La notifica semplificata riguarda solo gli impianti più piccoli, mentre le procedure per i grandi progetti restano complesse
Il numero che fa paura
Mancano 62.284 megawatt di nuova capacità rinnovabile da installare in Italia entro il 2030. Per dare un’idea: è più di quanto produrrebbero trenta grandi centrali a gas messe insieme. Il tempo stringe — meno di quattro anni, con il cronometro che corre mentre le procedure autorizzative restano il freno più potente. La scorsa settimana, il 15 luglio 2026, il governo ha pubblicato una risposta: un decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica che adotta il modello unico per la notifica degli impianti in attività libera. Un passo di semplificazione burocratica, piccolo piccolo, che rischia di essere l’ennesima stampella in una corsa che richiede gambe ben più robuste.
La scheda che semplifica (ma non troppo)
Il decreto, atteso da mesi, porta il numero 223/2026 e completa l’attuazione del Testo Unico Rinnovabili — il decreto legislativo 25 novembre 2024 n. 190, un provvedimento di 17 articoli che aveva l’ambizione di riorganizzare tutte le norme sulla costruzione, la modifica e la gestione degli impianti a fonti pulite e delle opere connesse. Il DM n. 223 introduce il Modello Unico Parte III per trasmettere al portale SUER le informazioni sugli impianti in regime di attività libera: quelli per cui non servono permessi, ma soltanto una comunicazione. Lo stesso provvedimento aggiorna anche i Modelli Unici Parte I e II, che continuano a valere per gli impianti fotovoltaici fino a 200 kW.
Il regime di attività libera riguarda installazioni semplici: un pannello sul tetto di un capannone, un piccolo impianto a terra con potenza contenuta. Per questi interventi, già oggi non serve un’autorizzazione formale, ma da ora c’è un modulo standardizzato da compilare sulla piattaforma SUER. Il governo rivendica il taglio di passaggi burocratici. Peccato che la notifica semplificata tocchi solo la fascia più agile del mercato, mentre il vero nodo — le autorizzazioni per i grandi impianti eolici e per i parchi fotovoltaici a terra — resta invischiato in procedure ben più complesse. Chi doveva compilare una notifica continuerà a farlo, solo con un foglio uguale per tutti. Niente di più.
Il collo di bottiglia resta
Il modello unico mette ordine nelle comunicazioni per il fotovoltaico fino a 200 kW e per gli impianti in attività libera. Fuori da questa nicchia, il rilascio delle autorizzazioni continua a essere il vero blocco. Secondo ECCO Climate, molti progetti rinnovabili sono fermi proprio nei procedimenti autorizzativi, e il fenomeno non è solo italiano: interessa diversi Paesi europei. La Commissione europea spinge da tempo per accelerare, ma le resistenze locali, la farraginosità delle conferenze di servizi e la sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni trasformano ogni progetto in una corsa a ostacoli. Uniformare il modulo per le notifiche è utile, per carità: riduce gli errori, dà un riferimento certo agli operatori. Ma presentarlo come un passo decisivo per la transizione energetica sarebbe fuorviante.
I 62.284 megawatt che mancano al 2030 non saranno installati compilando meglio un form online. Servirebbe ben altro: tempi certi per le autorizzazioni, un coordinamento efficace tra i livelli decisionali, forse anche un intervento normativo che sblocchi i progetti incagliati. Con 62 GW da mettere a terra in meno di quattro anni, riempire un modulo più velocemente non basterà a far girare le pale eoliche. Chi scommette sulle rinnovabili in Italia può davvero fidarsi di questa corsa a ostacoli?




