Il finanziamento del Fondo sociale per il clima dipende da un mercato posticipato e dal prezzo CO2
86,7 miliardi di euro da mobilitare entro il 2032, 50 milioni di quote dall’ETS esistente, un piano italiano da 9,3 miliardi. Sono i numeri del Fondo Sociale per il Clima e dell’ETS2, il nuovo mercato europeo delle emissioni per edifici e trasporti. Ma il calendario non torna: gli adempimenti amministrativi sono partiti nel 2025, le aste sono slittate al 2028. Sul portale italiano dedicato all’ETS2 si legge che il sistema prende avvio nel 2025, con autorizzazioni entro il 1° gennaio e comunicazioni delle emissioni entro il 30 aprile di ogni anno. La stessa pagina collocava la fase di mercato dal 2027; una decisione successiva ha cambiato i tempi.
2023, 2025, 2027, 2028: la linea del tempo che non torna
Il punto di partenza è il 2023. In quell’anno, con la revisione della direttiva ETS, è stato creato un nuovo sistema di scambio di quote, ETS2, separato dall’ETS esistente. Copre le emissioni di CO2 da combustione di carburanti negli edifici, nel trasporto stradale e in settori aggiuntivi, soprattutto piccola industria non coperta dal sistema attuale.
Gli obblighi sono partiti prima del mercato. Entro il 1° gennaio 2025 i soggetti regolamentati dovevano avere l’autorizzazione per immettere in consumo combustibili nelle attività previste dalla direttiva 2003/87/CE. Dal 2025 è scattato il monitoraggio delle emissioni dei combustibili immessi in consumo, con comunicazione all’Autorità Nazionale Competente entro il 30 aprile di ogni anno; sempre entro il 30 aprile 2025 andavano comunicate le emissioni storiche del 2024, monitorate in modo semplificato.
Sul portale italiano, la fase di mercato era indicata in partenza dal 2027, con messa all’asta delle quote e restituzione entro il 31 maggio 2028. In seguito a una decisione del Consiglio UE e del Parlamento Europeo nel marzo 2026, però, l’avvio è stato posticipato di un anno, al 2028. La prima restituzione dei certificati, di conseguenza, non è più quella del 2028: per le emissioni dell’anno 2028 sarà dovuta entro il 31 maggio 2029.
Se il mercato delle aste scatta solo nel 2028, da dove arrivano intanto i soldi che dovrebbero alimentare il Fondo Sociale per il Clima?
Il Fondo che mobilita 86,7 miliardi (e il piano italiano da 9,3)
La risposta sta nelle regole di finanziamento. Secondo le stime della Commissione europea, il Fondo Sociale per il Clima mobiliterà almeno 86,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032. Il canale di alimentazione è duplice: i ricavi delle aste delle quote ETS2 e 50 milioni di quote provenienti dal sistema ETS esistente. In altre parole, la parte più consistente dei fondi dipende da un mercato delle aste che nel calendario europeo è slittato al 2028.
In Italia, il Consiglio dei ministri del 4 agosto 2025 ha esaminato il Piano Sociale per il Clima, dal valore complessivo di 9,3 miliardi di euro, predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Lo strumento è destinato a famiglie, microimprese e mobilità. L’importo italiano va letto nel perimetro europeo: 9,3 miliardi su almeno 86,7 miliardi equivalgono a poco più di un decimo della mobilitazione complessiva.
Ma questi importi convivono con un’altra scadenza: il destino del prezzo nazionale della CO2.
Dal 2027 il carbonio cambia prezzo
Sul fronte nazionale, però, c’è una scadenza che non slitta. Stando a una scheda di Clean Energy Wire sul sistema tedesco, dal 2027 il prezzo nazionale della CO2 sarà sostituito dall’ETS II, che include le emissioni dei settori edilizia e trasporti. Il paradosso è evidente: se il prezzo nazionale esce di scena nel 2027 e le aste dell’ETS2 partono nel 2028, si apre un possibile intervallo da monitorare, almeno per i mercati nazionali che seguivano quel percorso.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il 31 maggio 2029: prima restituzione dei certificati per le emissioni 2028. La vera incognita è se il rinvio dell’ETS2 al 2028 apra un vuoto proprio quando il prezzo nazionale della CO2 uscirà di scena nel 2027.




