Il prezzo dell’elettricità resta tre volte superiore a quello del gas per 46 milioni di europei
Venerdì la Commissione europea presenterà il Pacchetto Energia, composto dal piano per l’elettrificazione e dal piano per i costi di rete. Lo stesso giorno la vicepresidente Teresa Ribera illustrerà
la revisione complessiva del mercato europeo della CO2 (EU Ets). Mentre Bruxelles si prepara a questo appuntamento, un dato è rimasto sullo sfondo: le emissioni coperte dall’ETS1 sono già scese del 50% nel 2024 rispetto al 2005. Eppure, in molti paesi europei l’elettricità costa circa tre volte più del gas e più di 46 milioni di europei vivono in povertà energetica. Un paradosso che la Commissione dovrà provare a sciogliere.
Il successo nascosto dell’ETS
Il numero arriva da un briefing del Parlamento europeo pubblicato la scorsa settimana: dal 2005 alla fine del 2024, il sistema di scambio delle quote di emissione ha tagliato della metà i gas serra prodotti dai settori regolamentati. È una riduzione che non ha eguali in altri strumenti climatici su scala continentale e che ha funzionato esattamente come i suoi architetti avevano immaginato: fissare un tetto alle emissioni, assegnare un prezzo alla CO2 e lasciare che il mercato trovasse la via più efficiente per decarbonizzare.
Il meccanismo è noto: ogni anno il numero di quote disponibili si riduce, il prezzo sale e le imprese sono incentivate a investire in tecnologie pulite o a comprare diritti di inquinare da chi ha fatto prima i compiti. All’inizio del 2025 il prezzo dei permessi oscillava attorno agli 80 euro a tonnellata, un livello che avrebbe fatto impallidire qualsiasi operatore dieci anni fa. E i risultati, appunto, sono arrivati. Ma se il mercato ha funzionato per il clima, lo stesso non si può dire per le bollette. Come è possibile?
La frattura sociale
La risposta è in parte nel modo in cui il prezzo della CO2 ricade sulle bollette. Quando un’acciaieria o una centrale a gas compra quote ETS, quel costo si trasferisce sul prezzo finale dell’energia. E lo fa in modo asimmetrico: l’elettricità, prodotta ancora in parte con fonti fossili soggette al mercato del carbonio, sconta un sovrapprezzo che il gas — venduto anche per riscaldamento — non subisce nella stessa misura. Il risultato è che oggi in molti paesi europei l’elettricità costa circa tre volte più del gas. Non è una stima di parte: lo scrive la stessa Commissione europea nella documentazione che accompagna l’Affordable Energy Action Plan.
Il prezzo relativo tra elettricità e gas è la ragione nascosta dietro un altro dato: più di 46 milioni di europei sono in povertà energetica. Famiglie che scelgono di accendere la caldaia a metano piuttosto che la pompa di calore, non per ignoranza climatica ma per convenienza economica. E che, di fatto, restano agganciate alle fossili proprio mentre Bruxelles prova a spingerle verso l’elettrificazione. Il Piano d’azione per l’elettrificazione atteso per luglio — una componente chiave del pacchetto annunciato fin
dal febbraio 2025 come parte del Clean Industrial Deal e dell’Affordable Energy Action Plan — dovrà fare i conti con questa contraddizione. Accelerare l’elettrificazione di trasporti, industria ed edifici è l’obiettivo dichiarato. Ma se l’elettricità resta un lusso, il piano rischia di nascere zoppo.
La tensione non è solo tecnica. Un briefing pubblicato da E3G nei giorni scorsi lo mette in chiaro: la revisione dell’ETS non è più soltanto una questione che riguarda il mercato del carbonio; è diventata un dibattito politico centrale sul futuro industriale dell’UE. Il Clean Industrial Deal, lanciato il 26 febbraio 2025, aveva già provato a tenere insieme competitività e decarbonizzazione, dando origine sia al Piano d’Azione per l’Energia Accessibile sia a quello per l’Elettrificazione. Ma la frattura tra costi energetici e ambizioni climatiche si è allargata. E la revisione dell’ETS non è più solo una questione tecnica: è una scelta su chi paga per la transizione.
Cosa cambierà (e cosa no)
Con il pacchetto di venerdì, la Commissione proverà a ricucire queste due anime. La proposta di aggiornamento dell’EU ETS, prevista dal programma di lavoro della Commissione entro luglio 2026, dovrebbe includere meccanismi per attenuare l’impatto del prezzo del carbonio sulle bollette elettriche. Ma non aspettiamoci rivoluzioni: l’impianto dell’ETS — un mercato con un tetto calante di quote — resterà in piedi. Quel che può cambiare sono gli ammortizzatori: interventi sui costi di rete, correttivi al disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità, forse un uso più mirato dei proventi delle aste delle quote.
Il vero banco di prova sarà il nuovo prezzo di equilibrio. Se la revisione non riuscirà a ridurre lo spread tra costo dell’elettricità e costo del gas, la bolletta resterà un lusso. E l’elettrificazione, da leva della decarbonizzazione, diventerà un privilegio per chi può permettersela. Il mercato della CO2 ha dimostrato di funzionare per il clima. Ora deve dimostrare di non essere nemico della coesione sociale. Il prezzo del carbonio nel 2027 sarà il primo termometro.




