Nella gara da 320 milioni per il triennio 2027-2029, Leonardo chiede ai fornitori certificazioni ESG e obiettivi di decarbonizzazione validati

Prendete il responsabile acquisti di una media impresa manifatturiera del Nord. Davanti a lui, la bolletta elettrica e una decisione che torna ogni anno: bloccare un prezzo fisso per i prossimi dodici mesi e dormire sonni tranquilli, oppure puntare su un contratto con quota di rinnovabili e certificati verdi, accettando un premio che oggi sembra un costo in più. Sembra un dettaglio da addetti ai lavori, un rovello da ufficio tecnico. Ma la scelta che quel manager sta facendo in queste settimane è la stessa, ingigantita alla scala di un colosso da 17 miliardi di fatturato, che Leonardo Global Solutions ha messo nero su bianco in una gara da 320 milioni di euro per la fornitura di energia elettrica nel triennio 2027-2029 per tutti i siti del Gruppo Leonardo. E non si tratta solo di prezzo.

320 milioni di ragioni per essere sostenibili

Trecentoventi milioni di euro. È l’importo complessivo messo sul piatto da Leonardo Global Solutions, la società di servizi condivisi del gruppo che gestisce, tra le altre cose, l’approvvigionamento energetico. La scadenza per presentare le offerte era fissata per lo scorso 27 luglio. Un appalto enorme, che da solo racconta quanto l’energia elettrica sia diventata una voce strategica per l’industria italiana, non solo per i costi ma per quello che rappresenta in termini di posizionamento competitivo.

Il punto non è secondario: nella documentazione di gara per le forniture energetiche, Leonardo ha cominciato a chiedere qualcosa in più ai propri fornitori. Nella gara per il gas, resa pubblica a metà luglio, la performance ESG valutata da Ecovadis — un’organizzazione indipendente specializzata nella valutazione di criteri ambientali, sociali e di governance — e l’adesione alla Science Based Target initiative (SBTi), che supporta le aziende nel definire piani di decarbonizzazione validati dalla scienza climatica, saranno elementi valorizzati in fase di selezione. Tradotto dal linguaggio dei bandi: chi può dimostrare di avere processi sostenibili certificati e obiettivi climatici allineati alla scienza parte avvantaggiato. Non è ancora obbligatorio, ma è un chiaro vantaggio competitivo. E ciò che compare nella gara gas è destinato a diventare prassi anche per le forniture elettriche, se non già in questo bando, certamente nei prossimi.

Per i fornitori di energia — utility, trader, grossisti — il messaggio è inequivocabile: non basta più offrire il megawattora al prezzo più basso. Bisogna portare in dote certificazioni, rendicontazione, trasparenza sulla quota di rinnovabili e sull’impronta carbonica. Perché il cliente finale, soprattutto quando è un gruppo quotato e sottoposto agli obblighi di rendicontazione non finanziaria, ha bisogno di contabilizzare ogni tonnellata di CO₂ evitata. E a cascata, questa esigenza si trasmette a tutta la filiera.

Il bando per la fornitura di energia elettrica copre il triennio 2027-2029 e riguarda tutti i siti italiani del perimetro Leonardo: stabilimenti, uffici, centri di ricerca. Un orizzonte temporale di medio periodo che dice molto sulla strategia di approvvigionamento del gruppo. Tre anni sono un arco di tempo sufficiente per costruire partnership solide con i fornitori, per chiedere miglioramenti progressivi negli indicatori di sostenibilità e per dare prevedibilità ai costi in una fase in cui i prezzi dell’energia restano volatili.

Oltre il bando: la strategia energetica di Leonardo

Dietro la gara c’è una regia che va oltre il semplice approvvigionamento. Leonardo Global Solutions, la società che gestisce i servizi condivisi del gruppo, ha il compito di tenere insieme tutte le esigenze energetiche delle numerose controllate. Non si limita a comprare elettricità e gas al miglior prezzo: definisce la strategia complessiva, valuta le opportunità di autoproduzione, negozia con i grandi player del settore. Ed è in questa cabina di regia che si leggono le scelte che contano davvero per il futuro.

Una su tutte: Leonardo detiene una partecipazione del 10% in Nuclitalia, la joint venture creata nel maggio 2025 insieme a Enel e Ansaldo Energia per studiare le opportunità di sviluppo del nucleare in Italia. Una quota di minoranza, certo, ma che segnala una direzione precisa. Mentre nel breve termine il gruppo si garantisce forniture di energia elettrica con criteri ESG sempre più stringenti, sul lungo termine guarda a un mix energetico che potrebbe includere il nucleare di nuova generazione — small modular reactor, tecnologie ancora in fase di sviluppo ma su cui diversi player industriali stanno investendo.

È un contrasto interessante, che fotografa bene la complessità del momento. Da un lato, l’urgenza di ridurre le emissioni e rendicontare la sostenibilità già oggi, con gli strumenti disponibili: contratti di fornitura con garanzie di origine rinnovabile, valutazioni ESG dei partner, piani di decarbonizzazione certificati. Dall’altro, la consapevolezza che il sistema elettrico del futuro avrà bisogno di fonti programmabili e a bassa emissione che vadano oltre l’intermittenza di sole e vento, e che il nucleare potrebbe essere una di queste — se e quando i tempi tecnici, normativi e politici lo consentiranno.

Per chi partecipa a gare come questa, la sfida è duplice. Vincere l’appalto significa garantire non solo elettroni verdi a prezzi competitivi per tre anni, ma anche la solidità finanziaria, la capacità logistica e la credibilità tecnica per accompagnare un gigante industriale in una fase di transizione. Non basta un’offerta economica aggressiva: serve dimostrare di avere solidità patrimoniale, competenze nella gestione del rischio energetico e, sempre più, un profilo ESG che regga il confronto con le valutazioni di agenzie indipendenti. Chi non si attrezza, resta fuori dai contratti più grandi e strutturati.

E questo ci riporta al manager della nostra media impresa. La direzione è chiara e vale per tutti, non solo per i colossi dell’aerospazio e difesa. I criteri ESG stanno entrando nei capitolati di gara, nelle richieste delle banche che finanziano gli investimenti, nelle polizze assicurative. Scegliere oggi un contratto di fornitura con una quota di energia rinnovabile non è un vezzo da bilancio di sostenibilità: è un investimento che tra due o tre anni potrebbe fare la differenza tra essere un fornitore qualificato o restare fuori dalla porta. I 320 milioni di Leonardo sono un campanello che suona per tutti.