Il solare europeo supera il 20% della domanda per tre mesi consecutivi, mentre l’Italia resta indietro sulla diffusione sui tetti
L’82% dei tetti italiani è ancora senza fotovoltaico. A dirlo sono i dati più recenti sulla penetrazione del solare negli edifici, raccolti da il monitoraggio delle coperture in Italia: oltre otto edifici su dieci restano al buio, senza un modulo.
Eppure, a giugno 2026, il 47% dell’elettricità consumata nel Paese è arrivata da fonti rinnovabili — la percentuale mensile più alta mai registrata. È il paradosso di una corsa che avanza a due velocità.
Nel primo semestre 2026 il fotovoltaico italiano ha segnato un incremento del 19,2% rispetto al 2025, arrivando a coprire il 16,8% della domanda. I numeri assoluti crescono, ma la statistica è trainata da pochi grandi impianti a terra. Il solare diffuso, quello che avvicina la produzione al consumo e riduce la pressione sulla rete, langue.
Dove il tetto produce
Esistono eccezioni significative. Lodi guida la classifica con un tasso di sfruttamento delle coperture del 27,31%. Trento ha registrato un incremento di 4,36 punti percentuali. Matera, unica provincia del Mezzogiorno nelle prime dieci posizioni, si ferma a +2,24% di penetrazione. Numeri che indicano un possibile percorso, ma anche la dimensione del problema: la media nazionale resta inchiodata sotto il 20%, mentre la transizione richiederebbe il coinvolgimento di milioni di tetti.
L’Europa va oltre
Nel resto dell’Unione il solare sta cambiando il mix elettrico a un ritmo diverso. Per la prima volta, la quota del solare sulla domanda elettrica dell’UE ha superato il 20% per tre mesi consecutivi — il 20,3% a maggio, il 21,1% a giugno e il 21,5% a luglio, secondo i dati Energy-Charts dell’Istituto Fraunhofer ISE.
La Germania ha varcato la soglia del 30%: la quota solare tedesca sopra il 30% si è mantenuta stabile per tre mesi, un dato che riflette anni di politiche dedicate all’autoconsumo e ai tetti. La Lettonia ha toccato il picco del 49% a giugno, la percentuale più alta mai registrata nell’Unione. In Spagna, la quota fotovoltaica sopra il 35% per tre mesi di fila, con il 36,9% di giugno.
Non è solo questione di latitudine. È questione di scelte: iter autorizzativi, incentivi per il residenziale, regole chiare sull’immissione in rete.
Il semestre che verrà
Il confronto europeo mostra che i record di generazione sono possibili quando la potenza installata è abbastanza distribuita. L’Italia ha aggiunto capacità, ma l’ha concentrata. Se la penetrazione sui tetti non accelera, il Paese rischia di restare indietro nella fase in cui il solare non è più solo una scommessa tecnica, ma un pilastro della sicurezza energetica e del contenimento dei prezzi nelle ore diurne.
Il numero da osservare nei prossimi mesi non è il totale nazionale, ma la quota di nuovi impianti sotto i 20 kW. Quelli sui tetti di case e piccole imprese. Perché lì si misura se la crescita del solare sta diventando davvero strutturale o se resta una questione di grande taglia.




