La distanza media tra le stazioni di ricarica sulla rete Aspi è già scesa a poco più di 50 chilometri,

Siete in autostrada, la spia della batteria lampeggia e la prossima colonnina è a 80 chilometri. Riuscirete ad arrivarci? Per molti italiani che guardano con scetticismo all’auto elettrica, questa scena è ancora l’incubo che frena ogni decisione d’acquisto. La percezione è quella di una rete di ricarica ostile, fatta di poche stazioni, spesso guaste e concentrate chissà dove. Ma quanto è fondata questa paura? I numeri raccontano un’altra storia, fatta di gare, investimenti e una distanza tra le colonnine che si accorcia mese dopo mese.

L’incubo dell’autostrada elettrica

Pensateci: non è tanto la capacità della batteria a spaventare, quanto il vuoto percepito dopo il casello. Il timore di restare a secco, di dover uscire a caso alla prima uscita utile, di non trovare una presa funzionante. È il classico meccanismo per cui un problema reale — la copertura non ancora capillare — si ingigantisce nell’immaginario, diventando una barriera psicologica. Ma dietro a quell’icona della batteria che lampeggia c’è ormai una rete in rapida trasformazione, spinta da una gara tra operatori che fino a poco tempo fa semplicemente non esisteva.

La carica dei nuovi operatori

La vera svolta non è annunciata, è già nei bandi assegnati. Dietro ai numeri degli ultimi mesi c’è una competizione tra big dell’energia e della mobilità che sta ridisegnando le aree di servizio italiane. Lo scorso 14 luglio, Ewiva, l’operatore di ricarica del Gruppo Enel, ha annunciato di essersi aggiudicata tre lotti del bando promosso da Autostrade per l’Italia per realizzare e gestire 18 nuovi siti di ricarica ad alta potenza. Tradotto: 98 nuovi punti di ricarica, ciascuno con potenza fino a 300 kW, distribuiti in aree di servizio lungo la rete ASPI.

Non è l’unico attore in campo. Nei giorni scorsi, secondo Autostrade per l’Italia, la distanza media tra le stazioni di ricarica è stata ridotta a poco più di 50 chilometri. Un dato che da solo smonta l’idea di un’autostrada ostile: vuol dire che, anche nei tratti meno serviti, una sosta di ricarica è ormai raggiungibile con margini più che rassicuranti per qualsiasi elettrica moderna. E Atlante, l’operatore del Gruppo NHOA, è già in pista con sette stazioni attive per un totale di 82 punti di ricarica ad alta potenza, sempre sulla rete ASPI, e ha già completato le gare per ulteriori 61 stazioni.

A muoversi non sono solo i colossi italiani. Già a gennaio, E.ON Drive Infrastructure Italy si era aggiudicata una gara ASPI per 104 punti di ricarica ultra-veloci in 18 aree di servizio autostradali. Tre operatori diversi, tre strategie, ma un unico effetto concreto: più colonnine, più concorrenza e, soprattutto, più copertura. L’epoca in cui la ricarica in autostrada era monopolio di un solo gestore — con il rischio di code, malfunzionamenti e zero alternative — sta finendo. E per chi guida, avere più marchi in ogni area di servizio significa maggiore probabilità di trovare una presa libera e funzionante, senza dover pregare.

Il disegno complessivo diventa chiaro se si guarda all’obiettivo che Ewiva si è data fin dalla sua nascita, come joint venture tra Volkswagen Group ed Enel X Way: costruire 3.000 punti di ricarica ad alta potenza in tutta Italia, fino a 350 kW, alimentati con energia 100% rinnovabile. Un’infrastruttura pensata non per i pochi pionieri di cinque anni fa, ma per il mercato di massa che si sta preparando, dove chiunque entri in autostrada sa di poter ricaricare senza deviazioni né patemi.

Tra tre anni, un’altra autostrada

La prospettiva che emerge non è solo rassicurante, è misurabile. Una volta completato il programma di installazione, secondo Autostrade per l’Italia la distanza media tra le stazioni di ricarica scenderà a circa 30 chilometri, con un totale di 168 stazioni in funzione lungo la rete. Significa che, viaggiando in autostrada, non sarete mai a più di 15 minuti da una colonnina ad alta potenza. Per un’auto elettrica media, è meno di quanto consumate tra un’area di servizio e l’altra: potrete fermarvi per un caffè e ripartire con centinaia di chilometri di autonomia.

Il dato è concreto e risponde direttamente alla domanda che ogni automobilista si fa: “Ma se faccio Milano-Napoli, resto a piedi?”. La risposta, con i numeri di oggi, è già no. Con quelli di domani, il viaggio elettrico diventerà non solo possibile, ma pratico. L’energia che riempie quelle batterie, inoltre, è certificata come rinnovabile: un dettaglio che non cambia la ricarica in sé, ma aggiunge un ulteriore vantaggio per chi sceglie l’elettrico non solo per risparmiare sul carburante, ma anche per ridurre l’impatto ambientale senza doverci pensare ogni volta.

Per chi sta pensando di passare all’elettrico nei prossimi mesi, la vera notizia è che l’autostrada non sarà più l’ostacolo da temere. Con più operatori in competizione, distanze in calo e potenze sempre più alte, la sosta forzata rischia di trasformarsi nel momento più comodo del viaggio: un caffè, una ricarica e via, senza guardare più la spia della batteria con il batticuore.