Lo scenario del Politecnico di Milano prevede 190 GW di solare e 120 GW di eolico entro il 2050
Meno 90 per cento. Non è un errore di stampa, ma la percentuale di gas che l’Italia potrebbe smettere di bruciare entro il 2050. Al convegno SolarExpert, tenutosi a inizio luglio, il Politecnico di Milano e LEAP hanno presentato lo scenario per un sistema elettrico 100% rinnovabile, documentato in uno studio che proietta oltre 190 GW di solare fotovoltaico e più di 120 GW di nuova capacità eolica da installare nei prossimi venticinque anni. E la domanda elettrica è destinata a più che raddoppiare: dai circa 300 TWh attuali a oltre 600 TWh. Numeri che, se confermati, ridisegnerebbero radicalmente il terzo mercato del gas in Europa.
Il crollo della domanda di gas
Secondo il Politecnico di Milano e LEAP, in uno scenario 100 per cento rinnovabile la domanda italiana di gas si ridurrebbe di circa il 90 per cento rispetto ai livelli attuali. È un dato che va letto insieme a un altro: l’Italia è il terzo mercato del gas naturale in Europa e il secondo importatore dopo la Germania. Il sistema energetico nazionale, oggi fortemente dipendente dal metano per generazione elettrica, riscaldamento e industria, verrebbe quasi completamente riplasmato. La potenza installata necessaria — oltre 190 GW di solare e più di 120 GW di eolico — equivale a moltiplicare per quattro o cinque volte la capacità rinnovabile attuale (76,6 GW a fine 2024), e farlo in un quarto di secolo.
Ma questi numeri sono più di una proiezione a lungo termine: poggiano su fondamenta già piantate?
Una corsa già iniziata, ma con il freno tirato
In realtà, l’Italia ha già dimostrato di saper correre quando vuole. Già all’inizio degli anni 2000 era leader nel solare grazie a generosi sussidi, e nell’ultimo decennio ha compiuto passi significativi nella transizione verde. Alla fine del 2024, secondo i dati del Dipartimento del Commercio statunitense, il Paese aveva raggiunto 76,6 GW di capacità rinnovabile installata, superando gli obiettivi governativi di crescita per quell’anno. Ma il salto da 77 GW a oltre 310 GW di sola capacità eolica e solare richiede un cambio di marcia che non tutti sono pronti ad accettare.
Chi perde (e chi guadagna) nella transizione
La vera domanda, allora, non è se le rinnovabili cresceranno, ma chi pagherà il conto della trasformazione. Il primo a perdere sarebbe proprio il settore del gas. Con un taglio della domanda del 90 per cento, l’Italia — oggi terzo mercato europeo e secondo importatore — vedrebbe ridursi drasticamente il ruolo di infrastrutture come gasdotti e terminali di rigassificazione. Non è solo una questione di volumi: è un riposizionamento geoeconomico che tocca fornitori, operatori di rete e meccanismi di prezzo. Se il gas diventa marginale, la dipendenza energetica da Paesi come Algeria, Azerbaigian o Qatar perde rilevanza, ma emergono nuove vulnerabilità — ad esempio nella filiera delle materie prime critiche per pannelli e turbine, o nella gestione dell’intermittenza.
Chi guadagna è il sistema elettrico nella sua interezza: una domanda che passa da 300 a oltre 600 TWh significa più mercato per chi produce, distribuisce e accumula elettricità. Ma attenzione: raddoppiare la domanda in venticinque anni non è un’operazione indolore. Richiede reti di trasmissione potenziate, sistemi di stoccaggio su larga scala e una capacità di gestione dei picchi che oggi non abbiamo. I 76,6 GW di rinnovabili installati a fine 2024 sono stati un buon risultato — superando i target governativi — ma per arrivare a oltre 310 GW tra eolico e solare servirebbero installazioni annuali ben superiori a 10 GW, un ritmo che l’Italia non ha mai mantenuto per periodi prolungati.
Il trend è chiaro, ma la partita si gioca sui prossimi cinque anni: se il 2030 non mostrerà un’accelerazione netta, quei 190 GW di solare rischiano di restare sulla carta. Teniamo d’occhio le installazioni annuali di rinnovabili: se superano i 10 GW all’anno, lo scenario 2050 smette di essere fantascienza.




