Sardegna ha già la legge sulle aree idonee, la Puglia è ferma a uno schema.

La Puglia si racconta come la regina delle rinnovabili. Ma regina senza regole: la norma che stabilisce dove gli impianti si possono fare e dove no non è ancora in vigore. La Sardegna è stata la prima ad approvare la legge sulle aree idonee per impianti a fonti rinnovabili. Nel frattempo la Giunta di Antonio Decaro ha messo in fila un pacchetto di interventi che va dall’erosione costiera all’idrogeno verde, come emerge da l’intervista all’assessora all’Ambiente Debora Ciliento.

Il paradosso pugliese: primato rinnovabile, ma la normativa l’ha scritta un’altra regione

Il paradosso regge alla prova dei fatti. La Puglia è già oggi una delle regioni più avanzate nel campo delle energie rinnovabili, eppure il primato normativo non le appartiene. Essere avanti negli impianti non significa essere avanti nelle regole: la Sardegna ha chiuso per prima il percorso politico, mentre la Puglia è rimasta nella rincorsa.

Il contesto istituzionale è recente. Antonio Decaro è stato eletto presidente con le elezioni regionali del 23 e 24 novembre 2025 e proclamato il 7 gennaio 2026; già a gennaio, il 16, ha presentato la nuova Giunta regionale composta da 10 assessori, 6 uomini e 4 donne. In quella squadra c’è Debora Ciliento, che firma l’intervista. Non arriva dal nulla: è stata assessora comunale a Trani con deleghe a Istruzione, politiche sociali, infanzia e pari opportunità e, dal 2024, assessora regionale ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile. Nell’intervista di luglio parla da assessora all’Ambiente: la transizione, in Giunta, cambia casella.

Erosione, marmettola, elicotteri e idrogeno: il cantiere disordinato della Giunta

Dalla rincorsa normativa si passa alle misure annunciate a luglio. Ma “misure” è una parola che copre situazioni molto diverse, e l’elenco ha un’eterogeneità che va guardata con attenzione.

Sull’erosione costiera, Ciliento rivendica che «questa amministrazione ha già approvato alcune misure per arginare l’erosione costiera, di competenza di altri Assessorati». In una sola frase ci sono insieme il risultato e la delega altrove: l’annuncio c’è, ma la responsabilità è di altri assessorati. Per chi guarda da fuori, capire chi fa cosa non è banale.

La Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici è ancora in fase di redazione: la Cabina di Regia regionale, con il coordinamento del Dipartimento Ambiente e il supporto tecnico-scientifico del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, «è già al lavoro per la definizione e la redazione» del documento. È il linguaggio dei cantieri aperti, non delle cose fatte.

Sul fronte dell’economia circolare, l’assessora spiega: «Stiamo lavorando sul sottoprodotto della marmettola, scarto della lavorazione del marmo che può diventare materia prima nell’edilizia o nei cementifici». Anche qui il verbo è al presente progressivo: non è un atto approvato, è un lavoro in corso.

Poi c’è la flotta antincendio. «Abbiamo finalmente gli elicotteri della flotta antincendio regionale», dice Ciliento, ricordando che sono «di aiuto alle squadre Aib che operano a terra». Quel «finalmente» racchiude una storia: il ritardo è ora colmato, ma il ritardo c’è stato.

Infine l’idrogeno verde, «al momento previsto nel trasporto ferroviario regionale». La parola chiave è «previsto»: nuove filiere e ricerca scientifica vengono evocate, ma siamo nell’ambito della pianificazione.

Messe in fila, le cinque voci raccontano una transizione intesa come contenitore: difesa del suolo, economia circolare, protezione civile, trasporti. Non è illegittimo, ma è un elenco. Su risorse, tempi e ordine di priorità l’intervista non offre numeri. E la domanda resta: chi beneficia davvero di questa lista, e chi paga il prezzo delle scelte?

Il vero banco di prova: ulivi, Dop e imprese dell’energia

Dentro quel testo c’è una scelta di campo: la Giunta ha inteso introdurre «alcune specifiche che puntano a tutelare il paesaggio e l’agricoltura sancendo come interesse pubblico prevalente la conservazione degli ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità (DOP, IGP, biologico) e delle tradizioni locali». La provocazione è tutta qui. La transizione pugliese si gioca sulla capacità di dire dove sì e dove no. Il testo di marzo prova a fissare una gerarchia: gli ulivi, le Dop e le tradizioni locali pesano più dell’interesse energetico. Ma uno schema di disegno di legge non è una legge: deve passare in Consiglio, e poi deve reggere il confronto con le imprese dell’energia.

Se non si scioglie questo nodo, ogni misura rischia di restare un annuncio. La domanda finale non è tecnica, è politica: riuscirà la nuova Giunta a trasformare l’elenco di luglio in una strategia coerente, o la Puglia resterà la regione delle rinnovabili che insegue le regole degli altri?