Un’idea nata in India undici anni fa trova ora riscontro concreto in California
Un’idea vecchia, un progetto nuovo
La logica è quasi banale, e forse è per questo che funziona. Sopra un canale d’irrigazione c’è spazio vuoto, c’è sole, e sotto c’è acqua che evapora. Mettere dei pannelli solari in cima risolve due problemi con una struttura sola: produci elettricità e nel frattempo fai ombra all’acqua, riducendo l’evaporazione. Già nel 2021 uno studio dell’Università della California, Merced pubblicato su Nature Sustainability aveva messo nero su bianco i numeri potenziali. Secondo i ricercatori, coprire l’intera rete di canali californiani genererebbe 13 gigawatt di potenza e farebbe risparmiare circa 63 miliardi di galloni d’acqua all’anno. Cifre enormi, che ora cominciano a trovare un primo riscontro concreto.
Il Progetto Nexus è la prova sul campo che il concetto regge. I pannelli installati sul canale largo 110 piedi sono entrati in funzione nell’agosto 2025, e oggi forniscono oltre 1,6 MW di energia pulita al distretto irriguo di Turlock. La differenza rispetto a un impianto a terra è tangibile per chi vive di agricoltura: l’elettricità generata resta nel posto dove serve davvero, vicino alle pompe che sollevano l’acqua e la distribuiscono ai campi. Niente perdite di trasmissione chilometriche, niente nuova terra occupata. E l’acqua sotto i pannelli, al riparo dal sole, evapora meno. Il guadagno è doppio: più corrente e più acqua disponibile per le colture.
I numeri che danno speranza
Vale la pena fermarsi un attimo sui dati, perché qui si decide se il gioco vale la candela. Lo studio dell’UC Merced non parlava di un impiantino dimostrativo: 13 gigawatt equivalgono più o meno a un sesto della capacità solare installata oggi in tutta la California. Non stiamo parlando di togliere un po’ di pannelli dai tetti per metterli altrove: è una potenza aggiuntiva, ottenuta senza consumare un metro quadro di suolo agricolo o naturale. I 63 miliardi di galloni d’acqua risparmiati ogni anno sono una quantità che fa la differenza in uno Stato dove la siccità è ciclica e ogni gallone conteso tra città, campi ed ecosistemi.
Ma conviene davvero, per chi paga? Il Progetto Nexus è costato 20 milioni di dollari per 1,6 MW, una cifra che fa alzare il sopracciglio se paragonata al costo di un impianto fotovoltaico tradizionale a terra. Qui però bisogna guardare il conto intero: un canale coperto non è solo un generatore di corrente, è anche un’infrastruttura che conserva l’acqua e, aspetto non banale, riduce la manutenzione dei canali stessi, perché meno sole significa meno alghe e meno vegetazione da rimuovere. In India, nello Stato del Gujarat, hanno iniziato a coprire i canali con pannelli solari già nel 2014, con oltre un decennio di esperienza alle spalle. Lì l’energia generata viene usata per le pompe durante la stagione irrigua e, quando i campi non hanno bisogno, viene immessa nella rete statale. Una soluzione che trasforma un costo fisso — il canale — in una risorsa che genera valore tutto l’anno.
Per l’agricoltore californiano, la domanda concreta è: quanto tempo ci vuole per rientrare dell’investimento? Con i prezzi dell’elettricità in costante aumento e i periodi di siccità sempre più frequenti, un sistema che taglia la bolletta e insieme protegge la risorsa idrica ha un tempo di rientro che si accorcia ogni anno. Non serve essere ambientalisti: basta saper fare due conti.
Dall’esperimento alla rete: cosa ci aspetta
Il Progetto Nexus ha dimostrato che la tecnologia funziona nel clima e nella burocrazia californiana, non solo nei documenti accademici. Ora il passo successivo è già in movimento. Il consorzio California Solar Canal Initiative sta studiando come scalare i canali solari sull’intera rete californiana, che si estende per circa 4.000 miglia. È un’impresa ingegneristica e normativa, non solo tecnica: servono permessi, valutazioni di impatto, accordi con i distretti irrigui, finanziamenti. Ma la direzione è tracciata.
Guardare all’India aiuta a capire dove possiamo arrivare. In Gujarat, la copertura dei canali è iniziata undici anni fa come progetto pilota e oggi è una realtà diffusa, con elettricità che alimenta le comunità agricole e l’eccesso venduto alla rete. La California parte dopo, ma con una rete elettrica più interconnessa e una fame di soluzioni che uniscano risparmio idrico e generazione distribuita. Il punto, per il cittadino e per l’agricoltore, è semplice: se il canale che passa vicino a casa tua può produrre energia invece di far evaporare acqua, è interesse di tutti che quella copertura arrivi presto.
La tecnologia è pronta, i numeri dello studio UC Merced e i dati del Progetto Nexus lo confermano. La sfida adesso è portarla in ogni contea, un canale alla volta. Il futuro non è lontano: sta già scorrendo, anzi — scorre e produce.




