Il criterio sociale supera la resa energetica nella valutazione tecnica, ma restano contraddizioni su durata e vincoli
A quasi un mese dalla pubblicazione dei sei bandi del Demanio, il numero che conta non è un megawatt ma un punteggio: 25 su 100, il massimo attribuito a un singolo criterio nella valutazione tecnica delle offerte, e premia la costituzione o l’adesione a una Comunità Energetica Rinnovabile che coinvolga almeno un Comune. Su circa 50 ettari di terreni statali inutilizzati, vince chi porta un’amministrazione comunale, non solo pannelli. È il quadro che emerge da un’analisi di pv magazine Italia pubblicata lo scorso 16 luglio.
25 punti per la comunità
I sei bandi mettono a disposizione delle Esco otto terreni statali inutilizzati, per un totale di circa 50 ettari distribuiti tra Abruzzo, Campania, Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto; le offerte scadono il 7 dicembre. Secondo Andrea Vallese, presidente di AICER, la costituzione o l’adesione a una CER che coinvolga almeno un Comune rappresenta il criterio qualitativo con il peso maggiore nella valutazione delle offerte. Tradotto in punteggio: nella valutazione tecnica questo elemento vale fino a 25 punti su 100, più di qualsiasi altro singolo criterio.
Non è una scelta improvvisata. Lo confermano gli atti pubblicati dall’Agenzia del Demanio, che prevedono un punteggio premiale per i progetti che includono la costituzione o l’adesione a Comunità Energetiche Rinnovabili con il coinvolgimento di almeno un Comune. Resta una domanda: perché un criterio sociale pesa più della resa energetica?
La genealogia del punteggio
La risposta non sta solo nei sei bandi, ma in una stratificazione di incentivi e progetti pilota che li hanno preceduti. Già nel gennaio 2024, il decreto MASE sulle CER aveva costruito il terreno per questa impostazione: prevede un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR, per le comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti, oltre a una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa su tutto il territorio nazionale. In questo schema il Comune non è un accessorio: è il soggetto che rende il progetto socialmente riconoscibile e finanziariamente più solido.
Nella primavera del 2025, un progetto pilota di partenariato pubblico-privato aveva già testato la concessione di terreni pubblici inutilizzati per impianti fotovoltaici. I primi quattro bandi di quel progetto interessavano appezzamenti in Friuli-Venezia Giulia, Molise, Puglia e Umbria. I sei bandi attuali sono l’estensione di quella logica, ma ne ereditano anche alcune contraddizioni: cinque documenti, su sei, attribuiscono in un punto il massimo punteggio alla durata più breve della concessione e in un altro alla durata maggiore. Non è un dettaglio tecnico: la durata determina il valore economico dell’investimento per una Esco. C’è poi il caso del lotto piemontese dell’ex caserma Pietro Mazza di Casale Monferrato, dove l’area in concessione misura 66.650 metri quadrati ma la superficie effettivamente utilizzabile per gli impianti scende a circa 47.700 metri quadrati a causa di un vincolo aeroportuale.
Resta da capire se le Esco sapranno navigare tra contraddizioni e vincoli, o se qualche lotto resterà deserto.
La gara parallela
Dalle carte dei bandi alle regole di mercato: il destino dei terreni demaniali si decide anche altrove. Lo scorso 18 giugno il ministro Pichetto ha firmato il decreto FER X definitivo, che fissa un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile: 10 GW sono riservati agli impianti fino a 1 MW, che accedono direttamente al meccanismo di supporto, mentre 27,15 GW vanno agli impianti più grandi, destinati alle procedure competitive del GSE. Nel frattempo il quadro regionale resta instabile: alcune leggi regionali hanno un effetto retroattivo, e un report di Legambiente segnala che la normativa sarda mette a rischio anche i progetti già autorizzati o in fase di autorizzazione.
La domanda non è se le CER riceveranno terreno, ma se i progetti riusciranno a entrare nel contingente giusto prima che nuove regole li blocchino. Per questo il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è 10 GW: il contingente FER X riservato agli impianti fino a 1 MW, quelli più compatibili con le Comunità energetiche e con i bandi del Demanio. Chi avrà progetti pronti e comunità vere guadagnerà il vantaggio; gli altri resteranno a guardare.




