Il prezzo del greggio cala, ma bollette e carburanti continuano a salire per colpa di gas, CO2 e congestione di

A 69 dollari al barile, il Brent costa undici dollari meno dell’anno scorso. Ma il diesel self service in Italia è arrivato a 2,167 euro al litro – quasi dieci centesimi in più. Non è un paradosso: è il funzionamento dei mercati energetici nel 2026, dove il prezzo del greggio non comanda più la bolletta.

Il greggio di riferimento mondiale ha chiuso il 2025 a una media di 69 dollari al barile, 11 dollari in meno rispetto al 2024, documenta l’analisi della U.S. Energy Information Administration sul commercio energetico.

Eppure, i prezzi alla pompa e quelli dell’elettricità salgono. La benzina self service in Italia ha toccato 1,974 euro al litro, +47 millesimi: a segnalarlo è la consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana. Il diesel self ha raggiunto 2,167 euro, addirittura 96 millesimi in più, nello stesso monitoraggio di Staffetta. Il metano, intanto, mostra un forte rialzo, sempre secondo i dati Staffetta.

Negli Stati Uniti, dove il petrolio dovrebbe pesare di più per la minore incidenza della tassazione, l’elettricità ha aumentato il passo. A maggio 2026 il prezzo medio per tutti i settori in Missouri era di 11,13 centesimi di dollaro per kWh, contro 10,57 di un anno prima, come appare da il rapporto Electric Power Monthly dell’EIA. Nel South Atlantic, la categoria trasporti ha registrato un balzo ben più netto: 12,84 centesimi, dai 9,75 del maggio 2025, sempre in questa pubblicazione EIA. Nella stessa macro-regione, il prezzo medio per tutti i settori è salito a 12,94 centesimi, rispetto a 12,16, come mostrano i dati aggiornati dell’EIA. E in Mississippi il prezzo è passato da 11,69 a 12,18 centesimi, confermando la tendenza fotografata da questo bollettino mensile.

Sul mercato elettrico italiano, la media settimanale ha toccato 169,98 €/MWh, la più alta d’Europa, come riporta l’analisi di PV Magazine.

La rete e il gas decidono il prezzo

Il costo del chilowattora all’ingrosso oggi dipende molto meno dal petrolio e molto più dal gas naturale, dalla CO2 e dalle congestioni di rete. In Italia, l’impennata è spiegata per il 5,4% da gas e carbon pricing, nota lo stesso articolo di PV Magazine. Mentre il Brent cedeva, i contratti del gas europeo – TTF – si mantenevano sostenuti per le tensioni geopolitiche e la domanda estiva. E sul trasporto elettrico negli Stati Uniti, il balzo del South Atlantic si lega ai costi di infrastruttura per la ricarica rapida, che le utility scaricano sulle tariffe, senza alcun legame con il greggio.

Lo sganciamento è visibile anche nei flussi internazionali. Secondo l’analisi dell’EIA, il valore del commercio energetico tra Stati Uniti e Canada è sceso dell’11% nel 2025 a 137 miliardi di dollari, perché il prezzo del barile è calato. Il solo greggio scambiato ha fatto segnare un valore medio di 94,7 miliardi, il 16% in meno, come rileva lo stesso rapporto EIA. Le importazioni di greggio dal Canada sono calate del 4% a 3,9 milioni di barili al giorno, documenta l’ultimo aggiornamento EIA. Ma i prodotti petroliferi hanno visto un aumento dei volumi del 2%, mentre il loro valore è diminuito del 4%, conferma la stessa fonte EIA. Insomma, meno soldi per la stessa energia, ma il consumatore non ne vede il beneficio.

Cosa guardare nei prossimi mesi

Il termometro del disaccoppiamento sarà il differenziale tra il prezzo all’ingrosso e la bolletta residenziale. A fine giugno, il PUN italiano viaggiava ancora sopra 150 €/MWh, mentre il CO2 si attestava oltre 80 euro/tonnellata. Se la quotazione della CO2 resta alta, l’elettricità continuerà a ignorare il petrolio a buon mercato.