Il gruppo portoghese punta a generare 7 miliardi dalla rotazione degli asset entro il 2026

68 megawatt. Nel mare delle rinnovabili europee è una cifra che sembra irrisoria. Eppure è l’ultimo tassello di un mosaico che entro la fine del 2026 muoverà 7 miliardi di euro. All’inizio di luglio, EDP ha annunciato l’uscita da un portafoglio di 68 MW di impianti eolici e solari in Italia. Una mossa che, da sola, racconta poco. Inserita nella strategia di rotazione degli asset del gruppo portoghese, invece, rivela una direzione precisa.

Il piano industriale 2023-2026 di EDP Renováveis (EDPR) fissa l’obiettivo di generare circa 7 miliardi di euro di proventi dalla rotazione degli asset. E per il triennio 2026-2028, l’azienda ha alzato l’asticella: il nuovo business plan presentato a gennaio scorso prevede 4,5 miliardi di euro di dismissioni, con plusvalenze annue medie di circa 0,2 miliardi. Non si tratta di previsioni astratte: già in passato EDP ha ceduto in Italia un portafoglio solare da 207 MWac a Encavis per un enterprise value superiore a 0,25 miliardi di euro. Il meccanismo è rodato. Ma chi raccoglie queste gocce? La risposta porta a un’operazione che dice molto sul nuovo equilibrio delle rinnovabili italiane.

PLT energia e RWE: due facce della stessa medaglia

A rilevare il portafoglio messo in vendita da EDP è PLT Energia, operatore italiano con sede a Rimini. L’accordo riguarda 69,9 MW di impianti eolici e solari già in funzione (la differenza con i 68 MW annunciati da EDP è probabilmente un effetto di arrotondamenti o di confini di perimetro). Non è un dettaglio: per PLT l’operazione è un passo avanti deciso verso i propri obiettivi di crescita. L’azienda punta a raggiungere circa 600 MW di capacità installata entro la fine del 2026 e 1,4 GW entro il 2031. Oggi, con questa acquisizione, si avvicina alla prima soglia.

Sull’altro versante c’è RWE. Il colosso tedesco ha scelto la strada dello sviluppo diretto: all’inizio del 2026 ha più che raddoppiato la sua pipeline di progetti in costruzione in Italia, portandola a 235 MW. E lo ha fatto mentre EDP, come nota la stessa RWE, sceglieva di disinvestire dal Paese. Due strategie opposte: da un lato un player locale che cresce comprando impianti già operativi, dall’altro un gigante internazionale che costruisce nuova capacità. Entrambi, però, scommettono sullo stesso mercato. Il nodo è quanto questa rincorsa possa reggere. Perché i numeri che verranno sono più impegnativi di quelli attuali.

Il numero che farà la differenza

I 600 MW che PLT si è data come obiettivo per fine 2026 sono un traguardo intermedio che misurerà la solidità del modello. Arrivarci vorrebbe dire quasi triplicare la capacità rispetto a quella attuale (l’azienda non ha diffuso il dato puntuale pre-acquisizione, ma si stima fosse intorno ai 200-250 MW). Nel frattempo, RWE continuerà a premere sull’acceleratore della costruzione, e altri operatori seguiranno. La domanda è se un’azienda come PLT, che cresce per acquisizioni, potrà reggere il confronto con chi ha la forza finanziaria per sviluppare ex novo centinaia di megawatt all’anno. E se la strategia di rotazione di EDP, che libera asset a prezzi interessanti, continuerà a offrire occasioni o se i compratori dovranno presto guardare altrove.

Nel 2026, i riflettori saranno puntati su PLT e sui suoi 600 MW. Un traguardo che misurerà non solo la capacità installata, ma la tenuta del modello di sviluppo locale in un mercato dominato dalle grandi manovre finanziarie.