Il rincaro britannico arriva al 13%, mentre la protezione italiana attutisce i colpi del mercato all’ingrosso

Oltremanica la stangata è già arrivata: da maggio si sapeva che tra luglio e settembre il price cap britannico sarebbe salito del 13%, un balzo che ha riacceso i timori di una nuova ondata di caro-energia. In Italia, invece, i circa 3 milioni di clienti vulnerabili ancora agganciati al regime di Maggior Tutela si sono visti recapitare una bolletta in crescita soltanto del 4,6% nel terzo trimestre. Un incremento modesto, quasi un’oasi in un panorama di tensione sui prezzi all’ingrosso. Il dato, emerso tra i provvedimenti che l’Arera ha pubblicato tra il 13 e il 17 luglio scorsi, racconta però solo metà della storia. E la metà mancante sta tutta nel meccanismo che genera quel numero – un meccanismo a scadenza.

Una boccata d’ossigeno? Il divario con Londra

Partiamo dal confronto che risalta subito agli occhi. Lo scorso 27 maggio Ofgem, il regolatore britannico, ha annunciato un rialzo del 13% del price cap per il periodo 1° luglio – 30 settembre 2026. Un aumento secco, che spinge la spesa annua di una famiglia tipo inglese ben oltre le 2.000 sterline, sull’onda di quotazioni del gas naturale che sui mercati europei hanno ripreso a correre. Dall’altra parte della Manica, l’aggiornamento trimestrale dell’Arera ha restituito una cifra molto più contenuta: +4,6% rispetto al secondo trimestre per il cliente tipo vulnerabile servito in Maggior Tutela.

La platea interessata è precisa: parliamo di circa 3 milioni di utenze che, per requisiti anagrafici, economici o di salute, possono ancora restare nel regime di prezzo regolato dall’Autorità. Per loro, l’elettricità continuerà a costare meno di quanto costerebbe a un consumatore medio sul libero mercato. Ma la differenza con il caso britannico non è soltanto una questione di cifre. Il price cap di Londra è un tetto calcolato su un paniere di costi all’ingrosso e oneri di rete che si muove rapidamente, quasi in tempo reale, e che ricade su tutti i clienti con tariffa variabile standard. In Italia, invece, il prezzo per i vulnerabili viene costruito con una logica che punta a smorzare gli scossoni, almeno finché l’architettura regolatoria resta in piedi.

La formula nascosta della bolletta vulnerabile

La risposta al perché di quel +4,6% così diverso dal +13% britannico sta nell’impalcatura disegnata dall’Arera e nelle scadenze che il legislatore ha incastrato negli ultimi anni. Dal 1° luglio 2024, il servizio di Maggior Tutela per l’elettricità è rimasto accessibile soltanto ai clienti vulnerabili. Tutti gli altri sono stati gradualmente trasferiti al Servizio a Tutele Graduali o hanno scelto un fornitore sul mercato libero. Quel restringimento non è stato un dettaglio burocratico: ha cristallizzato una protezione reale per chi ha più bisogno, ma ne ha anche segnato il perimetro come provvisorio.

Il prezzo che finisce in bolletta per i vulnerabili è frutto di un aggiornamento trimestrale che l’Arera calcola guardando l’andamento dei prezzi all’ingrosso dell’energia nei mesi precedenti, con un meccanismo di media e di traslazione parziale dei costi. Funziona come un ammortizzatore: quando i mercati salgono, l’effetto arriva ritardato e attutito; quando scendono, lo stesso ritardo attenua i ribassi. È una logica che ricorda, per il settore gas, la componente CMEMm aggiornata ogni mese da Arera sulla base del prezzo all’ingrosso PSV e applicata ai clienti vulnerabili dal 2024, dopo la fine della tutela gas. L’elettricità segue una cadenza più lenta ma il principio è simile: un indice amministrato che scherma dalla volatilità pura del mercato spot.

Ecco perché, mentre in Gran Bretagna il costo del gas – che influenza pesantemente anche il prezzo dell’elettricità – ha innescato un incremento a due cifre, in Italia la bolletta dei vulnerabili ha assorbito la tensione senza strappi. Il dato del +4,6% non è quindi il segnale di un mercato italiano magicamente più calmo: è la fotografia di un dispositivo di protezione che funziona ancora. Il problema è che quel dispositivo ha una data di disattivazione, anche se nessuno l’ha ancora scritta sul calendario.

Protezione a termine: cosa riserva il futuro

L’elemento che sfugge ai più è la temporalità. I 3 milioni di clienti vulnerabili in Maggior Tutela sono ciò che resta di un regime universale che il decreto Concorrenza ha smantellato per gradi. La rotta è segnata: il percorso di liberalizzazione punta a far confluire anche questa fascia nel mercato libero, con forme di tutela che però non avranno lo stesso identico scudo regolatorio. Il servizio di tutela della vulnerabilità per il gas, con il suo aggancio al PSV, fornisce un’anticipazione: un prezzo indicizzato, meno prevedibile di una tariffa fissa amministrata, più esposto alle oscillazioni internazionali.

Se il PSV – il punto di scambio virtuale del gas italiano – dovesse impennarsi nei prossimi mesi, il contraccolpo sulle bollette del gas per i vulnerabili sarebbe immediato, e il rimbalzo finirebbe per riverberarsi anche sulle aspettative per l’elettricità, dove il costo della materia prima energia segue logiche di mercato sempre più integrate. Per ora, il terzo trimestre 2026 consegna agli utenti protetti italiani una bolletta elettrica che pesa solo il 4,6% in più. Ma la vera tensione non è su questa cifra: è sull’orizzonte ancora sfocato della fine del regime di massima protezione, quando il conto della liberalizzazione potrebbe arrivare tutto insieme.