Il nuovo presidente arriva da thyssenkrupp, dove la controllata Nucera ha quadruplicato gli ordini nel secondo trimestre
L’idrogeno europeo cambia presidente prima del previsto. Lo scorso 29 luglio il consiglio di Hydrogen Europe ha eletto Miguel López, ceo di thyssenkrupp, al posto di Sebastian Boden di Air Liquide. Il passaggio brucia i tempi: Boden lascia prima della scadenza naturale del mandato, fissata a giugno 2027. Il paradosso è tutto qui. Un settore che predica resilienza sceglie come guida il ceo di un gruppo la cui controllata, thyssenkrupp Nucera, ha quasi quadruplicato la raccolta ordini nel secondo trimestre dell’anno fiscale, portandola da 83 a 316 milioni di euro. Non è un dettaglio né una coincidenza: il nuovo presidente arriva con i numeri di chi rende possibile l’idrogeno verde su scala industriale, non con quelli di chi gestisce soltanto un’associazione.
Si apre così una fase diversa per Hydrogen Europe. E la domanda è immediata: perché Boden lascia in anticipo? E soprattutto, cosa cambia davvero nella strategia dell’associazione?
Un cambio al vertice che brucia i tempi
Il mandato di López durerà fino a giugno 2029. Succede a Boden, eletto in precedenza con un mandato che sarebbe scaduto nel 2027 e che ora rimarrà nel consiglio di amministrazione. Secondo la ricostruzione di Hydrogen Europe, la priorità di Boden era la ristrutturazione dell’associazione: completata quella, il board ha ritenuto che fosse il momento giusto per aprire una fase nuova. Tradotto dal linguaggio istituzionale: si passa da una presidenza organizzativa a una presidenza industriale. López non è un profilo neutro. È il ceo di un gruppo siderurgico e, allo stesso tempo, il ceo del segmento Decarbon Technologies.
Il precedente, del resto, dice qualcosa sulla fisiologia di Hydrogen Europe. Prima di Boden, la presidenza era stata nelle mani di Sopna Sury, dimessasi per guidare il business eolico onshore e fotovoltaico di RWE in Europa e Australia. Anche in quel caso il cambio arrivò prima della fine del mandato. Ma se allora la ragione era esterna, un passaggio di carriera, oggi l’uscita anticipata di Boden ha un significato politico: l’associazione considera chiusa la fase della riorganizzazione e chiede di entrare in una stagione di pressione su Bruxelles.
La resilienza come imperativo: parole e realtà
López non arriva senza agenda. Negli ultimi anni è diventato sempre più vocale sull’idrogeno, partecipando a un nuovo gruppo di pressione che chiede all’Unione europea di dare priorità a progetti “industrialmente ancorati”. In un comunicato di thyssenkrupp ha spiegato che la vulnerabilità dell’Europa è strutturale: la dipendenza da energia, tecnologie, supply chain e materiali critici esterni minaccia prosperità e leadership industriale di lungo periodo. Ha usato parole precise: la resilienza, ha detto, è diventata un imperativo politico ed economico che richiede azione. Non è uno slogan, almeno non nella forma. È una richiesta di ancorare l’idrogeno a fabbriche, acciaio, chimica, logistica: a commesse concrete, non a documenti di scenario.
La tesi ha una sua coerenza. Ma va osservata anche da un altro lato. L’Europa dell’idrogeno continua a dipendere dall’esterno per componenti, tecnologie e materiali critici, e l’autonomia invocata da López convive con una catena del valore che resta in parte fuori dal continente. La resilienza viene presentata come un imperativo: i numeri del mercato, però, raccontano una realtà più selettiva. Non tutti i produttori hanno la stessa capacità di trasformare gli annunci in ordini.
I numeri che contano
Qui entra in gioco thyssenkrupp Nucera. Nel trimestre chiuso lo scorso 31 marzo, la società ha quasi quadruplicato la raccolta ordini del Gruppo a 316 milioni di euro, contro gli 83 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Secondo il ceo Werner Ponikwar, è il valore più alto di nuovi ordini dalla IPO del luglio 2023, e questo nonostante il mercato sia rimasto volatile. È il biglietto da visita che López porta al vertice di Hydrogen Europe: una controllata che produce risultati in un contesto debole.
Il dato, però, va letto per quello che è: la performance di un singolo campione industriale. Non dice se la domanda di idrogeno in Europa stia diventando strutturale o se siano pochi grandi progetti ad assorbire gli ordini. La nuova agenda di Hydrogen Europe chiede a Bruxelles di mettere al centro i progetti industrialmente ancorati. Ora tocca a López dimostrare che la presidenza non sarà solo la voce di thyssenkrupp, ma quella di un settore capace di uscire dalla dipendenza strutturale. La domanda non riguarda soltanto l’associazione: l’UE seguirà questa agenda o la resilienza resterà uno slogan?




