L’aggiornamento del decreto serve ad allineare i sostegni alle nuove linee guida europee sugli aiuti di Stato
La tempistica è altrettanto singolare. L’aggiornamento arriva meno di un mese dopo la firma del decreto FER X definitivo, avvenuta il 18 giugno scorso. Non si tratta di una svista burocratica, ma del tentativo di governare una transizione normativa che si è rivelata più lunga e più intricata del previsto. Dietro la correzione di luglio c’è la necessità di allineare i sostegni pubblici alle rinnovabili alle nuove linee guida europee sugli aiuti di Stato, un’operazione che ha richiesto aggiustamenti tecnici anche su un regime già formalmente concluso.
17 GW e 490 milioni: la posta in gioco del transitorio
Per capire perché questo aggiornamento sia rilevante bisogna tornare ai numeri del decreto firmato il 30 dicembre 2024 ed entrato in vigore il 28 febbraio 2025. Il FER X Transitorio era stato disegnato per sostenere impianti a fonti rinnovabili con costi di generazione ormai vicini alla competitività di mercato — fotovoltaico ed eolico onshore, principalmente. Non era un incentivo per tecnologie immature, ma un meccanismo per dare stabilità agli investimenti in un segmento che si muove sul crinale tra la redditività autonoma e la necessità di uno scudo contro la volatilità dei prezzi.
Secondo quanto ricostruito dallo studio legale Dentons in una nota del febbraio 2025, il regime avrebbe supportato circa 17 GW di nuova capacità rinnovabile, con un investimento annuo stimato intorno a 490 milioni di euro. Un volume considerevole, che da solo rappresenta una fetta significativa della potenza necessaria per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Per dare un ordine di grandezza: 17 GW equivalgono a circa un terzo di tutta la capacità fotovoltaica installata in Italia fino a oggi.
L’ombra del FER X e la partita con l’Europa
La risposta sul senso di questo intervento sta nelle date del giugno 2026. L’8 giugno, la Commissione Europea ha approvato la misura FER X definitiva dichiarandola compatibile con il mercato interno in materia di aiuti di Stato. Dieci giorni dopo, il 18 giugno, il ministro ha firmato il decreto che disciplina il nuovo meccanismo di incentivazione. Un passaggio atteso da mesi, perché il FER X Definitivo si basa su un impianto normativo diverso dal transitorio: poggia sugli Orientamenti per le misure di aiuto di Stato a sostegno del Patto per un’industria pulita, adottati dalla Commissione Europea il 25 giugno 2025. Mentre il vecchio regime transitorio era figlio di un quadro europeo precedente, il nuovo si muove dentro le coordinate del Clean Industrial Deal.
Questo slittamento temporale spiega il paradosso iniziale. Il FER X Transitorio era nato come ponte verso il definitivo, ma il negoziato con Bruxelles ha richiesto più tempo del previsto. Nel frattempo, i progetti sostenuti dal transitorio hanno continuato a vivere, e il ministero si è trovato nella necessità di aggiornare le regole operative per non creare un vuoto amministrativo fra i due regimi. Non è un’operazione inedita: in fasi di transizione normativa, i decreti cosiddetti “ponte” vengono spesso ritoccati proprio per accompagnare i progetti verso il nuovo quadro senza strappi.
Resta da vedere se il meccanismo definitivo riuscirà a mantenere il ritmo del transitorio. I 17 GW mobilitati con il vecchio regime sono un parametro impegnativo. Il nuovo FER X introduce contingenti diversi e procedure di assegnazione che dovranno dimostrare di essere altrettanto efficaci nell’attrarre investimenti. La Commissione ha dato il via libera, ma l’efficacia di uno schema di sostegno non si misura con le carte: si misura con i gigawatt che riesce a portare in costruzione. E su questo, per ora, non ci sono ancora dati. Solo la promessa di un’accelerazione che il mercato sta osservando con attenzione.




