La coalizione supera la soglia del 35% della popolazione Ue, blocco possibile in Consiglio
Nei giorni scorsi dieci Paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, hanno chiesto di rimettere in discussione l’Ets 2, il meccanismo pensato per estendere il prezzo delle emissioni di anidride carbonica ai combustibili usati negli edifici e nel trasporto su strada. Non si tratta di un’iniziativa isolata: la richiesta è contenuta in una dichiarazione congiunta che porta la firma di governi che insieme rappresentano oltre il 35% della popolazione dell’Unione. La soglia, nel gergo di Bruxelles, è quella della minoranza di blocco. Dunque il Consiglio, quando sarà chiamato a decidere, non potrà ignorarli.
È il segnale che qualcosa nel fragile equilibrio del Green Deal si è rotto, proprio sul capitolo che tocca più da vicino le famiglie e gli automobilisti.
Il peso del blocco
Non è una rivolta simbolica: quei dieci paesi, guidati da Italia e Polonia, hanno i numeri per fermare un provvedimento. La minoranza di blocco nel Consiglio dell’Unione europea scatta quando quattro o più Stati membri rappresentano almeno il 35% della popolazione comunitaria. La coalizione anti-Ets 2 supera quella soglia, e lo fa proprio mentre la Commissione europea sta già arretrando su un altro fronte del mercato del carbonio.
In ballo non c’è solo un rinvio. La dichiarazione visionata chiede di evitare che i cittadini europei si trovino a fronteggiare nuove tasse climatiche in un contesto economico e geopolitico che i firmatari giudicano già abbastanza pesante: «European citizens should not be faced with new climate taxes under the current economic and geopolitical circumstances», recita il passaggio chiave. È un linguaggio che pesa, perché sposta il confronto dal piano tecnico a quello del consenso politico, e lo fa con il coltello dalla parte del manico: se la coalizione tiene, il voto in Consiglio Ambiente diventa un muro.
La tassa contestata
L’Ets 2, in realtà, è già stato rimandato una volta. Lo scorso 5 marzo, il Consiglio dell’UE ha posticipato l’avvio del sistema di un anno, nel quadro dell’adozione formale dell’obiettivo climatico per il 2040. Ma non è bastato. Il malcontento affonda le radici nella natura stessa del meccanismo: creato nel 2023 con la revisione della direttiva Ets, l’Ets 2 è stato progettato per coprire le emissioni di CO₂ derivanti dalla combustione di carburanti in edifici, trasporto su strada e settori minori non già inclusi nel sistema esistente. In pratica, finisce per toccare la bolletta del riscaldamento e il pieno dell’auto.
Il primo rinvio, concesso in primavera, sembrava aver assorbito le tensioni. Oggi non più. Dieci governi tornano alla carica chiedendo non un semplice slittamento ma una riapertura dell’intero dossier. E lo fanno mentre il clima politico attorno al prezzo del carbonio si sta facendo più aspro, anche per le imprese.
Se salta l’Ets 2, chi paga la transizione?
Mentre i dieci paesi affilano le armi contro la carbon tax domestica, la Commissione europea ha già proposto di rallentare il ritmo di riduzione dei limiti di emissioni per l’industria. La revisione dell’Ets presentata lo scorso anno consentirebbe ad alcune imprese di ottenere quote di emissione gratuite fino al 2038, anziché fermarsi al 2034, a patto che si impegnino in investimenti per la decarbonizzazione. È uno degli interventi più rilevanti sul mercato del carbonio dalla sua nascita, nel 2005, e segnala un’inversione di tendenza: l’asticella si abbassa per chi produce, e ora la fronda politica spinge perché si abbassi anche per chi consuma.
Il rischio è duplice. Da un lato, un Ets 2 depotenziato o cancellato crea un buco nel percorso di riduzione delle emissioni fissato dal pacchetto Fit for 55, perché proprio i settori civili e dei trasporti pesano per oltre metà delle emissioni che l’Unione si è impegnata a tagliare. Dall’altro, manda un segnale di prezzo che può destabilizzare anche il mercato esistente: i permessi dell’Ets 1 hanno già perso circa il 12% da inizio luglio, in un clima di incertezza regolatoria che raffredda gli investimenti.
La domanda, a questo punto, è politica prima ancora che ambientale. Il Consiglio europeo di ottobre dovrà decidere se cedere alla minoranza di blocco o tentare di salvare il pilastro sociale del Green Deal. Se la coalizione regge, l’Ets 2 potrebbe diventare il primo arretramento strutturale del Fit for 55. Non un rinvio tecnico, ma un ripensamento di merito. E la tenuta del fronte dei dieci, al prossimo voto in Consiglio Ambiente, è il numero da tenere d’occhio.




