L’azoto atmosferico trasporta l’idrogeno a temperature meno estreme, usando navi già impiegate per i fertilizzanti.

Nel deserto saudita, il mega-complesso di NEOM è già un’icona dell’energia pulita. Ma l’idrogeno prodotto dai suoi elettrolizzatori non esce direttamente dalle valvole: esce in forma di ammoniaca (NH₃), un liquido molto più facile da stoccare, trasportare e vendere. Secondo l’annuncio di Air Products della scorsa settimana, l’azienda ha finalizzato un accordo con Yara International per commercializzare l’ammoniaca rinnovabile in eccesso, completando il puzzle che trasforma un progetto ingegneristico da record in una commodity energetica globale.

L’ammoniaca come vettore: il trucco chimico di NEOM

Dietro la notizia c’è una scelta di processo che risale al luglio 2020, quando i tre partner — ACWA Power, Air Products e la stessa NEOM — hanno costituito la NEOM Green Hydrogen Company (NGHC) come joint venture paritaria. Già allora, Air Products dettagliava le specifiche tecniche: 650 tonnellate al giorno di idrogeno verde ottenute per elettrolisi con tecnologia thyssenkrupp, alimentata da oltre 4 GW di eolico e solare. Quell’idrogeno, però, non sarebbe stato immesso in rete. Sarebbe stato convertito in 1,2 milioni di tonnellate l’anno di ammoniaca verde tramite sintesi Haldor Topsoe, il processo che combina idrogeno e azoto atmosferico in NH₃. La cifra aggiornata oggi parla di «fino a 600 tonnellate al giorno di idrogeno senza carbonio sotto forma di ammoniaca verde», confermando la capacità dell’impianto.

La ragione è logistica prima che chimica. L’ammoniaca si liquefa a -33 °C o sotto pressione moderata e viaggia su navi gasiere convenzionali, integrandosi nella catena del freddo già esistente per fertilizzanti e industria. L’idrogeno puro, invece, richiederebbe temperature criogeniche (-253 °C) o costose reti di condotte ad alta pressione. Ecco perché l’impianto NEOM non produce idrogeno gassoso da esportare, ma ammoniaca: un «contenitore» molecolare che abilita la logistica dell’idrogeno verde su scala globale. Air Products, come acquirente esclusivo (off-taker) di tutta la produzione, utilizzerà una parte dell’ammoniaca per generare nuovamente idrogeno tramite cracking, mentre il resto — la quota che non le serve — sarà venduta direttamente come ammoniaca, pronta per essere usata nei fertilizzanti, nei combustibili marittimi o riconvertita in idrogeno dove serve.

Yara: il mercato prende forma

A dare solidità commerciale all’operazione arriva l’accordo con Yara International. Air Products rimane l’unico compratore dell’ammoniaca verde prodotta dalla joint venture NGHC, ma ora cede a Yara i volumi eccedenti il proprio fabbisogno. Secondo i termini, Yara commercializzerà e distribuirà l’ammoniaca rinnovabile non utilizzata da Air Products per produrre idrogeno verde. Il passaggio non è secondario: trasforma la capacità produttiva di NEOM in un prodotto fisico che può raggiungere i mercati di Europa e Asia, dove la domanda di ammoniaca a basso contenuto di carbonio — per fertilizzanti e nuovi utilizzi energetici — è in rapida crescita.

Il progetto, del resto, ha fondamenta finanziarie massicce. Nel maggio 2023, NGHC ha annunciato la chiusura finanziaria da 8,4 miliardi di dollari, sostenuta da un prestito non recourse di 6,1 miliardi di dollari concesso da 23 banche e istituzioni locali, regionali e internazionali, inclusi il Saudi Industrial Development Fund (SIDF) e il National Infrastructure Fund (NIF). L’impianto, che ha raggiunto l’80% di completamento costruttivo, può contare su un pacchetto di finanziamento che pochissimi progetti al mondo hanno eguagliato. Ora, con Yara, la catena del valore si chiude: dalla produzione di elettroni rinnovabili nel deserto fino alla consegna di molecole di ammoniaca a un cliente in porto.

Lo scenario: Yanbu e la corsa all’ammoniaca verde

Intanto, a sud, nel porto industriale di Yanbu, ACWA Power e la utility tedesca EnBW stanno sviluppando la prima fase dello Yanbu Green Hydrogen Hub, con l’obiettivo di avviare le operazioni commerciali entro il 2030. Anche qui il modello è identico: elettrolisi su larga scala, sintesi di ammoniaca verde tramite processo Haber-Bosch avanzato, ed esportazione. La differenza sta nella partnership commerciale: EnBW porta un acquirente europeo, ma l’architettura tecnica — idrogeno convertito in ammoniaca per essere trasportato — ricalca quella di NEOM. ACWA Power, già socio in NGHC, replica il format in un altro sito, confermando che l’ammoniaca è il vettore prescelto per far uscire l’idrogeno verde dalla regione.

Per chi installa e gestisce impianti, il modello NEOM-Yara fissa un punto fermo: l’ammoniaca diventa l’interfaccia universale tra la produzione di idrogeno verde e il mercato globale. Non si tratta più di tubi e condotte, ma di navi e terminali portuali. Dal Mar Rosso, un’architettura chimica trasforma l’elettrone in una molecola commerciabile, pronta a essere comprata, venduta e utilizzata su scala planetaria.