L’operazione del fondo spagnolo si inserisce in un mercato che vede 132 progetti ammessi agli incentivi GSE per una capacità

Cinquantottomilacentodiciannove virgola trentadue standard metri cubi orari. Non è la capacità di un mega-gasdotto, ma il totale dei progetti di produzione di biometano ammessi dal GSE nella terza asta competitiva. Un dato — comunicato dal GSE già nel maggio 2024 — che da solo racconta la portata di un mercato su cui, nei giorni scorsi, si è consumata un’operazione rivelatrice: Bankinter Investment e Plenium Partners, attraverso il fondo Ecualia Capital, hanno acquisito da Green Arrow Capital e IRON RE il 100% di BG Holding S.r.l., la società che controlla due impianti di biometano ad Aprilia, in provincia di Latina.

Dietro questo numero — 58.119,32 Smc/h spalmati su 132 progetti tra nuovi impianti e riconversioni — si nasconde una partita industriale fatta di conversioni lampo, scommesse miliardarie e una domanda che inizia a serpeggiare tra gli operatori: cosa succederà quando tutta questa capacità entrerà effettivamente in esercizio?

58.119 Smc/h: la cifra che sta ridisegnando il biometano italiano

Per capire la posta in gioco bisogna partire proprio da quel dato. I 58.119,32 Smc/h non rappresentano una stima o una proiezione: sono progetti già valutati e ammessi agli incentivi del GSE, l’ente che gestisce i meccanismi di sostegno alle rinnovabili in Italia. Ognuno di questi impianti ha superato una selezione competitiva, ottenendo il diritto a una tariffa incentivante per il biometano immesso in rete. È un volume che, una volta a regime, modificherà in modo strutturale l’offerta nazionale di gas rinnovabile.

I due impianti di Aprilia, ciascuno con una capacità produttiva di 517 Smc/h, rientrano esattamente in questo quadro. Sono stati tra i progetti risultati aggiudicatari nella terza asta del GSE. Lo ha comunicato lo stesso gruppo Bankinter nell’annunciare l’acquisizione, precisando che l’avvio commerciale è previsto tra luglio e settembre di quest’anno. Due date che, lette con il calendario alla mano, significano che una delle due piante potrebbe essere già operativa, mentre l’altra è a poche settimane dall’entrata in produzione.

Si tratta di impianti in conversione: da biogas — la produzione di gas da matrici organiche senza upgrading a metano — a biometano vero e proprio, quello che può essere immesso nella rete nazionale o utilizzato per l’autotrasporto. Una differenza non da poco, perché il passaggio al biometano apre l’accesso agli incentivi e a un mercato molto più ampio.

Da Aprilia a Brescia: due strategie a confronto

Se i numeri del GSE delineano il perimetro, sono le mosse dei player a definirne la geografia. E quelle di Bankinter e Plenium raccontano una strategia a due velocità. Da un lato c’è l’operazione su BG Holding: due impianti esistenti, in fase avanzata di conversione, che entreranno in produzione nel giro di poche settimane. Dall’altro c’è un progetto più ampio, annunciato nei mesi scorsi: Plenium Partners, sempre attraverso Ecualia Capital, ha avviato una piattaforma insieme ad Aragorn Value Leadership per costruire e gestire quattro nuovi impianti di biometano in Italia, con un investimento complessivo che supera i 100 milioni di euro. Ciascuno di questi impianti avrà una capacità di circa 500 Smc/h — dimensioni simili, dunque, a quelle dei due impianti di Aprilia appena acquisiti.

Non è tutto. La stessa piattaforma analizzerà anche impianti di biogas già esistenti per valutarne la riconversione a biometano. Un dettaglio che rivela la logica industriale sottostante: non si tratta solo di costruire nuova capacità, ma di intercettare il parco impianti biogas italiano — uno dei più sviluppati d’Europa — e convertirlo per accedere agli incentivi del biometano. Una leva competitiva potenzialmente enorme, perché riduce i tempi di realizzazione rispetto alla costruzione di impianti ex novo.

Per Bankinter, questa operazione si inserisce in una riorganizzazione più ampia del business degli asset alternativi. Lo scorso marzo la banca spagnola ha integrato la propria gestora di fondi alternativi, Bankinter Investment, con Plenium Partners — suo partner dal 2017 e specializzato in energie rinnovabili. L’operazione, secondo fonti finanziarie citate da Expansión, ha una valutazione di circa 1.000 milioni di euro e porterà Plenium a detenere una partecipazione del 27,5% nella filiale di Bankinter. Una mossa che ha creato un veicolo con la potenza di fuoco necessaria per muoversi rapidamente su asset come BG Holding.

Dall’altro lato della transazione, Green Arrow Capital — principale gruppo indipendente italiano nell’investimento alternativo, con 8.000 milioni di euro in gestione — ha ceduto l’asset dopo averlo sviluppato. Non è la prima volta che Green Arrow vende impianti di biometano: nei mesi scorsi il suo portafoglio di sette impianti in provincia di Brescia, con una capacità produttiva combinata di circa 190 GWh all’anno — derivata dalla lavorazione di 350.000 tonnellate di materie prime — è stato acquisito da Verdalia Bioenergy, società partecipata da Goldman Sachs Asset Management. Due operazioni che mostrano come il mercato italiano del biometano sia entrato nella fase in cui i fondi che sviluppano i progetti iniziano a cederli a player con orizzonti di investimento più lunghi o con strategie di aggregazione.

La differenza di scala è istruttiva: i due impianti di Aprilia totalizzano circa 1.034 Smc/h, mentre il portafoglio bresciano di Verdalia viaggia su volumi espressi in GWh — una misura di energia prodotta su base annua, non di capacità oraria. Sono due logiche diverse: la conversione rapida di piccoli-medi impianti da una parte, la costruzione di grandi portafogli dall’altra. Bankinter e Plenium, con l’acquisizione di BG Holding e la piattaforma con Aragorn, sembrano voler presidiare entrambi i fronti.

E adesso? La conversione che vale miliardi

Le due piante di Aprilia entreranno in produzione tra luglio e settembre. Ma sono solo la punta di un iceberg molto più grande. Dei 132 progetti ammessi dal GSE nella terza asta, molti sono ancora in fase di realizzazione o conversione. Quando tutta questa capacità — 58.119,32 Smc/h — sarà effettivamente operativa, il mercato del biometano italiano si troverà con un’offerta che non ha precedenti.

E qui si pone una domanda che riguarda tanto gli operatori industriali quanto gli investitori finanziari: cosa succederà al prezzo dei certificati di immissione in consumo quando questa massa di biometano arriverà sul mercato? Il meccanismo incentivante del GSE prevede un sistema di aste competitive: le tariffe vengono assegnate al ribasso, e un’offerta abbondante potrebbe comprimere i margini nelle aste future. Per chi ha già ottenuto l’incentivo — come i due impianti di Aprilia — il rendimento è blindato. Ma per chi sta costruendo nuova capacità in attesa delle prossime aste, lo scenario diventa meno prevedibile.

Con oltre 100 milioni già stanziati per quattro impianti, il fondo Ecualia Capital potrebbe non fermarsi qui. La piattaforma con Aragorn è strutturata per crescere, e la conversione dei vecchi impianti di biogas è una partita appena cominciata. Da tenere d’occhio, nei prossimi mesi, è proprio il prezzo dei certificati di biometano: se l’offerta dovesse anticipare la domanda, la rincorsa potrebbe trasformarsi in una selezione naturale tra i progetti. E non tutti, forse, arriveranno al traguardo.