Il target del 46% entro il 2040 punta a dimezzare il consumo di petrolio e ridurre di due terzi quello
L’elettricità costa tre volte più del gas e la sua quota sui consumi energetici europei è ferma al 23% da anni. Eppure, la scorsa settimana la Commissione europea ha pubblicato il Piano d’azione per l’elettrificazione e il regolamento sulle tariffe, fissando un obiettivo che suona come una scommessa: portare la quota di elettricità sui consumi finali di energia al 46% entro il 2040. Paradosso o progetto realistico?
Un obiettivo che punta al 2040
Il Piano introduce un target indicativo – non ancora vincolante, ma politicamente impegnativo – che punta a raddoppiare la presenza dell’elettricità nel mix energetico europeo nell’arco di quindici anni. Oggi quella quota è ferma al 23%, un dato che da solo racconta quanto l’Europa resti aggrappata ai combustibili fossili per riscaldare case, far girare fabbriche e spostare merci. L’annuncio è arrivato con il corredo di cifre che disegnano un orizzonte roseo: secondo le stime circolate a febbraio 2025, raggiungere quel 46% ridurrebbe il consumo di petrolio dell’UE della metà e quello di gas di due terzi.
Numeri che fanno effetto, ma che vanno letti per quello che sono: proiezioni condizionate a un successo che, visti i dati di partenza, non è affatto garantito. Il Piano non stabilisce come l’obiettivo verrà ripartito tra Stati membri, né quali meccanismi sanzionatori scatteranno in caso di mancato raggiungimento. È, per ora, una dichiarazione di intenti. E le dichiarazioni di intenti, nella storia recente delle politiche energetiche europee, hanno spesso dovuto fare i conti con una realtà molto meno malleabile.
La realtà dei numeri: 23% fermo e costi tripli
Ma dietro l’annuncio si nasconde una realtà scomoda. Il tasso di elettrificazione, certifica la stessa Commissione, è stagnante al 23%. Non accenna a salire, non mostra segnali di accelerazione spontanea. E il motivo è piuttosto semplice: l’elettricità costa spesso tre volte più del gas. Finché il differenziale di prezzo resta così ampio, chiedere a un’impresa o a una famiglia di abbandonare una caldaia a metano per una pompa di calore non è una scelta di efficientamento energetico, è un salto nel buio economico.
Il Piano tariffario che accompagna l’annuncio proverebbe ad affrontare proprio questo nodo, intervenendo sulla struttura dei prezzi dell’energia per ridurre lo spread tra elettricità e fonti fossili. Ma i dettagli sono ancora vaghi e le resistenze politiche, soprattutto da parte dei Paesi con sistemi industriali energivori, si annunciano consistenti. Senza un intervento regolatorio profondo – che tocchi fiscalità, oneri di sistema e meccanismi di formazione del prezzo all’ingrosso – il target del 46% rischia di restare un numero scritto su un documento. Riuscirà il piano a invertire questa tendenza senza scaricare i costi sui più deboli? La domanda, al momento, non ha risposta.
Chi vince e chi perde nella corsa all’elettrico
Se il piano funzionasse, i vantaggi macroeconomici sarebbero enormi. Raggiungere l’obiettivo di elettrificazione potrebbe ridurre la bolletta delle importazioni di combustibili fossili dell’UE di 260 miliardi di euro all’anno entro il 2040. È una cifra che equivale a oltre un punto e mezzo di PIL europeo, risorse che oggi escono dal continente per acquistare petrolio e gas da fornitori spesso tutt’altro che affidabili e che, nello scenario disegnato dalla Commissione, resterebbero invece nell’economia europea. Un argomento che parla la lingua della sicurezza energetica e della bilancia commerciale, e che potrebbe convincere anche chi guarda con scetticismo alle politiche climatiche.
Ma qualcuno dovrà pagare il conto. L’elettrificazione massiccia dei consumi richiede investimenti colossali: reti di distribuzione potenziate, stoccaggi, nuova capacità di generazione rinnovabile, riconversione degli impianti industriali. Costi che, in assenza di meccanismi di redistribuzione efficaci, rischiano di abbattersi in modo diseguale su famiglie e piccole imprese. Il regolamento sulle tariffe prova a mettere qualche paletto, ma la distanza tra Bruxelles e i bilanci domestici resta abissale. Il rischio è che la transizione diventi un lusso per chi può permettersela e una tassa occulta per chi non ha alternative.
Il Piano d’azione per l’elettrificazione è, in fondo, la fotografia di una tensione irrisolta: da un lato l’urgenza di decarbonizzare, dall’altro la durezza dei numeri che rendono il gas ancora troppo conveniente rispetto all’elettricità. La Commissione ha messo sul tavolo un orizzonte temporale e un obiettivo. Mancano, per ora, le risorse certe e la cassetta degli attrezzi per trasformare l’ambizione in realtà. La transizione è una promessa, ma il nodo dei costi resta tutto da sciogliere.




