La fine della guerra dei prezzi voluta da Pechino potrebbe rallentare proprio gli investimenti nel maggiore mercato solare mondiale
A giugno 2026, quasi un quarto dell’elettricità consumata nell’Unione Europea è arrivato dal sole. Il dato, riportato dai flussi di Google News, racconta di una penetrazione del solare senza precedenti, e non si tratta di un picco isolato.
Per la prima volta, secondo i dati Energy-Charts dell’Istituto Fraunhofer ISE, la quota del fotovoltaico sulla domanda elettrica dell’UE è rimasta sopra il 20% per tre mesi consecutivi — maggio, giugno e luglio. Un semestre di crescita robusta, che consolida il ruolo della fonte come primo combustibile marginale del sistema elettrico europeo.
Eppure proprio in questi giorni il mercato globale dei moduli sta cambiando direzione, e non per una nuova ondata di domanda. A muovere i prezzi, questa volta, è Pechino.
L’intervento cinese e la fine del dumping
Il 31 luglio, a Yancheng, nella provincia dello Jiangsu, la riunione sulla conformità dei prezzi convocata dall’autorità di sorveglianza del mercato (SAMR) ha messo nero su bianco un messaggio: basta con le vendite sottocosto. La State Administration for Market Regulation ha alzato il tono della campagna contro quella che Pechino chiama “competizione a spirale involutiva”, minacciando azioni formali contro chi, dopo le diffide, continuerà a disturbare l’ordine di mercato.
Il segnale operativo era già arrivato il 27 luglio, quando sotto la guida di SAMR e del Ministero dell’Industria è stato pubblicato lo standard volontario di contabilità dei costi per polisilicio, wafer, celle e moduli. Non un obbligo, ma un riferimento condiviso che introduce per la prima volta un pavimento implicito ai listini. E il mercato ha reagito in ore: le quotazioni di diversi produttori di polisilicio sono state sospese già nel weekend successivo alla riunione, ritirando dal mercato il materiale a prezzo più basso.
Tutto questo restituisce margine a un’industria che stava letteralmente dissanguandosi. Ma il rovescio della medaglia è immediato: i grandi acquirenti cinesi, in primis le utility statali, si troverebbero con costi di progetto più alti e rendimenti attesi più bassi. Il rischio, concreto, è un raffreddamento dell’appetito per nuovi investimenti proprio nel paese che da solo rappresenta il maggiore mercato solare del pianeta.
Barriere americane e il paradosso dei costi accessori
Nel frattempo, First Solar alza barriere intellettuali. A marzo, l’indagine della US International Trade Commission su alcuni prodotti TOPCon, avviata dopo un esposto per violazione di proprietà intellettuale, introduce un ulteriore attrito selettivo sulle catene di fornitura. Non è un dazio generalizzato, ma lo strumento legale può erodere la competitività di una classe di moduli molto diffusa, proprio mentre il prezzo del silicio tenta di risalire.
Restano altissimi, e poco raccontati, i costi di tutto il resto. I costi di balance-of-system — manodopera, opere civili, allaccio, logistica — oggi dominano il budget di un impianto utility-scale, ben oltre la quota dei pannelli. In Australia, riferimento utile perché assomiglia per maturità a diversi mercati europei, le pressioni su queste voci hanno già completamente annullato i risparmi ottenuti con moduli più economici ed efficienti.
Il costo livellato dell’energia, in altre parole, ha smesso di scendere anche prima che la guerra dei prezzi cinese venisse dichiarata chiusa.
Il numero da tenere d’occhio
Se il pavimento dei prezzi regge, il segnale sarà visibile prima di tutto nei bandi delle grandi utility cinesi, attesi tra la fine dell’estate e l’autunno. Un calo della nuova capacità messa a gara o un aumento delle tariffe di aggiudicazione direbbe che la transizione, proprio mentre in Europa si raccolgono i frutti di anni di installazioni massicce, sta per affrontare il suo primo vero test di sostenibilità economica senza il carburante dei moduli regalati. Il dato da osservare, più ancora del prezzo del watt di pannello, è il differenziale tra il costo del modulo e la componente BOS nei nuovi progetti: quando supera una certa soglia, smette di essere il pannello a fare il prezzo dell’elettricità.
È già successo in Australia. Può succedere altrove.




