale se non si interviene in fretta. La domanda è: basterà puntare sugli ibridi per evitare che, dove il sole batte più forte, la rete dica “basta”?
La scelta che può fare la differenza
Nonostante le incognite, una strada c’è, e inizia da decisioni individuali – quelle di un’azienda che aggiunge batterie al proprio impianto, di un condominio che partecipa a una configurazione di autoconsumo collettivo, di un cittadino che valuta l’accumulo per alleggerire la bolletta nelle ore più care. I progetti ibridi, stando a quanto riportato ieri, aiutano a mitigare i vincoli di rete e a tenere sotto controllo i costi proprio nei momenti di picco della domanda, quando l’elettricità diventa più salata. In un mercato che crescerà a oltre il 5 per cento l’anno per un altro decennio, chi sceglie oggi una soluzione integrata trasforma un potenziale intasamento in un asset che lavora per lui, anziché subire il sovraccarico del sistema.
L’Italia ha già ridotto le emissioni totali di gas serra di quasi il 30 per cento tra il 2005 e il 2019, e nell’executive summary AIE si ribadisce l’impegno a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Arrivarci non sarà una svolta annunciata da un giorno all’altro, ma il risultato di tante scelte piccole e concrete, prese mese dopo mese, bolletta dopo bolletta, tetto dopo tetto.




