La produzione di Lingen è partita con 200 megawatt di capacità, destinati a salire a 300 dal 2027
Lo scorso 4 agosto la prima molecola di idrogeno prodotta dall’elettrolisi di Lingen, in Bassa Sassonia, ha raggiunto il parco chimico di Marl, nella Ruhr settentrionale. Non è un record di potenza, ma di integrazione: secondo l’annuncio ufficiale di RWE, l’evento segna “la riuscita interazione di tutti i componenti” del progetto integrato GET H2 Nukleus. Per la prima volta produzione, trasporto e consumo industriale smettono di essere tre cantieri separati e diventano un unico sistema in esercizio.
Il primo idrogeno è arrivato a Marl
Una molecola sola non fa rete, ma il suo viaggio racconta molto di ciò che c’è dietro. L’idrogeno nasce nell’elettrolizzatore di Lingen e arriva al parco chimico di Marl, dove l’industria chimica lo usa come materia prima. Il tragitto non è un test di laboratorio: è la dimostrazione che i componenti della catena — generazione, condotte, stoccaggio, consegna — interagiscono davvero, e non solo sulla carta.
RWE sta portando avanti la messa in servizio per gradi: l’azienda prevede di commissionare 200 megawatt di capacità di elettrolisi a Lingen entro la fine del 2026, per poi portare l’intero impianto a 300 megawatt a partire dal 2027. Ma per capire perché quel viaggio è stato possibile — e perché una molecola non basta per fare una rete — serve guardare all’infrastruttura costruita negli anni.
La rete che trasforma una molecola in sistema
Dietro il viaggio di una molecola c’è un’infrastruttura fisica, non una promessa. Il pezzo più recente è il gasdotto di 10 chilometri da Heek a Epe, completato da OGE e Nowega alla fine del 2025, che collega il sito di stoccaggio dell’idrogeno. È un dettaglio apparentemente minore, ma è il punto in cui la molecola prodotta a Lingen può essere immagazzinata e distribuita, invece di essere consumata sul posto.
Il progetto GET H2 Nukleus si regge su un finanziamento pubblico: nel luglio 2024 RWE ha ricevuto un impegno di finanziamento di 492 milioni di euro dal governo federale tedesco e dallo stato della Bassa Sassonia. Il progetto è iniziato alla fine di aprile 2022 con il permesso di avvio anticipato dei lavori rilasciato dal BMWK, e parte del progetto è finanziata dal governo federale e dagli stati della Bassa Sassonia e della Renania Settentrionale-Vestfalia nell’ambito del programma IPCEI Hy2Infra. Già nel febbraio 2024 la Commissione europea aveva approvato IPCEI Hy2Infra come terzo IPCEI nel campo dell’idrogeno.
Il disegno è più ampio della singola tratta. Nell’ottobre 2024 la Bundesnetzagentur ha approvato la rete centrale dell’idrogeno, composta da 9.040 chilometri di condotte con costi di investimento totali previsti di 18,9 miliardi di euro. Circa il 60% delle condotte saranno convertite da gas naturale, il 40% sarà di nuova costruzione, con entrata in funzione graduale fino al 2032. La molecola arrivata a Marl non viaggia ancora su quella rete: viaggia su un’infrastruttura più corta e già operativa, ma il salto di scala è esattamente quello che la rete centrale dovrà permettere.
200 MW oggi, 300 domani: il confronto che decide il mercato
La rete c’è, almeno nelle sue prime tratte operative. Ora servono i volumi, ed è qui che il confronto industriale si fa duro. RWE punta su Lingen come impianto di riferimento: 200 megawatt entro fine 2026, 300 dal 2027. Per dare un ordine di grandezza ai concorrenti: nel luglio 2024 Shell ha preso una decisione finale di investimento per REFHYNE 2, un elettrolizzatore PEM da 100 megawatt nel parco energetico e chimico di Shell a Rheinland. A partire dal 2027, il sistema elettrolizzatore da 100 MW di Accelera produrrà fino a per il progetto di idrogeno verde di bp a Lingen. Due concorrenti da 100 MW, uno da 300: la differenza è di scala, ma il punto non è solo chi ha più megawatt.
Il vero banco di prova è quanto idrogeno sarà davvero disponibile, a quale costo e per chi. La capacità nominale di un elettrolizzatore non si traduce automaticamente in idrogeno consegnato: contano il rendimento, i costi di conversione, la disponibilità di energia elettrica e la domanda industriale effettiva. La prima molecola arrivata a Marl dimostra che il sistema funziona in condizioni reali; non dice ancora quanto potrà spingere sui volumi.
La prima molecola non è un traguardo, è un banco di prova. Il progetto GET H2 Nukleus ha dimostrato di saper chiudere il cerchio tra produzione, trasporto e consumo; adesso deve dimostrare di saperlo fare con continuità, a costi decrescenti e con la capacità realmente disponibile. Per chi installa o gestisce impianti a idrogeno, l’arrivo a Marl è il segnale che si passa dalla promessa all’esercizio: da qui in avanti contano i numeri reali, non quelli dei progetti.




