L’iter burocratico ha rallentato l’avvio della CER irpina, ora operativa grazie alla piattaforma blockchain della start-up laziale Koala

A luglio 2024, l’annuncio del Comune di San Martino Valle Caudina parlava di iter concluso e di una CER finalmente realtà. Poi, un lungo silenzio. Ci sono voluti ventiquattro mesi esatti — fino al 13 luglio 2026 — perché la comunità energetica rinnovabile «Un Passo Avanti» venisse accesa. A prima vista è un traguardo: l’Irpinia si dota di uno strumento che promette di redistribuire energia pulita e incentivi. A guardare meglio, quei due anni di attesa raccontano il divario tra l’ambizione politica delle CER e la loro faticosa concretizzazione. E sollevano una domanda scomoda: chi ha guadagnato tempo, e chi guadagnerà davvero denaro, da questo percorso?

Una partenza in salita

La cronologia è impietosa. Già nell’ottobre 2024 il Comune aveva pubblicato un avviso per individuare i partecipanti, delineando le tre figure canoniche della CER: produttore, consumatore e prosumer. Il disegno c’era tutto. Mancava la corrente. L’attivazione reale, quella che fa scattare i benefici previsti dal GSE, è arrivata solo lo scorso mese, quando le utenze hanno potuto cominciare a condividere l’energia generata localmente. Per un piccolo comune campano l’attesa non è solo un dettaglio amministrativo: è il tempo in cui i cittadini continuano a pagare bollette piene mentre l’impianto normativo prometteva risparmi. E se il traguardo alla fine è stato tagliato, qualcuno ha spinto perché si arrivasse fin qui. Chi?

Koala, il motore silenzioso

A trainare l’iniziativa è una realtà giovane che ha fatto delle comunità energetiche un mercato. Koala è una start-up innovativa iscritta al registro del Lazio, specializzata in digital energy e energy sharing: fornisce una piattaforma che gestisce iscrizioni, modulistica e flussi economici, certificando ogni passaggio tramite blockchain. Non è un esordio: l’azienda ha già costituito oltre cinquanta CER in tutta Italia. A San Martino Valle Caudina, il Comune ha attivato una partnership diretta con la società per offrire assistenza gratuita a chi vuole aderire. La scelta è pragmatica: un’amministrazione di piccole dimensioni difficilmente avrebbe le risorse per gestire da sola gli adempimenti. Koala mette l’infrastruttura, il Comune mette la regia pubblica. Ma per chi abita a San Martino Valle Caudina, il business di una start-up romana è solo un dettaglio: ciò che conta è cosa mettere in tasca.

La scelta che conta

Ora che la CER è attiva, ognuno deve decidere se restare spettatore o diventare protagonista. Le richieste di adesione possono essere presentate tramite la piattaforma digitale Koala oppure in formato cartaceo all’Ufficio Protocollo del Comune. I ruoli sono tre: produttore, per chi installa pannelli e immette energia in rete; consumatore, per chi riceve una quota dell’energia condivisa; prosumer, per chi fa entrambe le cose. L’incentivo, gestito dal GSE, è un contributo in conto capitale che può coprire fino al 40 per cento delle spese ammissibili per impianti a fonti rinnovabili inseriti in CER. È una cifra rilevante, ma vincolata: si applica solo a Comuni sotto i cinquantamila abitanti e segue le regole del PNRR, quindi tempi di rendicontazione stringenti e procedure non banali.

La transizione energetica arriva nei piccoli comuni con anni di ritardo e avvolta nella carta. Riusciranno i cittadini di San Martino Valle Caudina a trasformare l’opportunità in un risparmio reale, oppure la CER resterà l’ennesima scatola vuota? La risposta, per ora, non sta nei decreti. Sta in quante famiglie decideranno di fidarsi, compilare il modulo, e puntare su un impianto che forse, tra due anni, inizierà a funzionare davvero.