Il costo di allacciamento australiano resta fermo a 1,52 dollari per watt mentre in Cina scende a 0,95, con i

A metà del 2025 il mondo era ancora lontano dai 3 TW di capacità fotovoltaica. All’inizio del 2026 il fotovoltaico mondiale a 3 TW ha invece superato quella soglia con qualche mese di anticipo.

Nello stesso trimestre, per la prima volta, la quota del solare sulla domanda elettrica dell’UE è rimasta sopra il 20% per tre mesi filati, da maggio a luglio. I moduli sono migliori che mai, la potenza installata accelera, eppure in uno dei luoghi più assolati del pianeta il costo di allacciamento ha smesso di scendere: il costo utility-scale australiano è inchiodato a 1,52 dollari per watt.

Due continenti, due prezzi

Il confronto è impietoso perché coinvolge la stessa tipologia di impianti. Il costo utility-scale negli Stati Uniti si attesta a 1,71 dollari per watt, ma va letto dentro un mercato che ha sempre avuto costi di sviluppo più alti. È l’altro numero a fare rumore: il costo utility-scale in Cina è 0,95 dollari per watt, quasi il 40% in meno del dato australiano. E non sono i pannelli a spiegare la differenza: l’industria ha in mano moduli commerciali con efficienze superiori al 26%, e il prezzo dei pannelli continua a calare. Il punto è che i moduli ormai pesano meno della metà del conto totale di un impianto a terra.

L’inflazione del cantiere

I costi di balance-of-system — manodopera, opere civili, connessione alla rete, gestione del progetto — sono diventati la voce dominante. E hanno una caratteristica che stride con la curva dei semiconduttori: i costi BOS resistenti alle riduzioni non seguono la stessa traiettoria dei wafer di silicio. Anzi, in Australia l’aumento reale di voci come opere civili e manodopera ha eroso i risparmi sui moduli. I progetti vengono inoltre sviluppati in ambienti più complessi, con code di connessione sempre più lunghe e regole in evoluzione: i progetti in siti difficili fanno salire il costo di ogni opera di livellamento e di ogni chilometro di linea.

«L’Australia ha bisogno di un cambiamento di focus verso come vengono consegnati i progetti solari, non solo cosa viene installato», ha detto il CEO di ARENA Darren Miller. «Senza un cambiamento nell’approccio su come il solare su larga scala viene costruito, finanziato e integrato, rischiamo di perdere l’opportunità di ridurre i costi abbastanza velocemente da supportare la prossima fase della transizione energetica».

Quanto pesa una tabella di marcia

Quel rischio si misura con un numero preciso. Il white paper ULCS 2023 aveva fissato la visione 30-30-30: moduli al 30% di efficienza, costo di installazione a 0,30 dollari australiani per watt e un LCOE sotto i 20 dollari australiani al MWh, tutto entro il 2030. Oggi quel cronoprogramma mostra una divergenza crescente tra miglioramenti tecnologici e risultati di sistema: i pannelli corrono, il cantiere frena.

Nei prossimi trimestri l’asticella da guardare non è il nuovo record di efficienza in laboratorio, ma se e quanto il costo installato australiano riuscirà a muoversi verso 1,30 dollari per watt. Se resterà fermo mentre la Cina scende ancora, la distanza diventerà più difficile da raccontare che da colmare.