Parigi punta su contratti ventennali per ridurre il rischio degli investitori

8,4 gigawatt in un colpo solo. A meno di 90 sterline al megawattora. Lo scorso gennaio, l’asta eolica offshore del Regno Unito ha assegnato 8,4 GW, la più grande mai realizzata in Europa, con prezzi medi che in Scozia sono scesi fino a 89,49 £/MWh e in Inghilterra e Galles si sono attestati a 91,20 £/MWh. Un successo costruito sulla scala. Ma la scala, da sola, non basta a dettare le regole del gioco. Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha approvato il regime di aiuti francese da 63 miliardi di euro per undici nuovi parchi eolici offshore: non è solo una questione di risorse, ma di architettura di mercato. E quell’architettura potrebbe diventare il modello per l’intera Unione.

L’asta dei record

L’assegnazione britannica di gennaio ha fissato un benchmark difficile da ignorare: 8,4 GW distribuiti tra Inghilterra, Galles e Scozia, con prezzi che nel caso scozzese hanno bucato la soglia psicologica delle 90 sterline. Per dare un termine di paragone, si tratta di una capacità paragonabile a circa otto reattori nucleari di ultima generazione, affidata al mercato in un’unica tornata competitiva. Il dato scozzese — 89,49 £/MWh — è il più basso mai registrato in un’asta offshore britannica di queste dimensioni, segno che la competizione tra sviluppatori ha funzionato. Ma il prezzo è solo metà della storia. La domanda che l’asta lascia aperta è se questi livelli siano sostenibili senza un quadro di sostegno di lungo periodo che vada oltre la dinamica della singola assegnazione. Ed è qui che la Francia ha scelto una strada diversa.

La via francese: contratti per differenza e visione di lungo periodo

Se Londra ha puntato sulla quantità, Parigi ha scelto la stabilità. Il programma approvato dalla Commissione europea nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework — il CISAF — si basa su un meccanismo di contratti per differenza bidirezionali con premio variabile della durata di vent’anni. In pratica, lo Stato garantisce al produttore un prezzo minimo; se il prezzo di mercato sale oltre una certa soglia, il produttore restituisce la differenza. È un’assicurazione bilaterale che riduce il rischio per chi investe e contiene i costi per la collettività quando i prezzi dell’energia sono alti. L’incentivo non è a fondo perduto: è un patto che allinea gli interessi di sviluppatori e contribuenti per due decenni.

Non è la prima volta che la Francia sperimenta questa formula. Già nell’agosto dello scorso anno, Bruxelles aveva dato il via libera a un programma da 11 miliardi di euro per tre parchi eolici galleggianti da 1,5 GW complessivi, sempre sotto l’ombrello CISAF e sempre con CfD bidirezionali. L’approvazione di questi giorni allarga il perimetro in modo significativo: undici parchi, 63 miliardi di euro di sostegno pubblico, una produzione attesa fino a 47,8 TWh all’anno — pari a circa il 10,6 per cento del consumo elettrico annuo francese. Non è un esperimento: è la messa a terra di una strategia industriale.

Per capire la portata del disegno francese bisogna guardare gli obiettivi di lungo termine. Il governo punta ad almeno 45 GW di eolico in mare entro il 2050, con una tappa intermedia a 18 GW nel 2035. Sono cifre che collocano la Francia tra i primi mercati offshore al mondo per ambizione dichiarata. Ma l’elemento distintivo non è il volume: è il metodo. Il CISAF, pensato per sostenere la politica industriale pulita europea, trova nell’approccio francese la sua prima applicazione su larga scala nel settore eolico offshore. Un precedente che non è passato inosservato oltre i confini francesi.

Effetto domino: dal Baltico all’Europa

Il vero banco di prova sarà l’esportabilità del modello. Diversi paesi del Mar Baltico stanno già osservando con interesse la struttura francese basata su CfD sotto CISAF, valutandola come possibile schema per le proprie aste offshore. Il meccanismo ha un vantaggio politico non trascurabile: è già validato dalla Commissione europea, il che riduce i tempi e i rischi di contenzioso per gli Stati membri che volessero adottarlo. In un settore dove i cicli di sviluppo dei progetti superano il decennio, la prevedibilità normativa vale quanto il prezzo dell’acciaio.

Resta da vedere se il modello francese riuscirà a produrre prezzi competitivi quanto quelli dell’asta britannica di gennaio. Il prossimo indicatore da monitorare sarà il prezzo della prima asta offshore francese successiva all’approvazione del regime da 63 miliardi. Se scenderà sotto la soglia psicologica delle 90 sterline al megawattora — il benchmark fissato dal Regno Unito in Scozia — l’Europa avrà un nuovo playbook per l’eolico offshore. Altrimenti, il record britannico resterà un’eccezione costruita sulla scala, non sulla replicabilità del modello.

La scommessa francese non è sui megawatt, ma sul disegno di mercato. Nei prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio è il prezzo della prima asta offshore francese: se scenderà sotto £90/MWh, il modello CISAF potrà candidarsi a diventare lo standard continentale.