Dietro l’operazione dei due impianti di Aprilia c’è un meccanismo di incentivi pubblici che copre fino al 40% dei costi

Le cronache finanziarie lo scorso 29 luglio hanno registrato l’acquisizione del 100% di BG Holding S.r.l. da parte di Bankinter Investment e Plenium Partners, attraverso il fondo Ecualia Capital. I venditori sono Green Arrow Capital e IRON RE. Nel comunicato si parla di due impianti di biometano ad Aprilia, in provincia di Latina, ciascuno con una capacità produttiva di 517 standard cubic meter all’ora, e di un avviamento commerciale atteso proprio in queste settimane, tra luglio e settembre 2026. Tutto molto concreto, molto green, molto in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Peccato che la cifra da guardare non siano i 517 smc/h, ma un altro numero: fino al 40% dei costi di investimento coperti da sovvenzioni pubbliche anticipate, più una tariffa incentivante fissa per 15 anni. Il biometano italiano non è solo energia pulita: è una macchina finanziaria che trasforma gli impegni climatici in rendite a prova di rischio.

La vetrina verde e le aste che contano

La transizione energetica italiana ha un pilastro dichiarato nel biometano, e il Gestore dei Servizi Energetici ne è il banditore ufficiale. Entrambi gli impianti di Aprilia, precisa la nota, sono risultati aggiudicatari di incentivi nella terza asta del GSE. Non è un dettaglio: è la chiave che apre la porta al flusso di denaro. Senza quell’asta, la capacità produttiva resterebbe un numero vuoto.

L’operazione si inserisce in una catena di scambi che ha pochi eguali per intensità nell’ultimo biennio. Green Arrow Capital, il principale gruppo indipendente italiano negli investimenti alternativi con 8 miliardi di euro di masse gestite, aveva già ceduto nel maggio 2024 un portafoglio di sette impianti di biometano in provincia di Brescia a Verdalia Bioenergy, piattaforma sostenuta dai fondi infrastrutturali di Goldman Sachs Asset Management. Ora esce anche da BG Holding, mentre Bankinter e Plenium Partners rafforzano la loro scommessa italiana. La scorsa primavera, le due società avevano fuso le rispettive società di gestione, creando una piattaforma con oltre 5,3 miliardi di capitale impegnato e 7,8 miliardi di investimenti in 11 settori e 14 Paesi. Il veicolo Ecualia Capital, lanciato già nel giugno 2022 con l’obiettivo di raccogliere 175 milioni tra i clienti high‑net‑worth di Bankinter, era stato pensato proprio per investimenti alternativi legati agli obiettivi ambientali dell’Unione. Nell’agosto 2024 aveva già investito oltre 100 milioni in quattro impianti di biometano in Italia, tra cui uno a Pavia risultato anch’esso vincitore della terza asta GSE. Quello che si sta costruendo, impianto dopo impianto, è un portafoglio di asset il cui valore non dipende solo dalla produzione di metano rinnovabile, ma dal diritto a incassare incentivi pubblici per quindici anni.

Il vero moltiplicatore: 40% a fondo perduto e una rendita quindicinale

A ben guardare, dietro l’asta del GSE non c’è solo la competizione per il metano verde. C’è un’architettura di garanzie pubbliche che azzera quasi del tutto il rischio di investimento. Secondo un’analisi pubblicata su Frontiers in Fuels, il meccanismo prevede fino al 40% dei costi di investimento ammissibili coperti da sovvenzioni anticipate, più una tariffa feed‑in di 15 anni che garantisce un reddito stabile per il biometano prodotto. In altre parole: prima ancora di accendere i motori, l’investitore recupera una fetta consistente del capitale esborsato grazie a contributi pubblici (in buona parte provenienti dal PNRR). Poi, per un decennio e mezzo, ogni metro cubo immesso in rete viene remunerato a un prezzo fisso, scollegato dalle oscillazioni del mercato. Il rischio di costruzione, in un contesto di tecnologie ormai mature, è gestibile; il rischio di mercato è semplicemente assente.

Vista così, l’acquisizione di BG Holding assume contorni più nitidi. Gli impianti di Aprilia non sono ancora in funzione, l’avvio commerciale è previsto tra luglio e settembre 2026 — cioè proprio in questi giorni o nelle prossime settimane. Il venditore, Green Arrow Capital, ha sviluppato i progetti, ottenuto le autorizzazioni e, soprattutto, vinto l’asta GSE che assegna i preziosissimi incentivi. Ha poi ceduto la società veicolo a un compratore che ora potrà incassare il 40% a fondo perduto e la rendita feed‑in, con un rendimento prevedibile fin dalla virgola decimale. Daniele Camponeschi, amministratore delegato di Green Arrow Capital, ha commentato che l’ingresso di un investitore internazionale di primario standing conferma il valore degli asset sviluppati e l’attrattività del settore in Italia. Vero. Ma l’attrattività non nasce dalla libera domanda di mercato: è fabbricata a monte, con soldi dei contribuenti.

Profitti a carico nostro

Mentre Goldman Sachs, Bankinter e Plenium Partners si scambiano quote di impianti, la domanda che resta sullo sfondo è elementare: a che prezzo stiamo comprando questa transizione? Il meccanismo delle sovvenzioni anticipate e della tariffa fissa è stato disegnato per attrarre capitali privati verso un settore ritenuto strategico, e ci sta riuscendo. Il punto è che il rischio, in questa filiera, lo sta assumendo quasi interamente la collettività. Il contribuente copre una parte rilevante dei costi di costruzione attraverso fondi pubblici; il consumatore paga la tariffa feed‑in, che si riflette in bolletta sotto forma di oneri di sistema. L’investitore privato, invece, raccoglie il margine.

Non si tratta di sindacare sulla legittimità di un sistema che esiste in tutta Europa. Si tratta di notare che quando un impianto ancora spento cambia proprietario due volte in due anni, con una plusvalenza che incorpora incentivi pubblici già assegnati, il confine tra politica industriale e arbitraggio finanziario si fa evanescente. Le bollette energetiche delle famiglie e delle imprese italiane restano sotto stress, e gli impegni climatici da rispettare sono stringenti. Il biometano è un pilastro della strategia nazionale, e va bene così. Ma finché il rischio è in carico alla fiscalità generale e il profitto è privato, viene il dubbio che si stia costruendo non tanto un futuro a basse emissioni, quanto un nuovo segmento di rendita garantita per la finanza internazionale.

Lo scorso 29 luglio, Bankinter ha annunciato un’operazione di mercato. I 517 metri cubi all’ora di Aprilia sono il pretesto. La vera notizia è un’altra: il biometano italiano è ormai un asset class, e il rendimento lo paga lo Stato.