Il certificato Gold di Qinghai Lihao, in procinto di essere acquisita da Tongwei, risale fino alle miniere di quarzite
Il 36% è già una quota da oligopolio. Ma se a quel numero si aggiunge un certificato di tracciabilità che risale fino alle miniere di quarzite — primo in Cina per il polisilicio — quella quota cambia natura: non misura più solo capacità produttiva, ma accesso preferenziale a mercati sempre più regolamentati. Lo scorso 16 luglio, Qinghai Lihao Clean Energy ha ottenuto la prima certificazione di tracciabilità SSI per un impianto di polisilicio in Cina, con la supervisione dell’ente tecnico tedesco TÜV Rheinland. Non è un dettaglio procedurale: è il punto in cui un primato tecnico inizia a somigliare a un vantaggio commerciale.
Per capire perché quel 36% vale più della somma delle sue parti conviene partire dal certificato, e dall’azienda che lo ha ottenuto. Qinghai Lihao Clean Energy è una storia relativamente recente: ha iniziato a produrre polisilicio nell’agosto 2022. Il fatto che si tratti di un nuovo entrante, e non di un veterano del settore, rende il primato più significativo. Secondo Johannes Bernreuter, esperto di mercato del polisilicio, l’azienda è stata «il nuovo entrante di maggior successo nel mercato del polisilicio dal 2021». Il successo non è passato inosservato: lo scorso febbraio Tongwei — il più grande produttore mondiale di polisilicio — ha annunciato l’intenzione di acquisirla integralmente.
L’impianto di Xining non si è fermato alla tracciabilità: ha ottenuto anche una certificazione iniziale argento per lo standard ESG della SSI, che valuta criteri come le emissioni di carbonio, le pratiche aziendali e il trattamento della forza lavoro. È però il capitolo tracciabilità a segnare la differenza. Secondo la Solar Stewardship Initiative, Qinghai Lihao è il primo sito di polisilicio in assoluto a essere certificato secondo i propri standard. E la certificazione iniziale di livello Gold consente di tracciare il materiale fino alle miniere di quarzite all’inizio della catena: per un settore con filiere notoriamente opache, questo significa ricostruire il percorso del materiale dalla sabbia al wafer. Ma un certificato vale solo se apre una porta. Quale porta?
La porta si chiama Bruxelles
La porta si chiama Bruxelles. Il nuovo quadro normativo europeo non accetta più dichiarazioni di principio: pretende tracciabilità documentata. Lo standard di tracciabilità della catena di fornitura della SSI è stato progettato per supportare le aziende nel soddisfare i requisiti normativi: la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD), la direttiva sulla due diligence (CSDDD) e il regolamento sul divieto di lavoro forzato.
Tradotto in termini pratici: la certificazione fornisce a Lihao — e al suo acquirente Tongwei — uno strumento di garanzia per le esportazioni verso mercati regolamentati. La differenza tra avere e non avere questo strumento non è marginale. Per un produttore che vuole continuare a vendere in Europa, dimostrare la provenienza del materiale lungo tutta la catena sta diventando un requisito di accesso, non un optional. Chi può tracciare il silicio fino alla miniera può rispondere alle richieste dei compratori europei con un dossier verificato da un ente indipendente. Chi non può, deve accettare di restare fuori.
Non è un esercizio teorico. Il regolamento europeo sul lavoro forzato, in particolare, rende la tracciabilità uno strumento di gestione del rischio: le aziende devono poter dimostrare che le loro catene di approvvigionamento sono esenti da pratiche vietate. Una certificazione che risale alle miniere di quarzite riduce l’esposizione a contestazioni, blocchi doganali e perdita di clienti. È esattamente il tipo di garanzia che i buyer europei iniziano a chiedere. Resta una domanda: chi altro può varcare la stessa porta?
Il 36% e chi insegue
Se la certificazione apre la porta europea, il panorama competitivo diventa una questione di chi arriva prima alla miniera. Qui il 36% torna al centro. L’acquisizione di Lihao porterebbe Tongwei a una quota di mercato combinata del 36%. È una cifra da oligopolio, ma da sola non dice molto: la domanda è cosa ci stia dietro. L’impianto certificato SSI è gestito da Lihao, l’azienda che Tongwei sta acquisendo. Chi compra Lihao compra anche il certificato, e con esso la capacità di offrire ai clienti europei una garanzia di tracciabilità che nessun altro produttore cinese di polisilicio può attualmente vantare.
I concorrenti non stanno fermi. Le fabbriche di Trinasolar a Yiwu e Yancheng hanno ottenuto per prime la certificazione Silver-level per la tracciabilità SSI. Ma la certificazione Gold di Lihao, arrivata due mesi dopo, va un passo più a monte, dove la tracciabilità è più difficile da dimostrare. È questa la differenza che conta: non essere certificati, ma essere certificati fino al punto in cui la filiera è più difficile da ricostruire.
Il prossimo trimestre dirà se i concorrenti inseguono o se il divario si allarga. Il tempo, in questo caso, è un fattore competitivo: ogni mese in cui i concorrenti non dispongono di una certificazione di tracciabilità a monte equivalente è un mese in cui Tongwei può trasformare la trasparenza in relazioni commerciali.
Per i prossimi mesi il numero da tenere d’occhio resta il 36%. Se la tracciabilità diventa prerequisito per l’export verso l’Unione europea — e la direzione normativa è quella — quella quota smette di essere solo capacità produttiva e diventa moltiplicatore di accesso al mercato. Il polisilicio, per la prima volta, si misura in trasparenza oltre che in tonnellate.




