I progetti francesi di PNE e RWE superano una selezione che ha bocciato oltre la metà dei candidati
Quando aprite la bolletta della luce e vedete crescere la quota di energia da fonti rinnovabili, difficilmente vi chiedete da dove arrivi, chilowattora dopo chilowattora, quell’elettricità. Per diverse migliaia di famiglie francesi la risposta, tra qualche anno, avrà un nome preciso: Romescamps e Chéry. Sono i due parchi eolici che PNE ha appena vinto due bandi per parchi eolici onshore in Francia, per una capacità complessiva di 20,8 megawatt. Il primo, Romescamps, sorgerà nella regione dell’Hauts‑de‑France con tre turbine e 10,8 MW di potenza; il secondo, Chéry, nella regione Centre‑Val de Loire, avrà due turbine per 10 MW. Ma quei megawatt non sono piovuti dal cielo: dietro c’è una competizione che pochi superano.
La lotteria dei 925 megawatt
Il bando governativo francese era chiaro: l’obiettivo era assegnare 925 megawatt di nuova capacità eolica onshore. Alla fine ne sono stati concessi 952,8, ma solamente 42 progetti sono stati selezionati tra le oltre 90 candidature presentate. In pratica, meno della metà di chi ci ha provato è riuscita a entrare. PNE ce l’ha fatta con due progetti, e questo la dice lunga sulla severità della selezione.
PNE France non è una novità nel panorama delle rinnovabili: PNE France è attiva nello sviluppo e nella gestione di impianti eolici e solari da oltre vent’anni. La vittoria nel bando dello scorso novembre non è solo questione di potenza installata: il team francese ha ottenuto dei permessi modificativi che permetteranno di adattare entrambi i siti alle nuove regole e a turbine di ultima generazione, sfruttando l’evoluzione positiva di alcuni vincoli iniziali. Il risultato è che la produzione di energia prevista per Romescamps e Chéry aumenterà in modo significativo rispetto alle stime originarie, a parità di megawatt nominali. Tradotto: più chilowattora immessi in rete con lo stesso numero di pale.
L’approccio di PNE emerge anche da un’operazione dell’anno scorso: a luglio 2025 il progetto eolico Clermont‑en‑Argonne, da 14,4 MW, sviluppato e portato fino alla fase di costruzione, è stato ceduto a JP Energie Environnement. Un’ulteriore conferma che nel mercato francese lo sviluppo conta tanto quanto la proprietà dell’impianto, e che la vera sfida è superare la selezione iniziale. E mentre PNE festeggia, anche altri big si muovono: è un mercato che si sta consolidando, e questo cambia le prospettive.
Dopo il bando: chi resta in gioco
RWE, il colosso tedesco dell’energia, ha chiuso la stessa tornata di gare con due progetti in tasca, su un totale di 42 progetti selezionati su oltre 90. Numeri che aiutano a mettere a fuoco la scala del fenomeno: RWE ha in portafoglio circa 1,6 GW di progetti eolici onshore in Francia, quasi dieci volte la capacità che ha effettivamente messo in esercizio dal 2020 a oggi, ferma a 275 MW. Vuol dire che tra avere un progetto nel cassetto e vederlo girare passano anni, iter autorizzativi e, soprattutto, l’esito delle aste.
Per chi guarda alla bolletta, la notizia non sta solo nei 20,8 MW di PNE né nei due lotti vinti da RWE. Sta nel fatto che la transizione ha ormai numeri e date precise: Romescamps entrerà in funzione alla fine del 2027, Chéry all’inizio del 2029. Non sono promesse vaghe, ma progetti con una scadenza. Seguire l’esito dei bandi, anche francesi, aiuta a capire se la promessa delle rinnovabili si tradurrà, negli anni, in costi più bassi e in una bolletta meno esposta agli sbalzi dei combustibili fossili.




