Il rallentamento cinese frena il mercato globale, mentre India e altri paesi accelerano
Se nel 2022 servirono 68 anni per posare il primo Terawatt di pannelli, oggi la geografia dell’energia ha cambiato scala: all’inizio del 2026 la flotta solare mondiale ha superato i 3 TW, triplicando la potenza installata in appena quattro anni. A trainare questa accelerazione è il 2025, con 664 GW di nuova capacità fotovoltaica allacciati in dodici mesi: il dato più alto mai registrato.
Eppure, proprio mentre il settore taglia un traguardo impensabile fino a ieri, i modelli previsionali indicano per il 2026 un’inversione della curva. La domanda non è se il solare continuerà a crescere, ma chi controllerà la catena del valore mentre i prezzi scendono e i margini si comprimono.
La corsa al rialzo: dal primo TW ai 3 TW in quattro anni
Per dare una misura concreta alla progressione bastano tre cifre. Nel 2024 erano stati installati 597 GW, portando la capacità globale a 2,2 TW. L’anno precedente il mondo aveva celebrato il primo Terawatt, raggiunto dopo quasi sette decenni di lenta diffusione. Il raddoppio a 2 TW è arrivato in due anni, nel 2024. Poi, con il balzo a oltre 3 TW nei primi mesi del 2026, la velocità di installazione ha registrato un’ulteriore impennata: in pratica, ogni anno si aggiunge una quantità di potenza che fino a pochi anni fa rappresentava l’intera base installata.
Dietro questa progressione c’è quasi soltanto il fotovoltaico. Secondo i dati IEA, il solare fotovoltaico rappresenta quasi l’80% dell’aumento globale della capacità rinnovabile. Un’egemonia tecnologica che si riflette anche nella geografia dell’energia: la sola Cina, con 382 GW posati nel 2025, ha coperto il 57% delle nuove installazioni mondiali, secondo i dati diffusi da SolarPower Europe.
La conseguenza è che Pechino è già in grado di raggiungere l’obiettivo eolico e solare fissato per il 2035 con cinque anni di anticipo, come certifica ancora l’IEA. Ma una concentrazione così spinta della produzione su un unico paese introduce un attrito in un sistema che si vorrebbe distribuito e resiliente.
Il 2026: primo calo o semplice assestamento?
Nel 2026, stando allo scenario medio elaborato da SolarPower Europe, le installazioni globali dovrebbero scendere dell’8% e fermarsi a 612 GW. Il dato va letto con cautela: si tratterebbe comunque del secondo anno più alto di sempre, superiore a qualunque annata pre-2024. Ma il segno meno interrompe una serie positiva che durava da anni e obbliga a guardare sotto la superficie dei record.
La flessione, infatti, non è distribuita in modo uniforme. È la Cina, con il suo peso preponderante, a determinare il ritmo globale: un suo rallentamento, anche modesto, si traduce in un calo di scala planetaria. E la pressione sui prezzi interni sta già producendo distorsioni visibili. Nell’asta dello Shandong, i prezzi del solare sono risultati inferiori del 32% rispetto ai valori medi di regolamento, un differenziale che segnala quanto il mercato cinese stia comprimendo il valore dell’energia generata dai propri impianti.
Il paradosso è servito: il solare non è mai stato così economico da produrre, ma per chi installa e gestisce parchi fotovoltaici la redditività unitaria si assottiglia. Con quasi il 60% della crescita rinnovabile globale concentrata in Cina, l’intera catena di fornitura resta appesa alle decisioni di un solo attore — dalle politiche di allaccio alla regolazione delle aste — in un momento in cui più dell’80% dei paesi, segnala l’IEA, vedrà la propria capacità rinnovabile crescere più velocemente tra il 2025 e il 2030 di quanto abbia fatto nei cinque anni precedenti.
Sul campo: prezzi stracciati e nuovi equilibri
La dinamica dei prezzi all’ingrosso si riflette direttamente sui mercati emergenti, dove il fotovoltaico sta ridisegnando la classifica dei grandi installatori. L’India ne è il caso più nitido: nel 2025 ha spinto 45,7 GW di nuova capacità, con un incremento del 49% anno su anno, scavalcando gli Stati Uniti e diventando il secondo mercato solare mondiale. Con una base installata che ha superato i 155 GW, Nuova Delhi ha centrato con anticipo il target del 50% di capacità da fonti non fossili, un obiettivo scritto nei propri impegni climatici nazionali.
Per chi opera nella filiera — installatori, sviluppatori, manutentori — questi numeri tracciano uno scenario duplice. Da un lato, la convenienza del fotovoltaico è fuori discussione: i moduli costano sempre meno, i tempi di rientro si accorciano e paesi finora marginali stanno entrando nella partita con programmi aggressivi. Dall’altro, la pressione al ribasso sui prezzi dei componenti e sull’energia venduta costringe a rivedere i modelli di business. Contare su fornitori diversificati, verificare la qualità dei pannelli oltre il prezzo al watt e valutare la solidità dei produttori diventano variabili che pesano quanto l’efficienza di cella.
Il colosso cinese continuerà a dettare il passo, ma è proprio la sua capacità di saturare il mercato a prezzi stracciati a rendere fragile chi non ha alternative di approvvigionamento. La scelta strategica per chi installa oggi non è se andare sul solare, ma con quali partner e a quali condizioni di rischio.




