La fondazione porta in dote una pipeline di progetti già autorizzati dal GSE e coperti dai fondi PNRR

Quaranta megawatt di potenza fotovoltaica già in fase di sviluppo, molti con i decreti di concessione del GSE già firmati. Non è una promessa: è il pacchetto con cui Exalto Energy & Innovation srl si presenta come socio fondatore della neonata Fondazione Energie Comuni, costituita lo scorso 16 luglio e ora in fase di iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. L’operazione segna un passaggio di scala per il settore delle comunità energetiche rinnovabili: da esperimenti sparsi a un modello industriale strutturato, con un portafoglio concreto e la copertura finanziaria dei fondi PNRR.

Il veicolo: una fondazione per industrializzare le CER

La Fondazione Energie Comuni nasce con una missione dichiarata: promuovere, organizzare e sviluppare comunità energetiche rinnovabili sul territorio nazionale. Dietro c’è Exalto Energy & Innovation, società attiva nello sviluppo di infrastrutture energetiche distribuite, che porta in dote circa 40 MWp di impianti fotovoltaici. Molti di questi progetti hanno già ottenuto dal GSE i decreti di concessione relativi ai contributi del PNRR, il che significa cantieri pronti a partire e flussi di incentivi già incanalati.

La scelta della forma giuridica non è casuale. Una fondazione permette di aggregare capitali e competenze con una governance stabile, separando la gestione tecnica degli impianti dalla partecipazione dei soci e degli aderenti. L’iscrizione al RUNTS, ancora in corso, colloca il veicolo nell’alveo del Terzo Settore, allineandolo ai requisiti normativi per l’accesso alle agevolazioni. Mario Gamberale, CEO di Exalto, mette in chiaro la direzione: «Le Comunità energetiche rinnovabili non sono più un modello futuro, ma una realtà industriale concreta. Con questa operazione Exalto accelera il proprio piano di crescita e si posiziona come protagonista nello sviluppo di infrastrutture energetiche distribuite, sostenibili e integrate nei territori».

Il dato chiave è la scala: 40 MWp non sono un progetto pilota. Sono una pipeline paragonabile a quella di un utility-scale developer, ma distribuita su impianti di taglia media e piccola, pensati per servire configurazioni di autoconsumo collettivo. È il salto che mancava: finora le CER sono cresciute per iniziativa di comuni, associazioni o piccoli operatori, con capacità medie modeste. Qui si entra in una logica di portafoglio.

Il carburante: la spinta del decreto PNRR e i numeri del GSE

A dare solidità finanziaria all’operazione c’è la cornice normativa. Il Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, ha recepito la decisione del Consiglio ECOFIN del 27 novembre 2025 e ha istituito un programma di sovvenzione finanziaria per complessivi 795,5 milioni di euro, gestito direttamente dal GSE. Risorse che vanno a garantire la continuità della misura PNRR Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2, dedicata alla promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo.

Non è un dettaglio tecnico: il decreto di febbraio sblocca un flusso di incentivi che dà prevedibilità ai piani industriali degli sviluppatori. Sapere che i contributi sono coperti da un programma strutturale, e non da bandi spot, cambia i criteri di bancabilità dei progetti. E i progetti di Exalto, con i decreti di concessione già in mano, sono esattamente il tipo di iniziative che questo meccanismo è progettato per sostenere.

Nel frattempo, l’ecosistema delle configurazioni di autoconsumo mostra numeri in forte accelerazione. Già a dicembre 2025, secondo i dati GSE, in Italia si contavano 1.561 configurazioni di autoconsumo, con un aumento di quasi il 40% rispetto al settembre precedente. Le Comunità energetiche rinnovabili pesano per la quota principale: 904 realtà, per un totale di 94.962 kW distribuiti su 1.429 impianti, con 8.653 utenti coinvolti. Sono cifre che raccontano un comparto ancora frammentato — la potenza media per CER si aggira sui 105 kW — ma in crescita rapida. Ed è proprio in questo tessuto che un aggregatore con 40 MWp in pancia può giocare un ruolo da consolidatore.

Va ricordato anche il decreto di maggio 2025 del Ministro Pichetto Fratin, che ha esteso l’accesso agli incentivi del PNRR ai comuni con meno di 50 mila abitanti. Un allargamento della platea che moltiplica i territori potenzialmente interessati e, di conseguenza, il perimetro d’azione per strutture come la Fondazione Energie Comuni.

L’ecosistema: chi c’è già e cosa cambia per chi opera

In questo panorama in movimento, la Fondazione Energie Comuni non è sola. Da Montevarchi arriva un modello diverso ma convergente: la CER locale si sta trasformando in Fondazione CER Italia, una fondazione di partecipazione a trazione pubblica. La formula giuridica scelta — definita dai promotori «tutelante per gli aderenti, che non corrono rischi economici, e replicabile in tutto il Paese» — punta sulla replicabilità e sulla governance pubblica, in una logica diametralmente opposta a quella di un soggetto privato come Exalto, che mette sul piatto capacità di sviluppo e pipeline di impianti.

La differenza è sostanziale e disegna i due assi lungo cui si sta strutturando il mercato: da un lato fondazioni pubbliche o partecipate, con una logica di servizio territoriale; dall’altro operatori industriali che portano capitali, progetti e competenze tecniche, cercando economie di scala. Non sono modelli in conflitto, ma segnalano che il settore sta uscendo dalla fase pionieristica. Per chi installa, gestisce o finanzia impianti, il messaggio è chiaro: le CER non sono più un laboratorio sperimentale. C’è una domanda aggregata, ci sono veicoli societari dedicati, ci sono incentivi strutturali.

La domanda per i prossimi mesi non è più se le comunità energetiche funzioneranno, ma chi saprà scalare più in fretta. La Fondazione Energie Comuni parte con un vantaggio concreto: 40 MWp già in pipeline e i decreti GSE in tasca. Non è una scommessa sulla regolazione futura, è un mattone industriale poggiato su fondamenta normative già operative. Per il mercato, il segnale è netto: le comunità energetiche rinnovabili sono un mercato contendibile, con attori che iniziano a muoversi con la logica e la scala di chi fa sul serio.