La Scozia ha promesso di ripristinare 250mila ettari di torba entro il 2030, ma finora i progetti completati coprono poco
Le torbiere coprono circa il 3% delle terre emerse e immagazzinano circa il 30% del carbonio terrestre. In Scozia, dove occupano circa un quarto del suolo, tre ettari su quattro sono degradati. Lo scorso 23 luglio RWE ha annunciato un progetto di ricerca sulle torbiere in collaborazione con l’Università delle Highlands e delle Isole (UHI), per migliorare la gestione e il ripristino della torba durante lo sviluppo di impianti rinnovabili.
Il tre per cento che vale il trenta
I numeri ribaltano la scala del problema: le torbiere coprono solo circa il 3% della superficie terrestre, ma custodiscono circa il 30% del carbonio terrestre. In Scozia la presenza è ancora più estesa: le torbiere coprono circa un quarto del territorio, e il 75% di esse è stimato degradato o danneggiato. Non è solo una questione di clima: circa il 72% dei bacini idrici del Regno Unito è alimentato da bacini imbriferi torbosi, fornendo acqua a più di 28 milioni di persone.
Se il deposito è così prezioso, perché in Scozia è in gran parte degradato? La risposta sta in un paradosso che il progetto RWE-UHI prova a sciogliere.
Il paradosso della torba scozzese
Le torbiere degradate non sono inerti: emettono. Secondo il governo scozzese, contribuiscono a circa il 15% delle emissioni della Scozia. È il paradosso di un deposito di carbonio che, quando è danneggiato, diventa una fonte di emissioni. Per questo il governo scozzese ha impegnato 250 milioni di sterline per ripristinare 250.000 ettari entro il 2030.
Il progetto annunciato da RWE si inserisce in questo quadro. L’iniziativa, della durata di due anni, unisce competenze industriali e accademiche attraverso un Knowledge Transfer Partnership con l’Università delle Highlands e delle Isole. Si appoggia a uno strumento che esiste da tempo: i Knowledge Transfer Partnerships (KTP) sono attivi dal 1975 e mettono in relazione imprese e università, college, organizzazioni di ricerca e Catapults. L’obiettivo di RWE non è astratto: vuole migliorare come la torba viene gestita e ripristinata durante lo sviluppo di impianti rinnovabili, riducendo il rischio che un progetto nato per decarbonizzare finisca per aggravare le emissioni che cerca di evitare.
Il contesto scozzese ha già riconoscimenti internazionali. Il Flow Country, già nel luglio 2024, è stato iscritto come primo sito del patrimonio mondiale di torbiere; l’UNESCO lo considera l’esempio più eccezionale di torbiere a cuscino al mondo. Il progetto RWE-UHI non agisce su un territorio qualunque, ma su uno dei patrimoni di carbonio più osservati d’Europa.
La matematica del ripristino
Un precedente concreto offre la scala della sfida. Già nel settembre 2024, ScottishPower Renewables ha completato a Whitelee uno dei più ambiziosi progetti di ripristino delle torbiere mai autorizzati a uno sviluppatore nel Regno Unito: 1.113 ettari ripristinati in quindici anni. Il confronto con l’obiettivo scozzese è netto: 1.113 ettari in quindici anni, contro 250.000 ettari promessi entro il 2030. Se il progetto RWE-UHI accompagna nuovi impianti e accelera la curva di ripristino, lo vedremo nei prossimi bilanci degli ettari realmente ripristinati.




