Il rapporto Lazard calcola per la prima volta i costi di stabilizzazione dell’intermittenza, ribaltando la narrazione del sorpasso del gas
Pubblicato lo scorso luglio, nuovo rapporto LCOE+ di Lazard contiene un numero che a prima vista spiazza: negli scenari di alta domanda e basso costo del metano, una nuova centrale a gas a ciclo combinato offre oggi il costo livellato dell’energia più basso tra tutte le fonti programmabili. Il dato si inserisce in un contesto in cui gli LCOE di eolico e solare hanno continuato a salire, spinti da costi di capitale più alti, tassi di interesse sostenuti, dazi e rincari nella supply chain. Ma fermarsi qui significherebbe guardare solo metà del quadro.
Il numero che spiazza
Il fascicolo — che porta la versione 19.0 dell’analisi LCOE e la 11.0 del Levelized Cost of Storage — non è un semplice aggiornamento statistico. Dentro c’è un passaggio che ribalta la narrazione del «gas che batte le rinnovabili». Lazard ha calcolato per la prima volta in modo esteso il costo di firming dell’intermittenza: quanto costa, in pratica, rendere ferma e programmabile una fonte come il solare o l’eolico quando il vento non soffia e il sole non c’è. Il risultato è che anche dopo aver sommato questi costi di stabilizzazione, le rinnovabili restano ampiamente competitive con l’LCOE di un nuovo CCGT. Competitive senza neppure applicare al gas un corrispettivo costo di firming o un aggiustamento regionale, precisa il rapporto.
Se il gas sembra vincere sul costo nudo, la partita vera inizia nel momento in cui si accende la turbina. Il LCOE di un CCGT è una fotografia scattata con il prezzo del metano bloccato al valore corrente. Ma il combustibile non sta fermo.
La trappola del combustibile
Qui si annida il differenziale che nessun operatore di rete può ignorare. L’LCOE della generazione a gas naturale è in salita proprio perché la tecnologia è strutturalmente sensibile ai prezzi del carburante, e quei prezzi sono aumentati anno su anno. Un parco eolico o un impianto fotovoltaico, una volta costruito, produce kilowattora a costo marginale zero per vent’anni: la risorsa primaria resta gratuita. Una centrale a ciclo combinato, invece, è esposta a una volatilità del metano che in dodici mesi può erodere qualunque vantaggio calcolato sulla carta. E non è un’ipotesi teorica: già nel giugno 2025 il costo di costruzione di una nuova turbina a gas a ciclo combinato aveva raggiunto un massimo decennale, e da allora la traiettoria dei tassi e dei materiali non è migliorata.
Significa che l’operatore che firma oggi un ordine per un CCGT lo fa nel momento di massimo costo di cantiere, con una curva del combustibile in salita e con l’LCOE che, a differenza delle rinnovabili, continuerà a oscillare per tutta la vita utile dell’impianto. È un’equazione che trasforma il presunto «sorpasso» in una scommessa finanziaria a combustibile scoperto.
Scommesse sul terreno
Eppure, stando ai piani di costruzione, qualcuno quella scommessa ha deciso di farla. utility in alcuni stati americani stanno pianificando circa 20 gigawatt di nuove centrali a gas naturale da qui ai prossimi quindici anni. Ventimila megawatt di capacità programmabile che entrerebbero in rete proprio mentre il rapporto Lazard segnala che il costo reale per il sistema — includendo il firming — non pende affatto dalla parte del gas.
La contraddizione è solo apparente. Per un gestore di rete che deve alimentare carichi industriali continui, il valore della dispacciabilità immediata supera nel breve termine il calcolo dell’LCOE. Ma costruire oggi significa bloccare un costo di capitale al picco decennale e accollarsi due decenni di esposizione al metano. Di fronte a questa prospettiva, eolico e solare con accumulo offrono una variabile che il ciclo combinato ha smarrito: la certezza del costo operativo. Ed è proprio su quel differenziale di prevedibilità che si giocherà la convenienza reale degli impianti che entreranno in esercizio alla fine di questo decennio.
Per chi installa o gestisce, il CCGT oggi è esattamente questo: una scommessa con il costo di costruzione mai così alto e la volatilità del metano che erode i margini nel silenzio dei bilanci. Le rinnovabili con accumulo, numeri Lazard alla mano, offrono una certezza che il gas non ha più.




