Il calo dei margini Tesla e le partnership multiple di Juniper Energy sollevano dubbi sulla domanda reale di storage al

Da 39,5% a 20,4% in un solo trimestre: nessuna tecnologia da copertina, ma il calo dei margini lordi di Tesla Energy fotografa meglio di mille comunicati la tensione che attraversa lo storage. Un tonfo verticale, mentre gli annunci sul sodio si moltiplicano e gli occhi sono puntati altrove.

Taneja, direttore finanziario di Tesla, ha spiegato che l’utile lordo della divisione energia si è quasi dimezzato, schiacciato da tre fattori: l’accantonamento per garanzia da 240 milioni di dollari legato a difetti delle celle su impianti pregressi, i prezzi medi di vendita in discesa per la pressione competitiva e la normalizzazione al 20% scarso che la stessa azienda si aspetta diventi strutturale. Nel frattempo, per blindare le forniture, Tesla ha firmato l’accordo di fornitura LFP da 4,3 miliardi con LG Energy Solution, cellule prodotte negli Stati Uniti.

E intanto, il sodio promette abbondanza

Il 21 luglio 2026, CATL e Solarpro hanno stretto l’intesa strategica CATL-Solarpro da 2 GWh per sistemi agli ioni di sodio in Europa orientale. Il giorno dopo, negli Stati Uniti, ESS Inc e Juniper Energy hanno reso nota per almeno 500 MWh di accumulo al sodio, con un primo tassello: il progetto inaugurale da 10 MW/80 MWh in California, operativo forse nel 2027, e l’impegno di acquisto per almeno 500 MWh entro il 2032, tutto subordinato a «esecuzione con successo».

La retorica è alle stelle: la dichiarazione di Graeme Grant sulle risorse abbondanti — nessuna terra rara, solo materiali globali — accompagna ogni occasione. Eppure, Juniper Energy aveva già annunciato a maggio l’alleanza strategica Juniper-Alsym da 500 MWh.

Un cliente che firma due partnership quasi identiche in due mesi, con due fornitori diversi, merita uno sguardo meno distratto.

Chi c’è dietro il sipario del sodio

A guardare meglio, Juniper Energy è il sito Wix monopagina e l’unico dipendente su LinkedIn di Juniper Energy: un fondatore, Keith McDaniels, nessuna struttura societaria visibile, nessuna traccia di bilanci o pipeline operative. Le lettere di intenti non sono atti vincolanti: sono promesse di esplorare affari. E la domanda, per chi governa gli incentivi e le regole della transizione, è con quali risorse e con che tempi si trasformeranno in impianti reali.

Il nodo non è se la chimica del sodio funzioni — i prototipi girano — ma se esista una domanda verificabile oltre gli annunci. Gli operatori seri, intanto, risolvono problemi concreti. È il caso di Ampace, che produce le celle semi-solide LFP di Ampace, prive di elettrolita liquido libero, pensate per i data center dove un incendio non è contemplabile. Test alla cieca mostrano la riduzione del 58% della generazione di gas durante il thermal runaway, un vantaggio misurabile, non una scommessa su un acquirente fantasma.

Il sodio è abbondante, ma gli acquirenti veri, per ora, sono merce rara.

Cosa succederà quando le garanzie di Tesla continueranno a pesare sui margini e le lettere di intenti con Juniper Energy dovranno affrontare le prime scadenze? Il 2027 è dietro l’angolo: chi controllerà che i compratori di carta non diventino un alibi per ritardare la vera riconversione dello storage?