Il via libera di Bruxelles determinerà l’attivazione concreta del meccanismo
L’8 luglio è entrata in vigore, come previsto, la delibera n. 1089 della NEURC — il regolatore nazionale ucraino per l’energia e i servizi pubblici — che approva la procedura per la designazione, la sospensione, la cessazione delle funzioni e il monitoraggio del NEMO, il Nominated Electricity Market Operator. La norma serve ad allineare il mercato elettrico ucraino alle regole europee sull’accoppiamento dei mercati. Sembrerebbe una notizia da celebrare: un altro tassello verso l’integrazione con l’Unione. Invece è un paradosso: la parte più attesa della delibera, quella che attiva concretamente il meccanismo, aspetta un evento che non ha una data certa.
Il paradosso del NEMO ucraino
Il testo della delibera è chiaro: l’articolato entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul sito ufficiale della NEURC, cosa che è puntualmente avvenuta. Ma subito arriva l’eccezione. Il punto 3.12 della Procedura — la clausola che rende operativa la designazione del NEMO — scatterà soltanto «a partire dalla data di inizio del funzionamento dell’accoppiamento unico dei mercati del giorno prima». In altre parole: abbiamo le regole per nominare il gestore, ma chi verrà nominato e quando potrà davvero operare dipende da un via libera che non arriva da Kiev.
La NEURC ha costruito la cornice giuridica, l’ha firmata basandosi sulle leggi nazionali «Sulla Commissione nazionale per la regolazione statale nei settori dell’energia e dei servizi pubblici» e «Sul mercato dell’energia elettrica». Una cornice solida, necessaria, ma che somiglia a una porta chiusa con la chiave inserita dall’altra parte. La delibera esiste, la procedura è scritta, il regolatore ha fatto il suo lavoro. Eppure oggi, 16 luglio 2026, nessuno può dire quando il coupling scatterà davvero.
La lunga marcia verso l’accoppiamento
Per capire perché siamo a questo punto bisogna riavvolgere il nastro di qualche anno. Già il 1° gennaio 2024 Ukrenergo, il gestore della rete di trasmissione ucraina, era diventato il 40° membro di ENTSO-E, l’associazione dei gestori di rete europei. Un passo tecnico enorme, reso possibile dall’aver operato in isola sincrona con la rete continentale già dal marzo 2022, in piena invasione russa. Ma l’integrazione tecnica non basta, serve quella normativa.
L’Ucraina ha accelerato proprio mentre le bombe cadevano sulle sue infrastrutture energetiche. Nell’aprile 2026 la legge n. 4834-IX ha modificato la legge sul mercato elettrico del 2017, recependo parzialmente il Pacchetto Integrazione Elettrica europeo. Quella legge, secondo quanto ricostruito da CMS, ha introdotto per la prima volta la base giuridica per designare un NEMO in Ucraina, ed è proprio su quella base che la NEURC ha poi costruito la delibera n. 1089 del 7 luglio scorso.
Ma la legge di aprile, come nota il Segretariato della Comunità dell’Energia, è un recepimento parziale. L’avvio del market coupling — spiega una nota pubblicata dalla Energy Community lo scorso 11 giugno — «dipenderà dalla verifica della Commissione Europea, insieme al Segretariato, che tutti gli atti giuridici siano stati pienamente recepiti e che le misure in conflitto con il diritto UE siano state abrogate o modificate». Ecco il nodo: Kiev ha scritto la legge, ha scritto la procedura NEMO, ma finché Bruxelles non certifica che tutto è a posto, il punto 3.12 resta sospeso.
La scommessa del 2028
Se e quando la verifica arriverà, cosa cambierà? Il comunicato della NEURC che annunciava la delibera lo spiega senza giri di parole: il meccanismo unirà i mercati ucraini del giorno prima e infragiornaliero con quelli degli Stati membri UE, consentendo il commercio transfrontaliero secondo regole unificate e un uso più efficiente della capacità di interconnessione. In pratica, l’elettricità potrà fluire in entrambe le direzioni in modo automatico, basandosi sui prezzi e sulla capacità disponibile, senza gli attriti burocratici che oggi rallentano gli scambi.
Le implicazioni concrete sono già state quantificate da fonti governative. Andrii Herus, presidente della commissione parlamentare ucraina per l’energia, ha dichiarato lo scorso 7 giugno a Ukrainska Pravda che dal 2028 l’Ucraina potrà importare elettricità il giorno successivo in base alle necessità, semplificando una procedura oggi farraginosa. «Stiamo entrando a far parte del grande mercato europeo — ha detto Herus — la procedura di importazione viene semplificata, quindi importeremo di più e i deficit di elettricità diminuiranno». La data del 2028 non è casuale: è l’orizzonte temporale su cui si muove l’intero processo di accoppiamento.
Una volta attivato, il sistema funzionerà come già avviene nell’Unione. I NEMO sono entità designate dall’autorità competente per gestire i mercati integrati del giorno prima e infragiornalieri, come spiega l’All NEMO Committee, l’organismo che li riunisce a livello europeo. In più, vige il principio del “passaporto”: un NEMO designato in uno Stato membro può offrire i propri servizi anche in un altro Stato membro, come conferma ACER, l’agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori. Questo significa che quando l’Ucraina designerà il suo NEMO, operatori già attivi in Polonia, Slovacchia o Romania potranno candidarsi per gestire anche il mercato ucraino — e viceversa, almeno sulla carta.
La concorrenza sarà un banco di prova. L’Ucraina non ha mai avuto un NEMO e il mercato elettrico nazionale, pur liberalizzato dal 2019, ha caratteristiche che lo rendono diverso da qualunque altro mercato europeo: infrastrutture danneggiate, domanda volatile, generazione distribuita cresciuta in modo disordinato durante la guerra. Chi si candiderà dovrà dimostrare di saper gestire questa complessità. E il regolatore ucraino, con la delibera n. 1089, si è dato gli strumenti per monitorare, sospendere e revocare il NEMO se necessario: un potere che, in un mercato nascente, non è un dettaglio.
La data da tenere d’occhio, quindi, non è l’8 luglio 2026 — quella è già passata. La data che conta è quella della verifica di Bruxelles. Fino ad allora, la delibera n. 1089 resta un guscio giuridico impeccabile ma vuoto: c’è la procedura, manca la scintilla che la accende.




