La società cinese ha raggiunto quasi il 40% del mercato mondiale e il 46,7% di quello domestico, mentre l’Occidente fatica
Mentre l’Europa litiga sui dazi e gli Stati Uniti rincorrono gli incentivi, CATL ha appena messo a segno un semestre che parla da solo: 276,9 miliardi di yuan di fatturato, 54,8 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Lo dicono i numeri, nudi e crudi, contenuti nel report semestrale della società. Numeri che, al netto della retorica sulla diversificazione delle filiere, raccontano una verità più scomoda: il mercato globale delle batterie si sta concentrando nelle mani di un solo attore, e lo sta facendo a una velocità che nessuna politica industriale sembra in grado di arginare.
Il dominio in cifre
Partiamo dai dati. Nel primo semestre del 2026, CATL ha registrato un utile netto attribuibile agli azionisti di 43,3 miliardi di yuan, in crescita del 41,98 per cento su base annua.
Non sono semplici record contabili: sono la fotografia di una macchina che macina volumi e margini mentre il resto del settore arranca.
Nei primi cinque mesi dell’anno, secondo SNE Research, la quota globale dell’azienda nel segmento delle batterie per veicoli elettrici aveva già toccato il 40,2 per cento, due punti e due decimi in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Se allarghiamo lo sguardo all’intero semestre, la percentuale si assesta al 39,9 per cento, comunque in aumento rispetto al 38,2 per cento di un anno fa.
Il dato domestico è ancora più impressionante. Nei primi sei mesi del 2026, stando ai numeri dell’Alleanza per l’innovazione dell’industria cinese delle batterie per auto, CATL è salita al 46,7 per cento del mercato cinese delle autovetture, guadagnando 5,6 punti percentuali in dodici mesi.
Quasi un’auto su due, in Cina, monta batterie CATL. E non è solo questione di mobilità elettrica: nel settore dello stoccaggio energetico, secondo i dati di una fonte di settore, l’azienda ha chiuso il semestre al primo posto mondiale per volumi di batterie consegnate.
Sono cifre che, prese insieme, disegnano un perimetro di potere industriale senza precedenti.
Ma dietro questi numeri c’è una storia di regole piegate e concorrenti schiacciati — una storia che i bilanci, da soli, non possono raccontare.
Chi vince e chi perde (e chi paga il conto)
Se CATL macina utili a questo ritmo, qualcuno sta perdendo terreno.
E non si tratta solo dei concorrenti diretti: a essere messa in discussione è l’idea stessa che la transizione energetica possa poggiare su un ecosistema di fornitori plurali e contendibili.
Guardiamo ai flussi di cassa. Lo scorso marzo, la società ha deliberato un dividendo sui risultati del 2025 pari a 69,57 yuan ogni dieci azioni, per un esborso complessivo di oltre 315 miliardi di yuan.
Sommati ai dividendi già distribuiti, il totale restituito agli azionisti sull’esercizio 2025 ha raggiunto i 361 miliardi di yuan, esattamente la metà dell’utile netto dell’anno.
Non contenta, il 24 luglio scorso CATL ha approvato un ulteriore acconto sul dividendo 2026: 14,11 yuan ogni dieci azioni, lordi.
Il messaggio è chiaro: la posizione di mercato si traduce in una rendita che l’azienda può permettersi di redistribuire generosamente, mentre altri faticano a tenere il passo.
Per i regolatori occidentali, abituati a invocare la diversificazione delle supply chain come un mantra, questi dati pongono una domanda imbarazzante: chi, esattamente, sta costruendo la capacità produttiva alternativa che dovrebbe garantire la resilienza del sistema?
Il paradosso è che proprio mentre si moltiplicano gli annunci di investimenti in gigafactory europee e nordamericane, la quota di CATL continua a salire.
Non perché gli altri stiano fermi, ma perché la scala e i costi del leader rendono quasi impossibile competere senza un intervento pubblico profondamente diverso da quello attuale — fatto di sussidi spot e barriere commerciali che spesso arrivano tardi e male.
Resta da chiedersi: fino a quando le regole del gioco resteranno così favorevoli?
L’interrogativo per il futuro
Mentre i regolatori occidentali annaspano tra dazi, requisiti di contenuto locale e negoziati infiniti, Pechino osserva.
E i numeri di CATL — 276,9 miliardi di yuan di ricavi in sei mesi, quasi metà del mercato interno, quattro decimi di quello globale — pongono una questione che non è più solo commerciale.
Può la transizione energetica sopravvivere alla dipendenza da un singolo fornitore?
La prossima mossa è dei regolatori. Ma avranno il coraggio di sfidare il gigante?




