I 34 GW autorizzati superano la fase amministrativa, ma restano in attesa di connessione

Non i 37 GW fissati dal decreto, né i 490 milioni di euro stanziati ogni anno. La cifra che conta davvero è 34: i gigawatt di fotovoltaico utility-scale già autorizzati in Italia e in attesa di trovare una strada verso la costruzione. Secondo i dati elaborati da Elemens, diffusi il 10 luglio, di questa potenza solo 20 GW sono effettivamente candidabili alle aste del Fer X. Il resto — 90 GW — è ancora bloccato in un iter autorizzativo che procede a una velocità molto inferiore a quella con cui si accumulano le richieste.

Il collo dell’imbuto: 34 GW autorizzati, 90 in attesa

Il nodo non è la disponibilità di progetti, ma la capacità del sistema di processarli. I 34 GW già autorizzati rappresentano un traguardo amministrativo reale: impianti che hanno superato la Valutazione di Impatto Ambientale, ottenuto il via libera della Soprintendenza e l’autorizzazione unica. Eppure, per ogni progetto che ottiene il via libera ce ne sono quasi tre che restano in sospeso. I 90 GW ancora in iter disegnano una coda che, ai ritmi attuali, richiederebbe anni per essere smaltita.

La sproporzione si allarga quando si guarda alle richieste di connessione. Come fa notare l’analisi diffusa durante il Solarplaza Summit Italy, a Terna sono state presentate domande per 322 GW di generazione rinnovabile e 303 GW di accumulo. I 34 GW autorizzati, in questo quadro, sono una frazione minima: meno dell’11% delle richieste di connessione per sola generazione. Il messaggio è chiaro: il vero filtro non è l’asta, ma l’autorizzazione.

Tra i progetti che hanno superato lo scoglio amministrativo, Elemens stima che circa 20 GW abbiano le caratteristiche per partecipare alle procedure competitive del Fer X. Gli altri 14 GW autorizzati restano fuori per vincoli tecnici, localizzativi o per scelte degli sviluppatori che puntano su altre forme di remunerazione, come i Power Purchase Agreement diretti con controparti industriali.

Fer X: la promessa da 37 GW (e 490 milioni l’anno)

Proprio per dare una cornice stabile a questa massa di progetti, il governo ha firmato nel giugno 2026 il decreto Fer X definitivo, che delinea un quadro di lungo termine per 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile. Il meccanismo arriva dopo un passaggio intermedio — il Decreto FER‑X Transitorio entrato in vigore il 28 febbraio 2025 — che aveva già fissato l’architettura di base del sistema.

L’impianto complessivo stanzia circa 490 milioni di euro l’anno per sostenere all’incirca 17 GW di nuova potenza, in prevalenza fotovoltaico ed eolico onshore. C’è uno scarto di 20 GW tra il perimetro dichiarato dal decreto (37,15 GW) e la potenza effettivamente coperta dagli incentivi: la differenza è data da impianti che accederanno al regime senza bisogno di supporto tariffario, o che parteciperanno alle aste senza risultare assegnatari.

Le aste sono già operative. A maggio 2026, un’asta per fonti rinnovabili ha assegnato 940 MW di capacità eolica distribuita su 29 progetti, con un prezzo medio finale di 0,07285 €/kWh. È un segnale di funzionamento del meccanismo competitivo, ma anche un indicatore della scala: 940 MW in un anno, quando i GW autorizzati e in attesa si contano a decine. Se il sistema delle aste assorbisse 2-3 GW all’anno, servirebbero almeno sei o sette anni solo per dare copertura ai 20 GW già candidabili.

Oltre l’asta: la sfida della connessione

Dunque, una volta ottenuta l’autorizzazione e superata l’asta, quanto è realmente contendibile il terreno? La risposta sta nei dati di Terna aggiornati al 31 marzo 2026: 9,34 GW di progetti fotovoltaici classificati come «pronti a costruire», per un totale di 210 impianti. A questi si affiancano 3.670 domande di connessione per solare fotovoltaico, che sommano 144 GW di potenza. Il salto tra l’autorizzazione e il cantiere è tutt’altro che automatico: servono la soluzione di connessione accettata, il contratto con Terna, la disponibilità effettiva della rete in quel nodo specifico.

L’Italia, nel frattempo, si posiziona tra i primi tre mercati europei per attrattività dei sistemi di accumulo a batteria, insieme a Germania e Gran Bretagna. I 303 GW di richieste di connessione per storage testimoniano che gli sviluppatori stanno già preparando la fase successiva: impianti fotovoltaici abbinati a batterie, in grado di spostare l’immissione in rete nelle ore di maggior valore. Ma senza una rete capace di accogliere la potenza generata, anche il miglior progetto di accumulo resta sulla carta.

Il fotovoltaico italiano non ha bisogno di nuovi incentivi. Ha bisogno di una rete elettrica in grado di assorbire la potenza già pronta, e di procedure che trasformino i 90 GW in attesa in progetti cantierabili senza strozzature amministrative. Il Fer X è una risposta parziale a un problema che inizia molto prima dell’asta: inizia nel momento in cui un progetto bussa alla porta di Terna e scopre che, in quel punto della rete, non c’è più spazio.