La certificazione UNI 11961:2024 integra i sistemi di compliance esistenti, mentre nel settore restano aperti interrogativi su standard e interoperabilità

A fine luglio, mentre il settore elettrico si giocava la partita su cavi, accumuli e rinnovabili, Terna si è presa un primato che non c’entra con i megawatt. La società, insieme alle principali aziende del gruppo, è la prima del settore elettrico a ottenere la certificazione UNI 11961:2024. Il certificato porta la firma di RINA. E qui sta il paradosso: mentre la transizione accelera, il primo a muoversi lo fa sul terreno delle regole, non delle infrastrutture.

Il primato che non è di megawatt

La novità sta prima di tutto nell’estensione. La certificazione non riguarda soltanto la capogruppo, ma anche Terna Rete Italia, Terna Energy Solutions e Terna Plus. A rilasciarla è stata RINA, un ente di certificazione che — secondo quanto dichiara l’ente stesso — opera in più di 70 Paesi nel mondo. Il riconoscimento attesta la capacità del gruppo di sviluppare un approccio strutturato e integrato alla compliance aziendale, creando un collegamento tra i sistemi di gestione esistenti, in particolare la UNI ISO 37301, e i modelli di organizzazione, gestione e controllo previsti dal decreto legislativo 231/2001. Detto così suona tecnico. Ma cosa significa concretamente per la governance del gruppo?

Dentro Terna: la certificazione che rafforza ciò che già c’è

Se il primato è annunciato, il contenuto vero sta nell’integrazione con ciò che già esiste. Lo standard è del 2024, e il suo punto non è aggiungere nuovi obblighi, ma consolidare l’esistente. Secondo quanto spiega Terna nella documentazione relativa all’attestazione, la certificazione integra i sistemi di gestione esistenti e gli altri strumenti di governance, fornendo una garanzia ulteriore sull’efficacia delle attività di compliance, vigilanza e controllo. C’è un aspetto che merita attenzione: la UNI 11961:2024 non certifica un processo singolo, ma il modo in cui l’azienda tiene insieme pezzi che spesso viaggiano separati — controlli, modelli 231, sistemi di gestione.

Tradotto: chi si aspettava un nuovo carico di procedure può stare tranquillo. O preoccuparsi, a seconda del punto di vista. La certificazione non introduce un sistema parallelo, ma riconosce e lega ciò che Terna aveva già in piedi. La cultura della compliance, in altre parole, non nasce con la UNI 11961:2024; ne esce semmai rafforzata e più leggibile dall’esterno. C’è una differenza sottile, però, tra consolidare e distinguersi. E proprio qui si apre la domanda: se la certificazione consolida l’esistente, quanto è davvero distintiva rispetto a chi ha già scelto altre strade — o a chi non ha ancora scelto nulla?

Il precedente Eni e il puzzle degli standard

Il precedente Eni, del gennaio 2024, offre un termine di paragone — e un motivo di inquietudine. Già nel gennaio 2024, Eni SpA aveva ottenuto la certificazione ISO 37301:2021 del proprio Sistema di Gestione della Compliance da RINA Services SpA, come si legge nel comunicato stampa della società. Stesso ente certificatore, obiettivo analogo, ma standard diverso: Eni ha scelto la ISO 37301:2021, Terna la UNI 11961:2024. Due sigle, due famiglie di norme, due modelli che non parlano necessariamente la stessa lingua.

E qui il paradosso del primato si trasforma in una domanda più critica: a cosa serve essere i primi nel settore elettrico se il settore, nel suo complesso, non ha ancora deciso quale standard adottare? La frammentazione non è un dettaglio da ufficio tecnico. Per un’azienda che opera con fornitori, appalti e società controllate, la scelta di uno standard piuttosto che di un altro ha conseguenze concrete: audit, documentazione, interoperabilità, costi di adeguamento. Se ogni grande gruppo si certifica secondo un modello diverso, il rischio è che la compliance diventi un cantiere di sigle anziché un linguaggio comune. Resta aperto l’interrogativo: quale standard prevarrà? E cosa rischiano le aziende che scommettono su modelli non interoperabili?

Il lettore dovrebbe chiedersi se la corsa alle certificazioni stia costruendo un linguaggio comune della compliance o un mosaico di sigle che finisce per complicare la transizione energetica. Per ora Terna ha vinto la partita delle regole. Il campionato, come si dice in questi casi, è tutto da giocare.